13 gennaio 2015 redazione@sora24.it
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13 Gennaio 1915 ore 7:53: la tragedia, la distruzione, la morte. Sora non dimentica

Una raccolta di testimonianze storiche composte dal compianto Prof. Beranger, da leggere e far leggere a tutte le nuove generazioni, per non dimenticare.

Per la ricorrenza dei 100 anni dal terremoto del 13 gennaio 1915 che devasto l’intero territorio, voglio rendere omaggio ad Eugenio Maria Beranger, scomparso recentemente, ringraziandolo per la concessione che fece al nostro giornale nella ricorrenza dei 97 anni. Grazie Eugenio!
Mike Di Ruscio

100 anni fa, il 13 Gennaio 1915 alle ore 07.53, un violento sisma devastò la Città di Sora mietendo oltre seicento vittime e distrusse più del cinquanta per cento del suo patrimonio. Il Prof. Eugenio Maria Beranger, storico dell’Alta Terra di Lavoro (così amava definirsi) ricostruì la tragedia con uno speciale composto da una serie di contributi tratti dalla pubblicazione “13 gennaio 1915 – il terremoto nella Marsica” a cura di Sergio Castenetto e Fabrizio Galadini – promosso dalla Agenzia della Protezione Civile edito nel 1999. Ancora una ringraziamo il prof. per la gentile disponibilità riservata nei nostri confronti e per averci autorizzato alla pubblicazione.

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LA TRAGEDIA
Gli effetti del sisma del 13 gennaio 1915 nella Valle Roveto e nella media Valle del Liri sono stati finora pochissimo indagati dagli studiosi, nonostante il terremoto abbia causato gravissimi danni al patrimonio storico-artistico e determinato ingenti mutamenti nel tessuto sociale ed economico delle due aree geografiche. Risale al 26 settembre 1915 l’ultimazione del manoscritto di Domenico Santoro sui terremoti della Campania settentrionale edito, però, solo settanta anni dopo dal Centro di Studi Sorani “Vincenzo Patriarca” nel 1985 […] In allegato al volume fu pubblicata la ristampa anastatica del fasc. n. 10 de la Voce de Liri, periodico del Circondario di Sora dove sono contenute alcune notizie relative alla distruzione causate dal terremoto ed all’opera svolta dal prof. Oreste Siviero (Funzionario della Soprintendenza ai Monumenti della Campania) in favore del recupero di oggetti mobili di interesse storico-artistico restituiti durante lo scavo delle macerie degli edifici crollati nella città di Sora. […]

Interessante è anche la documentazione illustrativa di corredo rappresentata sia da cartoline sia da fotografie dell’epoca, fonti insostituibili per verificare i danni arrecati […] Otto anni dopo esce il volume dedicato al centro di Sora e curato da Vincenzo Paniccia (1990); esso raccoglie la semplice trascrizione di alcuni articoli usciti sulla stampa nazionale nei giorni 13 gennaio – 20 marzo 1915. Nelle pagine finali del libro sotto la dizione vengono offerti al lettore flash sui monumenti danneggiati o distrutti dal sisma ed il testo di alcune epigrafi […] ci riferiamo, in particolare, alla lapide funebre eretta nella cripta della cappella di S. Francesco al Cimitero in memoria di Beniamino Terenzi che riattivò, in un vagone ferroviario, il servizio telegrafico comunicando così a Roma l’entità del disastro nel capoluogo lirino, ed a quella dettata da Francesco Biancale per il nuovo Ospedale Civile parzialmente finanziato dalla pietà piemontese. […]

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Dopo questa doverosa premessa su quanto ad oggi disponibile, crediamo necessario spendere due parole sull’impostazione della presente indagine. L’assenza di una adeguata letteratura storica sul tragico evento e sui problemi ad esso connessi […] ci ha spinto in questa sede ad affrontare esclusivamente i primi due argomenti limitando il campo dell’indagine ai seguenti Istituti culturali romani: la Biblioteca Centrale Nazionale (per l’esame della stampa quotidiana) e l’Archivio Centrale dello Stato. Presso l’Emeroteca della Biblioteca Nazionale abbiamo effettuato, per la ricostruzione dei soccorsi, lo spoglio dei seguenti quotidiani: Avanti!, Il Corriere della Sera, Il Giornale d’Italia, Il Lavoro, Il Mattino, Il Messaggero, La Nazione, Il Popolo d’Italia, Roma, La Stampa, La Tribuna, L’Unione relativamente al periodo compreso tra il 13 gennaio ed il 31 marzo 1915. […] Viceversa, considerata la peculiarità del tema, abbiamo esteso alle seguenti testate l’indagine sui danni al patrimonio storico-artistico: L’Avanguardia, Azione Socialista, La Concordia, Dona Marzio, L’Economista d’Italia, Fanfulla della Domenica, Il Giorno, L’Idea Nazionale, La Libertà, Osservatore Romano, Il Piccolo, Giornale d’Italia, Il Popolo Romano, Il Resto del Carlino, La Patria, La vera Roma, La Vita e La Vittoria.

LA DESCRIZIONE DELLA CITTÀ
Sora fu senza dubbio la città dell’attuale Lazio maggiormente colpita dal sisma. Prima di vedere in dettaglio i danni recati hai monumenti riteniamo opportuno offrire al lettore alcune descrizioni dell’abitato a firma dei cronisti giunti, sul posto, insieme con i primi soccorsi. Esso non solo evidenzia la gravità dell’evento, ma sottolinea le ripercussioni dallo stesso causate sul tessuto urbanistico già profondamente alterato, rispetto al suo impianto trecentesco (risale al 1229 la distruzione pressoché totale dell’abitato operata dall’esercito di Federico II), dal terremoto del 1654.

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Incominciamo con la corrispondenza di A. Mango apparsa su La Tribuna del 16 gennaio: ”L’aspetto generale della città, vista cosi d’impressione dalla parte dei Lungoliri, non è tanto disastroso come farebbe intuire la immane ferita della stazione ferroviaria: […] le facciate degli edifici che si allineavano lungo la sponda del fiume, e che erano i più ricchi della città, sono rimasti discretamente in piedi, offrendo una specie di pietoso paramento alle miserevoli macerie interne. Di questi palazzi, infatti che fino a ieri erano il decoro e l’orgoglio dei cittadini di Sora – che chiamavano la loro città la piccola Roma – non rimangono più che le mura maestre: ma nell’interno è la rovina più completa. Tra quelli più massacrati dalla furia sismica sono il palazzo Lauri, appartenuto al sindaco della città: i due palazzi Annoni, il palazzo Perigli, quello della Banca Popolare […] L’arteria centrale di Sora è costituita dalla Via de Volsci, parallela al Lungoliri e ad esso collegata da frequenti vie e vicoli trasversali. […] Ebbene la Via de Volsci è oggi tutto un ammasso di rovine. La catastrofe non è tale fortunatamente da potersi paragonare a quella di Avezzano, dove non è possibile più neanche riconoscere la topografia delle strade: ma Via de Volsci è e sarà per lungo tempo inabitabile; tale è l’ingombro che l’hanno ostruita fino all’altezza dei primi piani.

[…]Al centro della via è la piazza intitolata a Santa Restituta, protettrice del paese; ed anche questa piazza è ridotta in condizioni pietose, perché quasi tutti i bei palazzi che la fiancheggiavano, con i negozi migliori del paese sono crollati. Ne si è salvata la chiesa della protettrice, che era di discreta architettura e di un certo valore. Lasciando il centro della città, troviamo all’estremità a valle del Liri il popolare Borgo San Rocco; il quale sia perché costruito con casette basse da operai sia perché abitato da gente che alle otto era già da un pezzo a lavoro, presenta il minor numero di danni; e quasi nessuna vittima. A monte del Lungo Liri è la Piazza Indipendenza, anche essa ridotta ad uno stato preoccupante: In essa ha sede il palazzo arcivescovile, robusta e massicia costruzione che ha, malgrado ciò, riportato lesioni tutt’altro che lievi […]

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Poco lungi è il convento delle Suore di Carità che oggi non esiste quasi più […] Continuando in direzione delle sorgenti del Liri si giunge all’estremità superiore della città, il borgo San Lorenzo che, contrariamente, al borgo San Rocco dell’estremità opposta, è tutto una lacrimevole rovina”.

Roberto Cantalupo-giornalista e deputato al Parlamento, sottosegretario alle Colonie tra il 1924 ed il 1926, ambasciatore in Brasile ed in Spagna (1936) e dopo la guerra vice presidente del Partito Nazionale Monarchico si sofferma soprattutto a delineare la differenza tra il nuovo paesaggio urbano di Avezzano e quello di Sora: “gli effetti del disastro si rivelano qui non solo molto minori, ma anche con forme assai diverse da quelle di Avezzano e Cappelle. Perché Sora non è rasa al suolo. Ma è ugualmente distrutta. A prima vista, sembra che la città esista ancora. […] Anche attraverso le vie principali si ah l’impressione-soprattutto da chi come me, ha ancora negli occhi la visione rovinosa e senza scampo alcuno di Avezzano tutta livellata dalla falce sbucata dalla terra, massacrata dal macigno invisibile precipitato dal cielo e scomparso-che i danni sano lievi. […]

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Il lato nord e completamente distrutto ed in esso si trovano i più grossi e più ricchi edifici. Il lato sud è invece un po’ risparmiato. Ad ogni modo le case che si presentano in piedi sono ancora molte, sebbene gravemente intaccate dalle lesioni. Fra esse il palazzo Carrara, la cui prima costruzione risale al 1300, e che è venuto poi ingrandendosi e solidificandosi nei secoli successivi […] Molte case di antica costruzione sono apparentemente in condizioni discrete.”

Purtroppo “il palazzo ducale, che sorgeva proprio a picco sul fiume – massiccia costruzione medioevale che innalzarono i Della Rovere e fu poi dei Boncompagni e dei Piombino – e apparteneva ora alla famiglia più ricca di Sora: gli Annoni – è e completamente distrutto. Ed è curioso questo fenomeno: che la terribile scossa di mercoledì mattina non riuscì ad abbatterlo m solo a spaccarlo e sconquassarlo, e che esso rovino l’indomani all’ora precisa del terremoto del giorno avanti: tre minuti prima delle otto”. (La Nazione).

 

CHIESE E PALAZZI DANNEGGIATI
Molto dettagliata risulta la descrizione fattane da C. Cabasino-Renda che è doveroso qui riportare: “Ma le rovine più importanti sono quelle della chiesa di Santa Restituta che era la più centrale e quindi la più frequentata; anche per fatto che la Santa è venerata quale protrettice della città. La chiesa che era la più sontuosa di tutto il circondario, era stata riccamente abbellita anche con elargizioni municipali nel 1897 ricordando il centenario della sua costruzione. Ora essa non è più che una montagna di macerie: tutto un groviglio di colonne marmoree, di campane, di stucchi dorati, di bonzi, una montagna della quale vale la pena la penosa e pericolosa ascensione per poter poi penetrando nell’interno vedere coi propri occhi un miracolo: il simulacro della Santa, che si erge fra quelle informi rovine intatto. Non un dito delle sue mani che si ergono in atto di benedizione è spezzato; non una scalfitura sfregia la statua che, più dal debole baldacchino sembra davvero sia stata protetta da un miracolo divino e circondata dalle macerie che giungono ai suoi piedi e le si ammassano ai fianchi rimane dritta intatta sorridente e benedicente, come un simbolo dell’anima e del destino di questa gente che conserva la sua forza e la sua serenità in questa disastrosa rovina che non è riuscita a distruggerla ne ad abbatterla.” […]

I muri perimetrali andarono in gran parte distrutti come testimonia M. Beneduce: “Metà quasi del muro maestro esterno del tempio e rimasto in piedi tutto all’in giro, e tutta la gran mole è precipitata ed ha riempito questo immane bacino schiacciando circa duecento fedeli” […]

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Passando all’interno, in primo luogo, va segnalato il crollo completo della volta (La Tribuna); restano cosi in piedi soltanto la cappella dedicata alla Santa (Il Mattino) “Il grande arco della navata centrale del tempio, librato nel cielo” (Beneduce) e “L’altare maggiore, dove era il Ciborio, con la sacra Particola” (la Tribuna). Durante tali crolli i “Fabbricati circostanti hanno persino perduto, rovesciandosi l’uno addosso all’altro, la propria caratteristica. Infatti molte facciate che non sarebbero cadute, sono state a loro volta, sepolte dai palazzi caduti di fronte” (Proia)

Nel corso dello spoglio delle carte conservate presso l’Archivio Centrale dello Stato abbiamo individuato alcuni carteggi relativi al recupero del bel portale ad anelli concentrici che costituiva l’elemento artisticamente più significativo della con cattedrale di Sora. […] Questo portale, oggi e stato inglobato nella facciata della nuova struttura della chiesa di Santa Restituta, e fortunatamente scampato a chi sa quale sorte (ndr)

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A S. Francesco, dove risulta “pure rovinato il lato settentrionale […] che ha portato via nella sua rovina una finestra gotica del secolo III (sic)” (Severo) I danni riportati dalla chiesa di S. Francesco e dal limitrofo convento non dovettero essere però molto rilevanti dal momento che l’edificio rinforzato con catene, ospitò temporaneamente, il preposto ed i canonici di S. Restituta (Squilla, 1978). Mentre L’Artioli riferisce delle devastazioni subite da S. Bartolomeo, fortemente ”lesionata e minacciata dal crollo del palazzo che le sta di fronte” […] che poco dopo, al fine di favorire la completa realizzazione del tracciato del nuovo Corso Volsci, subirà la riduzione di parte del suo sviluppo longitudinale. […]

Per quanto riguarda il monastero di Santa Chiara, all’epoca occupato dalle Suore di Carità, viene più volte indicato negli articoli come interamente crollato […] con il conseguente martirio delle suore assorte in preghiera nel piccolo oratorio (la Nazione). Passando agli edifici di culto extra urbani, le notizie riguardanti la Badia cistercense di S. Domenico posta a confine con Isola del Liri […] documentano ingenti danni dovuti al crollo della massiccia volta interna, edificata dopo il 1855. Furono registrati danni anche ad altre strutture religiose come il Convento dei Padri Passionisti, la chiesa di Val Francesca (ndr). Nessuna notizia abbiamo reperito di un’altra chiesa-monastero, questa volta urbana: S. Pietro Celestino; situata sul Corso Volsci fu gravemente danneggiata dal sisma e non più ricostruita. Mentre, i danni subiti dal patrimonio artistico edilizio privato sono, in questa fase della ricerca, difficilmente enucleabili […] degli immobili in questione, si dimostrano, infatti, le indicazioni dei crolli dei palazzi Lauri, Annoni (due oltre al già citato ex palazzo Ducale), Mobili (due), Lucarelli, Marsella, Rossi, Bastardi, Perigli, Gagliardi e della Villa Scocchera (Mango, Scarfoglio 1915).

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I SOCCORSI
Prima di parlare dell’organizzazione di soccorsi nella Valle Roveto e nella media Valle del Liri è necessario, a nostro giudizio, ricordare come la macchina statale sia stata colta completamente impreparata dalla tragedia. E ciò nonostante fossero trascorsi solo otto anni dal terremoto che colpì Messina e Reggio Calabria. L’Esercito, la Croce Rossa e le Ferrovie dimostrarono in pieno la loro incapacità a cestire una situazione di massima emergenza che coinvolse numerose provincie dell’Italia centrale compresa la stessa città di Roma.

A riguardo sono molto interessanti due articoli apparsi rispettivamente sull’Avanti! Del 15 gennaio e su La Stampa di due giorni dopo. Sul primo la situazione viene così ben fotografata: “Le notizie che giungono dai luoghi del terremoto fanno fremere, non tanto per gli orrori che il sommovimento tellurico ha causato a quelle povere popolazioni quanto per la inconcepibile ignavia che esse ci rivelano. A pochi chilometri da Roma, nella stessa capitale d’Italia non è stato possibile provvedere sollecitamente in soccorso delle vittime. I primi treni pei luoghi del disastro sono partiti vuoti. I soldati sono stati mandati ad estrarre i cadaveri, a disseppellire i feriti invocanti soccorso, armati di tutto punto, collo zaino, col fucile, e la cartucciera, ma senza badili, senza zappe. Mancavano i soldati del genio, gli indispensabili. Mancavano medici e medicinali e lettighe. Mancavano i viveri. I poveri abitanti, scampati al disastro, invocavano del pane e gli accorsi davano loro delle promesse, delle speranze. A Roma il servizio degli ospedali è stato assolutamente inferiore alle più limitate esigenze”.

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Da un pezzo edito su La Stampa si apprende come la giornata del 13 gennaio “in cui si dovevano mobilitare i primi larghi soccorsi, passa senza che si sappia ciò che ad Avezzano è avvenuto e senza che nessuna disposizione sia stata presa”. A parziale discolpa della non sempre immediata ed efficacia opera di soccorso messa in atto dalla burocrazia romana, vanno evidenziati le pessime condizioni atmosferiche che caratterizzarono quel gennaio (pioggia, neve ed inondazione del Liri a Sora), i danni arrecati alle linee ferroviarie che univano Avezzano a Roma ed Avezzano, via Sora, a Roccasecca, la distruzione di numerosi telegrafi municipali, il decesso di non pochi funzionari dell’Amministrazione statale nonché di alcuni medici condotti – che in qualche caso abbandonarono anche il loro posto di lavoro – e, soprattutto, il particolare momento politico che la nostra Nazione stava vivendo.

L’area sorana fu indubbiamente colpita in maniera molto minore rispetto al Circondario di Avezzano […] Il maggior numero di morti, a detta dei cronisti, si verificò tra le persone anziane, le donne ed i più giovani. Nell’organizzazione dei soccorsi la Marsica poté contare ed usufruire della maggiore vicinanza a Roma e dei notevoli interessi economici che qui avevano la nobiltà e la borghesia capitolina. La media Valle del Liri, viceversa, per secoli gravitante su Napoli sua antica capitale, ricevette notevoli aiuti dalla pietà partenopea. Mentre nella Valle Roveto il maggior peso dell’opera di primo soccorso fu sostenuto dai giovani universitari di Firenze, guidati dal prof. Gaetano Salvemini, dalla città di Genova e dai Comitati di Soccorso piemontese e senese.

“Sora – I primi giorni del Dramma” – La prima drammatica idea della tragedia viene fornita dai telegrammi spediti al ministro dell’interno dalla prefettura di Caserta rispettivamente il 13 e 14 gennaio dall’on. Lollini. Il prefetto, segnalata l’estrema gravità dell’evento sismico, dapprima comunica di aver inviato sui luoghi del disastro duecento soldati del Genio e centodieci zappatori e, nel contempo sollecita da Roma tende e “forti sussidi in denaro per sovvenire urgenti bisogni della popolazione”. […]

Nel testo di Lollini si può leggere: “Condizione Sora spaventevole vittime senza numero intiera città distrutta urge per Sora come per Isola liri Castelliri ed altri paesi vicini opera efficace generosa governo essendo popolazione senza tetto senza pane senza riparo senza medicine e con pochissimi medici […]”. Un ruolo importante ebbe anche la carismatica figura dell’on. Vincenzo Simoncelli in ricordo della quale la città di Camerino, gli universitari e gli ex suoi alunni di Milano ed il Circolo femminile di cultura di Roma operarono sottoscrizioni.

Sono attivi anche i pompieri di Napoli, i Reali Carabinieri, i soldati dell82° di fanteria e del 24° di artiglieria. Ad essi viene assegnato il compito di salvare i superstiti, di disseppellire i corpi dei morti, di prevenire gli atti di sciacallaggio e di impedire l’accesso alle aree maggiormente pericolanti dell’abitato. […] I sinistrati vengono ospitati sotto tende militari e ricoveri provvisori ricoperti con “cartoni impermeabili”; tende incatramate e 700 m di tela impermeabile vengono donate dai Comitati di soccorso partenopeo (Il Mattino). Il Corpo d’Armata di Napoli spedisce a Sora fin dal 15 gennaio cinquanta quintali di pane che si va ad aggiungere a quello fatto pervenire dall’on. Visocchi da Caserta. Dopo otto giorni dal terremoto l’Esercito impianterà forni da campo che forniscono novemila razioni al giorno (la Tribuna) Le macerie dei fabbricati demoliti vengono vengono trasportate in un vecchi alveo abbandonato dal fiume Liri grazie anche all’ausilio di “millecinquecento metri lineari di binario Decauville con relativi scambi e vagoncini” fatti pervenire per cura dell’on Visocchi (Il Giornale d’Italia)
La maggior parte degli aiuti, venne affidata alla Diocesi e al Comitato cittadino locale. Al vescovo pervennero le somme raccolte dal Comitato della Valle Caudina e da Lodivecchio che furono utilizzate principalmente per garantire il cibo quotidiano, specie ai feriti ed ai malati gravi (Il Giornale d’Italia).

Il Comitato cittadino sembra essere costituito esclusivamente da preti e damembri del partito clerical-nazionalista; di alcuni di essi conosciamo anche i nominativi: Annoni, Biancale, Serafini, Zincone, Zuccari; la sua opera trova attenti e critici osservatori nei componenti la sezione socialista di Sora che, significativamente, informeranno la direzione dell’Avanti! circa le iniziative intraprese a tutela e difesa della cittadinanza (Avanti!)

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