21 giugno 2012 redazione@sora24.it
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Domenica 24 giugno celebrazioni del 150esimo della morte di Luigi Alonzi detto “Chiavone”

Una giornata per ricordare la figura del Comandante Luigi Alonzi detto “Chiavone” nel 150° Anniversario della sua morte. L’interessante iniziativa storico-culturale, in programma domenica 24 giugno 2012 in località Fontana Grande a Sora, porta la firma dell’Associazione “La Selva” che ha lavorato in stretta sinergia con il Circolo dei Briganti e il CAI Sezione di Sora nell’organizzazione dell’evento.

La giornata è patrocinata dal Ministero della Gioventù, dalla Regione Lazio, dalla Provincia di Frosinone e dal Comune di Sora. L’iniziativa è una delle attività che l’Associazione “La Selva” sta svolgendo per il Progetto “Spazio ai Giovani” con il quale il Comune di Sora ha aderito al “Piano Locale Giovani”, promosso dall’Amministrazione Provinciale.
Il progetto prevede interventi nell’AREA“TURISMO E PROMOZIONE CULTURALE”, partendo dalla valorizzazione del patrimonio culturale ed enogastronomico dei territori coinvolti.

La “Giornata in memoria del comandante Luigi Alonzi detto Chiavone” si svolgerà con il seguente programma:
Ore 09:30 – Raduno a Fontana Grande – SP221 per S. Francesca Km 7,800
Ore 09:45 – Conferenza del Prof. Michele Ferri sul tema “Ricordando Chiavone, un protagonista della nostra storia”
Ore 10:15 – Dibattito moderato dal Dott. Antonio Farinelli
Ore 11:15 – Inaugurazione: Bacheca Sentiero “Chiavone” tracciato e segnato dal CAI Sora
Ore 12:00 – Aperitivo offerto dall’Associazione “La Selva”

Luigi Alonzi detto Chiavone, (Sora, 19 giugno 1825 – Trisulti, 28 giugno 1862) fu un brigante italiano, anche se sarebbe più corretto dire del Regno delle Due Sicilie. Questo curioso personaggio dall’aspetto singolare, data l’enorme chiave che portava sempre al suo collo sin da bambino, fu definito un delinquente dall’allora governo italiano. Una considerazione ben diversa avevano le genti e le popolazioni della sua terra, che lo consideravano un difensore della patria, un eroe dei poveri che difendeva la causa di tutti coloro i quali venivano ingiustamente depredati dal nuovo governo sabaudo.

Chiavone fece parte della guardia nazionale fino all’arrivo dei Piemontesi e ancor prima un fu un semplice guardiaboschi, mestiere ereditato dal nonno. Dopo l’arrivo dei piemontesi organizzò una sua banda che trovava rifugio nello stato dello Chiesa e si autoproclamò comandante in capo della guerriglia antinazionalista alla frontiera pontificia. Nonostante la sua provenienza da ceti sociali poco abbienti, ebbe una capacità mediatica tale da poter contare sull’appoggio diretto di re Francesco II di Borbone.

Il 28 Giugno 1862 mentre girovagava nelle immediate vicinanze dei confini dello stato papale, dove credeva di godere ancora della stima di tutti, fu intercettato dagli uomini dell’ufficiale spagnolo Rafael Tristany de Barrera e il giorno stesso, dopo un processo sommario, venne fucilato insieme alla sua banda. La fine cruenta ed infamante di Chiavone riassume la tragedia che aveva colpito l’antico regno. Infatti il capo brigante, nominato dal Re Francesco generale delle truppe di resistenza, fu fatto fucilare proprio da un Comandante legittimista, il generale Tristany.

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