26 giugno 2012 redazione@sora24.it
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405° anniversario dalla morte del Card. Cesare Baronio: considerazioni storico-letterarie del preside sorano Prof. Luigi Gulia

Alla memoria del “dies natalis” del sorano Cesare Baronio (30 giugno 1607) si associano nel corso di quest’anno importanti circostanze ed eventi che riguardano la Congregazione dell’Oratorio, impegnata anche a celebrare il quarto centenario dell’approvazione apostolica delle proprie Costituzioni. Alla definizione di quel testo non era mancato l’apporto del Baronio, primo successore di padre Filippo Neri nel governo dell’Oratorio, perché la natura e lo spirito della Congregazione rimanessero fedeli alla mente del fondatore, senza altro voto che quello della reciproca carità fraterna, in completa libertà di servizio. Padre Filippo ne aveva dato per primo l’esempio: «Egli non comandava o comandava poco – testimonia il Baronio – ma pregava, inducendo ad obbedire con l’amabilità delle sue parole».

Nel corso del 2012 si concluderà il terzo mandato di Procuratore Generale di padre Edoardo Aldo Cerrato, che per diciotto anni ha promosso la vitalità della Confederazione dell’Oratorio di San Filippo Neri in Europa, America settentrionale, America latina, Africa e avviato il progetto di ben venti nuove fondazioni in vari Paesi, Asia compresa.

Tra i momenti culminanti di così intensa attività la beatificazione del cardinale John Henry Newman nel 2010 e la ripresa della causa di beatificazione del cardinale Cesare Baronio. La presenza e la parola di padre Cerrato, divenute familiari anche nella patria del cardinale sorano, hanno testimoniato in molteplici occasioni culturali e religiose la singolare virtù dell’allegrezza spirituale che rese amabile l’amicizia di Filippo Neri ai suoi contemporanei di ogni ceto sociale, riferimento esemplare di pietà e di gioia cristiana nei secoli successivi. Perfino l’austerità e la laboriosità di Cesare Baronio sono oggi accolte con più appropriata e diffusa consapevolezza storica, alla luce del legame indefettibile con padre Filippo sapientemente illustrato dagli scritti, dagli interventi e dalle conferenze di padre Cerrato sia in sedi autorevoli sia in circostanze di più diretta emozione comunicativa.

Il 2012 è anche l’anno celebrativo del primo centenario della morte di Alfonso Capecelatro (14 novembre 1912), che volle essere sepolto nell’abbazia di Montecassino di cui aveva frequentato con assiduità la Biblioteca e l’Archivio per le sue innumerevoli opere storiche e letterarie ammirate da Carducci e da Fogazzaro. Fu sodale dell’Oratorio di Napoli, arcivescovo di Capua, cardinale col titolo dei Santi Nereo e Achilleo e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, titolo e ufficio già appartenuti alla biografia di Cesare Baronio, alla quale lo accomunò infine, sia pure per ragioni storiche e personali diverse, la mancata elezione al soglio pontificio.

All’Oratorio napoletano ebbe condiscepolo e poi confratello carissimo il quasi coetaneo Aniceto Ferrante, originario del Ducato di Alvito a pochi chilometri dalla città natale del cardinale sorano, vescovo di Gallipoli dal 1873 al 1879 prima di ritirarsi, per motivi di salute, nella campagna del paese natio, dedito alla preghiera, alle opere di carità, alla predicazione, alla corrispondenza epistolare, alla preparazione di opere agiografiche, di pietà e di oratoria sacra.

«Il Baronio mi fu assai caro sin dai miei primi anni, e ammiro soprattutto in Lui l’armonia di una santità umile e soave con una dottrina molto larga e affatto singolare per i suoi tempi», scrisse Capecelatro in una lettera inviata da Capua il 5 aprile 1907 al professor Vincenzo Simoncelli per aderire alle celebrazioni che si annunciavano in Sora nella imminente ricorrenza del terzo centenario della morte del venerabile cardinale. E aggiunse: «Egli, con buona ragione, è chiamato il padre della storia dei tempi cristiani; e però riesce nobile e bello di onorarlo ora, che gli studi storici, non disgiunti dagli studi critici, sono venuti tanto in onore». Del Baronio, oltre alle “faticose ricerche” e al “lungo studio” egli ammirava “l’amor vivo e coraggioso della verità” connaturato al suo “amore egualmente grande della Chiesa cattolica”.

Alla lettera di adesione il cardinale Capecelatro unì anche un suo “scrittarello intorno a San Filippo e al Baronio” risalente al 15 agosto 1895, destinandolo al volume miscellaneo che il giurista Vincenzo Simoncelli avrebbe pubblicato nel 1911. In quelle poche pagine gli Annali baroniani sono definiti come il primo tentativo ben riuscito d’una storia universale della Chiesa secondo una prospettiva provvidenziale dell’Incarnazione divina nella complessa realtà del genere umano.

La genesi di quest’opera di così elevato profilo è rintracciata nella profonda relazione spirituale tra la paternità esigente di Filippo Neri e la filiale perseveranza di Cesare Baronio, il quale dal suo maestro di vita fu sospinto, contro ogni inutile resistenza, ad assumere l’onere dello studio instancabile, senza mai venir meno al suo stile sobrio di vita, ai suoi doveri di prete, all’umiltà della sua indole educata a gustare la pace interiore in piena fedeltà alla volontà di Dio. «La Chiesa ha avuto molti libri ammirevoli nel corso di diciassette secoli, ma io – conclude il cardinale Capecelatro – non ne conosco un altro, che sia nato come questo del Baronio e di S. Filippo».

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