giovedì 14 luglio 2016 redazione@sora24.it

Antonio Valente: GENIO VERO!

Se per un attimo fate mente locale sullo sviluppo dell’industria cinematografica in Italia nell’altro secolo, troverete che i figli della bistrattata provincia di Frosinone sono coloro che si sono distinti ed hanno scritto la storia dell’arte scenica, recitativa e cinematografica.

In questo panorama che accomuna i Bragaglia, De Sica, Mastroianni e Manfredi, tanto per citare i più noti, eccelle, anche se meno noto al grande pubblico, la figura dell’architetto sorano Atonio Valente, di cui stiamo festeggiando i 122 anni dalla nascita.

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Una figura che sembra emergere direttamente dal Rinascimento, un genio, un innovatore, un artista proteiforme, della stessa corrente di pensiero universale di Michelangelo, di Maderno, di Leonardo, del Bernini. Possiamo affermare che la scenotecnica con lui entra nel XX secolo, la cultura incontra le classi più umili, il cinema diventa una industria, una impresa che fabbrica sogni, realtà effimere, dove soprattutto l’impossibile si traduce nel reale.

Circa cento anni fa, “il manifesto del Futurismo” irrompeva nel sonnolento agone culturale, conquistava i giovani, sovvertiva equilibri e canoni codificati nella loro staticità. A cavallo degli anni trenta, il fascismo a caccia di consensi, forse senza capirne la portata, favoriva una iniziativa geniale che schiudeva l’orizzonte culturale italiano, sconvolgente e veramente rivoluzionaria l’idea di portare al di fuori degli abituali circuiti culturali il teatro, la musica, il cinema, la lirica in tutti gli angoli del paese, anche i più sperduti.

Il Demiurgo di tale iniziativa, in essa immetteva la somatizzazione delle idee futuriste, attuate secondo i dettami del razionalismo. I contenuti futuristi del progetto, novità, anticonformismo, avventura, sfida, i canoni realizzativi del razionalismo la cui tecnologia infrange le barriere ideologiche. Antonio Valente si appresta ad essere l’artefice della magia che realizza un sogno collettivo.

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(1935, foto inedita di Valente a spasso con la madre Cecilia per le vie di Roma)

Antonio Valente, cultura sconfinata, interessi smisurati, esperienze a tutto campo, partecipazione diretta alle correnti del secondo futurismo, collaboratore dell’altro enfant terribile di Ciociaria: Anton Giulio Bracaglia.

Architetto apprezzato e affermato, razionalista ante litteram, collaboratore di Libera, teorico dei canoni razionalisti, Valente era anche uno scenografo di grido e un innovatore nel campo della scenotecnica. Queste sue caratteristiche lo rendono l’interprete d’elezione del progetto dell’Opera Nazionale Dopolavoro di portare l’arte scenica e la cinematografia dovunque.

Il concetto ispiratore di questa richiesta è veramente rivoluzionario, in un’epoca classista, basata anche su marcate discriminazioni culturali. I suoi studi classici gli suggerirono il Carro di Tespi e l’evoluzione attraverso le compagnie erranti del medioevo e del rinascimento.

Tespi è ritenuto l’iniziatore del teatro greco e usava portare i primi spettacoli coreici in giro per l’Attica, spostandosi da paese a paese su di un carro, che era allo stesso tempo mezzo di trasporto, magazzino, scenografia e palcoscenico. In modo non difforme dai commedianti che nel medioevo e nel rinascimento portarono il teatro in giro per l’Europa.

Questa l’idea da cui Valente si ispirò e progettò una struttura mobile avanzatissima e tecnologicamente assolutamente all’avanguardia, un posto per ogni cosa, tutte le cose al posto giusto, con meccanismi per il cambio di scena motorizzate, strutture a cannocchiale per un uso razionale dello spazio. Circa 80 anni fa la presentazione del primo carro-teatro a Roma, un esordio trionfale, tanto che il modello fu replicato in molte versioni con caratteristiche specifiche per i diversi tipi di spettacoli. Idea pratica, semplice, efficace, che ancora fa proseliti, basta pensare ai palatenda e alle strutture tensostatiche.

Valente figura complessa, artista poliedrico, tecnico di rara maestria, aveva saputo cogliere e riutilizzare quanto offriva l’avanguardia culturale tra le due guerre.

Esordisce con l’Art Deco, poi passa al futurismo, collabora con Adalberto Libera e sposa le sue idee razionaliste, geniale progettista del Carro di Tespi, architetto impegnato nella realizzazione di studi cinematografici e in costruzioni in armonia con la natura, innovatore negli ausili scenici, disegnatore di bozzetti scenici di grande fascino.

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(Inaugurazione del Parco valente nel 2000 da parte della vedova Maddalena Valente)

Le sue opere sono disseminate in tutta Italia ma dovremmo fare molto di più per far sì che abbiano il giusto rilievo culturale, artistico e tecnico. Soprattutto Sora che ospita, grazie al Prof. Mantova, i materiali, i bozzetti, i libri, i progetti, le realizzazioni sceniche del Maestro Valente, dovrebbe portare avanti una politica attiva di dare il rilievo artistico tecnico culturale alle opere del Maestro stesso.

In questa ottica, grazie all’impegno profuso dal Prof. Antonio Mantova, è stato istituito a Sora l’ARCHIVIO DOCUMENTALE VALENTE – DEL FAVERO, presso il prestigioso edificio, già sede di istituzioni culturali.

Tale traguardo è frutto della volontà della vedova di Valente, Maddalena Del Favero e degli eredi, i fratelli Gava, che hanno condiviso il progetto del Prof. Antonio Mantova, che con grande passione ha postulato che solo la città natale poteva custodire, promuovere ed onorare le realizzazioni del gigante dell’arte scenica.

Rodolfo Damiani

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