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Augusto Vinciguerra intervistato da Gianni Fabrizio dopo il suo ritorno da Lampedusa

Pubblicato illunedì 14 novembre 2016   
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È stato contattato come “anestesista rianimatore” dal CISOM, il Corpo Italiano di Soccorso Ordine di Malta, per una missione umanitaria nella loro base di Lampedusa. Qui i medici vengono impiegati su navi e motovedette della Guardia Costiera, della Guardia di Finanza e della Marina Militare per i pattugliamenti ed il soccorso in mare ai natanti in difficoltà. Quindi tutti i barconi ed i gommoni che partono dalle coste africane vengono intercettati e le persone sono trasbordate sulle navi italiane e poi portate a Lampedusa o negli altri porti siciliani o dell’Italia meridionale. Questo è stato per il dott. Augusto Vinciguerra il secondo periodo di attività; il primo nel novembre 2015 e quest’anno dal 28 ottobre al 12 novembre scorso.

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L’attività di recupero e salvataggio é sostenuta dall’Unione Europea con il Progetto Europeo denominato “PASSIM”, Primissima Assistenza Sanitaria In Mare, a cui aderiscono molte nazioni europee, fra cui la Spagna, la Norvegia, l’Inghilterra, la Grecia, la Francia ed ovviamente l’Italia. In Italia, al 31ottobre, sono transitati oltre 158.000 migranti nell’anno 2016, rispetto ai 140.000 dello scorso anno, ma il problema più importante sono i morti in mare, circa 3900 sono quelli presunti.

Ecco le prime impressioni, i sentimenti, l’auspicio ed il commento del “dottore, scout, volontario”, Augusto Vinciguerra: “Anch’io sono passato per Lampedusa, ma io ci sono venuto in aereo e vado via in aereo. Gli altri…… arrivano in barca. Sono i migranti, i “soli” con niente in mano e con poco negli occhi,solo la speranza di una nuova vita. Certo non è stato facile raccoglierli e sottrarli ad un mare che inghiotte e non fa sconti a nessuno, neanche a quella mamma che li aveva stretti a sé, per tutto il tempo per poi vederseli strappati da una semplice onda e rimanere sola con una loro foto attaccata al seno quasi a volerli ancora nutrire, preservare da ogni pericolo, condurre verso una nuova vita. Per loro questa possibilità non c’è stata. Vite che, nonostante il dramma che si trasforma in tragedia, continuano ad essere salvate da uomini e donne meravigliosi, che hanno fatto del loro mestiere il ponte della speranza futura.

Non c’è mai uno sguardo contrariato per un orario non rispettato, per un vento freddo, cattivo, per un mare sempre amico ma oggi scontroso se non al limite della navigabilità. Per questi, non eroi, ma grandissime persone, esiste un solo obiettivo: tornare a casa con più persone possibili. Per tutti, personale di mare, sanitari, ma anche per chi coordina affinchè tutto sia sotto controllo e perchè non ci siano pericolo maggiori, c’è un solo obiettivo, tutti in un porto sicuro ed amico, sani e salvi. Professionismo unito ad ogni sorta di mezzo, dal navale all’informatico, di altissima qualità e volontà personale, sono le capacità migliori che in ogni momento sostengono tutti, perché tutti guardano e lavorano per l’unico obiettivo che ha portato anche me in questa sperduta isola italiana ma con “terra africana”.

Oggi sono soddisfatto, felice, soprattutto convinto della positiva azione che questa attività va attuando. Certo è uno strumento anche pesante economicamente, ma che apre una nuova visione dell’accoglienza fra popoli. Dobbiamo convincerci, noi popolo occidentale, che ormai è ora di pensare a nuove logiche di accoglienza fatte di confronto e nuove strade di progresso che coinvolgano tutti ed in special questi masse di persone che ci vedono come loro esempio di crescita sia economica che culturale. Noi abbiamo sono un compito: non deluderli. La vita delle persone è sacra e tutti insieme lavoriamo affinché ciò si realizzi. Un grazie particolare lo riservo alla Fondazione, il C.I.S.O.M.,Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta, che mi ha permesso di realizzare una nuova e significativa tappa nel mio lavoro da medico. Mi allontano in punta di piedi per non distogliere, chi resta, da questo impegno duro, implacabile, ma pieno di soddisfazione. Grazie ancora una volta a tutti. Dio sa ciò che fate e con quale spirito partite ogni volta. È Lui che vi spinge. È Lui che vi dà la forza. Ad maiora”.

Gianni Fabrizio

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