27 ottobre 2012 redazione@sora24.it
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Bollettino del Calcio italiano: solito venerdì nero (di Andrea Marra)

Siamo pronti per tuffarci in una sette giorni di campionato quasi non stop, con il secondo dei tre turni infrasettimanale stagionali. Si riparte con il solito canovaccio: tutti all’inseguimento della Juve, tranne il Milan, impegnato a cercare se stesso. Il sipario dell’ennesima figuraccia continentale si è chiuso con un giovedì tipico, che assomiglia troppo da vicino a tanti altri degli ultimi anni scanditi da sconfitte e ridimensionamenti vari. Solo l’Inter sorride, ma che fatica per liquidare il modesto Partizan grazie alla zuccata in extremis di Palacio. Udinese e Napoli condividono invece la stessa sorte amara, prendendo 3 goal da Young Boys e Dnipro( seconda squadra Ucraina dietro lo Shakhtar) mentre la Lazio di Petkovic impatta sull’1 a 1 con i greci del Panathinaikos. Se poi lo sguardo si allunga sulla regina delle competizioni europee, la Champions League, il pericolo è di rimanere pietrificati, per lo sconcerto. Il Milan cade per la prima volta, almeno in Europa, sul campo della sorpresa Malaga mentre la Vecchia Signora, dominatrice incontrastata nell’orticello della seria A, racimola uno striminzito pareggio in Danimarca con la matricola Nordsjaelland.

Bilancio della settimana europea: negativo, per usare un eufemismo. La realtà è che, steccando continuamente e clamorosamente in Europa, rischiamo di cadere fragorosamente giù per la tromba delle scale. Di retrocedere cioè nel Ranking UEFA per nazioni. Dal 2011, dopo 26 anni al vertice, l’Italia si è vista scalzare dal podio del coefficiente UEFA per nazioni dalla Germania. E così ha dovuto dire addio alla possibilità di qualificare 4 squadre in Champions. Il coefficiente, determinato dai risultati europei ottenute dalle squadre nazionali negli ultimi 5 anni, è il parametro di riferimento per stabilire quante squadre possano rappresentare una federazione nelle competizioni europee . L’Italia, se i risultati continentali delle nostre compagini non dovessero migliorare, rischia nei prossimi anni di uscire dalla seconda fascia( dal 4° al 6° posto) che garantisce 3 squadre qualificate in Champions. Questo scenario non sembra poi così improbabile dato che il divario dalla settima nazione, l’Ucraina, è inferiore ai 10 punti. In questo inizio di stagione Dinamo and company ci hanno già rosicchiato mezzo punto, mentre Portogallo e Francia ci tallonano a pochissimi punti di distanza. La propensione delle nostre squadre a snobbare l’Europa League, mandando in campo seconde e terze linee, denota una sorta di cieco e sconsiderato masochismo. Concentrarsi sul campionato è l’alibi di cui tutti si servono. Ma cosa succederà una volta che lottare per il terzo posto non sarà più abbastanza per entrare nell’Olimpo del calcio? Il messaggio quindi è chiaro e forte: fare bene in Europa per non perderla, ora.

Andrea Marra

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