15 luglio 2013 redazione@sora24.it
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BUONE VISIONI – Il Cinema in TV martedì 16 luglio (di Aaron Ariotti)

Argh! Lo sapevo che non avrei dovuto parlar male di Jerry Calà! La querela non è arrivata, in compenso Rai Movie ha deciso di mandare in onda un’altra perla del “nostro”: “Chicken Park”, questa sera alle 23,15. Nelle intenzioni degli autori (?) doveva essere la parodia di Jurassic Park, con i polli inquadrati dal basso a fingendo che i fili d’erba fossero vegetazioni da foresta pluviale. Rendiamoci conto. Naturalmente il mio consiglio è di stare alla larga. Ma c’è anche chi sostiene (come ad esempio Paolo Sorrentino) che i film brutti vadano visti. Ed io ho deciso di seguirlo, il suo consiglio. Infatti sono andato subito a vedere il suo ultimo film al cinema. Lungi da me paragonare “La grande bellezza” a “Chicken Park”, sia chiaro. Non so neanche come mi è venuto in mente di citarli nella stessa frase. Sarà il caldo. Chissà. Comunque, veniamo a noi.

Oggi si comincia di prima mattina con un film da antologia: su Rai Movie alle 6,30 c’è “Scarface – Lo sfregiato” (1932) di Howard Hawks. Ispirato alle gesta di Al Capone, il film racconta la scalata al potere di Tony Camonte che dopo una necessaria gavetta, diventa il re della criminalità organizzata a Chicago negli anni ’20. È il gangster movie per antonomasia (rifatto da Brian De palma nel 1983 con Al Pacino nelle vesti del protagonista). La figura del giovane gangster (qui interpretato da Paul Muni), violento, cinico, ambizioso e amorale è però caratterizzata da una sua dimensione tragica che rende il personaggio una sorta di eroe negativo. Questa ambiguità non sfuggì alla censura dell’epoca e costrinse i produttori a girare un prologo moralistico per evitare grane. Inoltre Hawks, regista di indimenticati capolavori della storia del cinema come “Susanna!”, “La signora del venerdì” e “Un dollaro d’onore”, si vide costretto a girare ben tre finali. Film imperdibile per chi ama il cinema.

Alle 8,05, immediatamente a seguire, Rai Movie propone la commedia musicale di Ernst Lubitsch, “Un’ora d’amore” (1932). Maurice Chevalier interpreta André Bertier, un medico felicemente sposato con Colette. La migliore amica di Colette, Mitzi, lo insidia e lui deve fare davvero di tutto per non cederle, peccato però che la moglie non gli creda. La pellicola ha una storia singolare. Innanzitutto è un remake di un precedente film di Lubitsch che si intitola “Matrimonio in quattro” (1924); poi, all’epoca delle riprese, Lubitsch era impegnato col montaggio di un altro film e affidò la regia a George Cukor, salvo poi, insoddisfatto del risultato, rigirare la maggior parte delle scene. Nonostante sia un film minore, gli ingredienti del cinema di Lubitsch ci sono tutti.

Iris alle 9,20 propone “Vai gorilla” (1975) di Tonino Valerii. Segnalo questo film per due motivi: il primo è che il poliziesco all’italiana, seppur considerato un genere di serie B così come lo “spaghetti-western”, rappresenta invece una interessante parentesi del cinema nostrano, quando ancora il pudore di raccontare certe storie era giustamente messo da parte. Oggi in Italia un cinema del genere (e di genere) non esiste più e non è detto che questo sia un bene. Il secondo motivo è più sentimentale: Tonino Valerii fu allievo di Sergio Leone (uno che di cinema ci capiva) e nel 1973 diresse Henry Fonda e Terence Hill in “Il mio nome è nessuno”, vero e proprio omaggio al cinema del suo maestro e caposaldo della mia infanzia.

Chiudiamo con “Carne tremula” (1997) alle 0,05 su Rete 4, capolavoro di Pedro Almodóvar. Ci sono cinque personaggi e una città, Madrid, che può a tutti gli effetti essere considerata il sesto personaggio del film. In breve, la trama: Victor è nato in uno dei giorni più neri del regime franchista su un autobus che stava portando sua madre, una prostituta, all’ospedale. Vent’anni dopo s’innamora della ricca e viziata Elena e finisce ingiustamente in prigione per aver ridotto a paraplegico con una revolverata il poliziotto David, in realtà ferito dal suo collega Sancho. Scarcerato dopo quattro anni, David diventa prima l’amante della moglie di Sancho e poi di Elena, moglie fedele ma non innamorata di David. Il film rappresenta forse la vetta del cinema almodóvariano: maturo, complesso, privo dei vezzi un po’ di maniera delle sue prime opere. Come si evince dalla trama è un melodramma a incastri, perfettamente geometrico che svaria senza mai esagerare dalla commedia alla tragedia, dal noir al grottesco. Da vedere. Purtroppo, conoscendo i miei polli (non quelli di Calà, ma quelli di Rete 4), il film sarà infarcito di spot pubblicitari. Ma si trova anche in DVD.

Buone visioni.

Aaron Ariotti

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