7 novembre 2011 redazione@sora24.it
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Caritas/Migrantes diocesana: presentato a Sora il dossier statistico 2011 sull’immigrazione in Italia

Un  evento di forte impatto  emozionale e culturale: così possiamo definire l’iniziativa della Caritas/Migrantes diocesana, che nel pomeriggio del 3 novembre scorso ha presentato per la prima volta a Sora il Dossier statistico 2011 sull’immigrazione in Italia, rapporto che la Caritas nazionale ha curato anche quest’anno e che è giunto alla sua  ventunesima edizione.

Presso l’Auditorium di piazza Mary Ross, alla presenza di un uditorio particolarmente  attento  e motivato, fra cui si distinguevano volontari di varie zone pastorali, direttori zonali della Caritas, sacerdoti, operatori del comune di Sora, si sono susseguiti i diversi qualificati interventi, coordinati da mons. Antonio Lecce, vicario generale della diocesi.

Il nostro vescovo, mons. Filippo Iannone, ha dato il via all’evento, essendo egli in questo contesto presente a pieno  titolo, come pastore della diocesi di Sora-Aquino-Pontecorvo e come Presidente della Caritas diocesana.

Il vice-sindaco di Sora, dott. Vittorio di Carlo, anche in qualità di Consigliere delegato alle Politiche sociali della Provincia di Frosinone,  ha espresso il suo apprezzamento per l’iniziativa, incoraggiando la diffusione del Dossier.

Il dott. Maurizio Ottaviani ha sottolineato il fatto che il nostro territorio è interessato con doppia valenza al fenomeno migratorio, non solo per le  presenze di immigrati da altri paesi del mondo, ma anche per il folto numero di conterranei emigrati all’estero. Questo  predispone la nostra gente verso l’accoglienza dell’altro, visto non tanto come estraneo, ma come risorsa possibile.

Il dott. Franco Pittau, coordinatore del Dossier stesso ha evidenziato alcuni dati, facendo “parlare” le somme: dai numeri, infatti, il fenomeno migratorio  può uscire dal qualunquismo di tante affermazioni e descrivere la storia dei popoli, della loro appartenenza culturale, religiosa, per approdare ad  un dialogo con l’altro, qualunque sia la sua situazione di partenza.

Qualificata è stata anche la testimonianza della dottoressa Maria Grazia Baldanzi, referente del servizio multietnico del Dipartimento 3D della ASL di Frosinone, impegnata sul fronte dell’assistenza sanitaria, che svolge da molti anni la sua opera con la collaborazione di diversi operatori volontari, sensibili a questa dimensione.

Da più parti è stata poi evidenziata la collaborazione fattiva fra Caritas/Migrantes e istituzioni civili, nel segnalare l’arrivo in zona di decine di nuovi immigrati, nel cooperare alla ricerca di soluzioni per l’immediata accoglienza e per il futuro inserimento degli immigrati.

Il cuore dell’incontro è stato il video con la presenza di mons. Montenegro, vescovo di Agrigento, intervenuto a Lampedusa con il suo messaggio pasquale, in piena ondata di sbarchi.  Le immagini e il commento del vescovo hanno mostrato un volto della Chiesa vicina ai più poveri, i poveri di casa, di futuro, ma non di storia. Ogni presenza ha un dramma alle spalle, che chiede risposta,  e interpella l’intera comunità cristiana, perché la storia di ogni persona diventi storia sacra, benedetta da Dio.

La parte più toccante e coinvolgente sul piano delle immagini e delle emozioni sono state, come sempre succede, le testimonianze di vita: la prima, quella di Jamil Awan Ahamede, musulmano, originario del Kashmir, che lavora ora sul fronte dell’immigrazione, presso la Caritas diocesana di Roma, ha evidenziato come l’integrazione sia possibile e necessaria risorsa di condivisione e di comunione.

L’ultima testimonianza, di un immigrato africano, da poco ospite a Pietrafitta, è stata affidata a immagini terribili di un brevissimo video registrato con il suo telefonino, testimone del percorso obbligato per tutti coloro che vogliono partire dall’Africa verso l’Europa: dalla propria terra, attraversare il deserto del Sahara, per raggiungere la Libia e da lì imbarcarsi alla volta di Lampedusa.

In genere un incontro importante e significativo si conclude con applausi e sorrisi. Questa volta l’applauso finale ha coinvolto tutti in modo particolare, sulle immagini conclusive del giallo deserto di sabbia, culla e tomba per quei corpi distesi a terra, che hanno concluso il loro viaggio della speranza in modo così doloroso. Un’icona è rimasta per tutti: il cadavere di un uomo morto, rannicchiato, inginocchiato nel dolore, nell’offerta e nella preghiera.

Non è mancato chi ha notato in sala –durante quei minuti di proiezione- la fila dei giovani africani protagonisti del viaggio, che piangevano a singhiozzi, rivivendo la loro storia, mentre  Tonino Bernardelli, vice-sindaco di Settefrati, commentava le immagini con testi di poesia. Ci auguriamo che almeno in questa serata il loro pianto abbia trovato cuori capaci di comprendere.

È questo l’obiettivo che il Dossier vorrebbe raggiungere: aprire gli occhi del cuore, ma aprire anche la mente, l’intelligenza alla conoscenza delle realtà che ci interessano, perché ormai parte del nostro mondo, della nostra vita. Nessuno è forestiero, per chi guarda gli altri nella carità.

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