19 febbraio 2012 redazione@sora24.it
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Celentano, la Mercedes e la Punto. (di Lorenzo Mascolo)

Qualche anno fa, trovandomi nei pressi di una chiesa dei dintorni per scattare alcune fotografie, il parroco del posto mi disse con tono severo: <<Vieni qui e guarda come è ridotto il campo da calcetto dell’oratorio. Scatta, scatta! e poi fai vedere le foto alla Curia!>>. Lo fissai negli occhi, poi, volgendo lo sguardo verso la sua Mercedes risposi: <<Beh, però i soldi per la macchinona li hai>>. E lui, inviperito: <<Quelli sono soldi miei!!!>>. Pensai tra me e me: <<E costui dovrebbe amministrare la Comunione?>>.
A causa di questo triste episodio avrei dovuto rinnegare Fede, Sacramenti e quant’altro, perché le Suore di S.Giovanna Antida, quando ero piccolo, non mi avevano mai parlato di preti con la Mercedes. Ma, fortunatamente, non cedetti. Perché, nonostante le azioni maldestre di alcuni suoi improbabili ministri, Gesù Cristo, unico rivoluzionario di nome e di fatto vissuto negli ultimi 2000 anni, propone un modus vivendi che invita a non crucciarsi troppo delle azioni degli altri, ma, al contrario, a sforzarsi di cancellarle dalla mente in modo tale che esse non si trasformino in energia negativa successivamente erogata in pensieri, parole, opere ed omissioni.
La parola d’ordine, dunque, è dimenticare, per non dire perdonare, ovviamente nei limiti del possibile. Il problema è che tale modus vivendi viene riproposto dal pulpito domenicale con frequenza settimanale e attraverso personaggi, i sacerdoti, che vivono quotidianamente in mezzo a noi e dei quali conosciamo bene le abitudini. Difatti, sappiamo di alcuni preti che non vedono il mare da trent’anni e di altri che non disdegnano mai una vacanza nei posti più vip. Ancora, vediamo alcuni sacerdoti girare con una Punto di metà anni ’90 ed altri con mezzi da trentamila euro. Insomma, senza addentrarci in questioni complesse come la proprietà di immobili e soprattutto la politica, perché altrimenti non ne usciremmo più, è molto difficile per noi uomini riuscire a giudicare la Chiesa, simbolo del Figlio di Dio, come facciamo in ogni altro ambito della vita ossia separando il grano dalla gramigna.
Ma d’altra parte, se è vero che cinquant’anni fa Don Loreto Cappello, storico parroco di S.Silvestro, scoppiò a piangere dinanzi ad un fedele che gli fece visita, e in lacrime chiedette elemosina per comprare alcune medicine e curare la sua influenza, si comprende che per contrastare gli esempi negativi è sufficiente ricordare quelli positivi.
Pertanto, in merito a tutti i sacerdoti la cui condotta di vita è palesemente inopportuna, Adriano Celentano, che comunque ha preso il problema alla larga puntando il dito alcuni su organi di informazione cattolici, ha pienamente ragione. Al contrario, pensando a tutti i consacrati che si spezzano la schiena per la propria comunità, lo stesso Celentano, se proprio vuole avere il diritto di parlare, deve prima spendere il suo ricco cachet per costruire oratori, rimpinguare di viveri i magazzini Caritas e restaurare tante chiese cadenti.

Lorenzo Mascolo – Sora24

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