venerdì 14 agosto 2015 redazione@sora24.it

Ciao sindaco, ciao Cesidio. Prima di andare, prendi anche questo mio piccolo grazie…

Un abbraccio sereno e discreto da parte di tutti coloro che lo hanno stimato, umanamente e/o politicamente. In centinaia hanno partecipato stamane ai funerali dell’Ing, Cesidio Casinelli, già sindaco di Sora e soprattutto ex deputato della Repubblica, celebrati da Don Bruno Antonellis nella chiesa di S. Restituta. L’ingegnere, il sindaco, l’onorevole, altro non erano che piccoli fiori che inghirlandavano l’uomo, capace di splendere di luce propria, in famiglia, sul lavoro ed in politica. Questo il succo dei tanti pensieri letti in rete, sui social e sulla stampa. Tutti hanno già detto tutto, ma un episodio vorrei raccontarlo anch’io, solo per confermare l’asserto complessivo.

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Quando Casinelli era sindaco, il sottoscritto non gli dedicava belle parole nei suoi articoli per conto di un comitato civico, tutt’altro. La presunzione della gioventù non mi aiutava, soprattutto non conoscevo nulla dei meccanismi della politica e così sparavo un po’ all’impazzata sulla sanità, sullo sport, sul commercio (senza mai andare sul personale, ci tengo a sottolinearlo), insomma non facevo altro che lamentarmi di lui e di Bruno La Pietra, all’epoca assessore alle Politiche Culturali e Sportive. Una cosa, in particolare, mi mandava fuorigiri: la vicenda della costruzione del palasport.

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Lui, il sindaco, non mi rispondeva mai sulla stampa ed io pensavo che essendo un pivello non meritavo tanta considerazione. Il giorno di San Rocco 2008, invece, m’incontrò per strada e mi disse sorridendo: «Oggi non m’insulti perché è festa?». Una fucilata in petto mi avrebbe fatto meno male, ve lo assicuro. Passò del tempo e quella frase, schietta e nel contempo elegante come un colpo di fioretto, sortì il suo effetto. Mi sforzai di scrivere in modo critico ma senza più uscire di senno, scoprii che mi dispiaceva ferire quell’uomo perché non meritava un comportamento avverso come il mio.

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L’esperienza vissuta con Casinelli mi è tornata utile negli anni del governo Tersigni, durante il quale sono stato colto dalla stessa “patologia”. Il ricordo di quella frase mi ha aiutato a fermarmi in tempo, impedendo alla politica di rovinarmi la vita e soprattutto i rapporti con le persone. Del resto, la sua espressione era di facile traduzione come una versione di 4a ginnasio: Lorenzo, est modus in rebus! Un esempio di equilibrio: questo era Casinelli, per quel che mi riguarda. Ebbi modo di scusarmi con lui qualche anno fa, al termine di una lunga e pacata chiacchierata.

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Tra l’altro, ciò che chiedevo in quegli anni in modo così veemente, e che pensavo di non poter mai ottenere, stava in realtà prendendo forma senza che neanche me ne accorgessi. Il 15 Maggio del 2011 (giorno delle votazioni per il nuovo sindaco), invece di andare in giro per i seggi a scrutare le persone (ero candidato anch’io), entrai di nascosto (una delle tantissime volte) nel cantiere del palasport e con mia grande sorpresa scoprii che la copertura era stata appena ultimata. Era fatta oramai! Non dimenticherò mai l’emozione provata ammirando per primo le volte della struttura. Come non dimenticherò mai il giorno dell’inaugurazione dell’opera: c’era Ernesto Tersigni e c’era anche Cesidio Casinelli. E proprio il primo, appena eletto al posto del secondo, disse (ho la registrazione video) che quell’opera era il frutto di un lavoro iniziato dal governo dello stesso Casinelli e completato dalla nuova amministrazione. Ecco, quello, molto probabilmente, è stato l’unico momento di vera politica che questa città ha vissuto negli ultimi 10 anni. E queste foto, invece, sono il mio piccolo grazie per aver contribuito a realizzare un sogno che desideravo tanto e che pensavo, sbagliando, mi avresti negato. Ciao sindaco, ciao Cesidio!

Lorenzo Mascolo – Sora24

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