3 marzo 2014 redazione@sora24.it
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CIOCIARIA: SITUAZIONE STORICA ECCEZIONALE (di Michele Santulli)

«Con la scomparsa delle province questa regione storica italiana si trova ora davanti ad un bivio di portata come suol dirsi storica, prima inimmaginabile. Salvo le solite eccezioni alla regola, quello che le province hanno rappresentato per il destino dell’Italia si vede in giro, basta aprire gli occhi, se ancora si sa leggere: quello che hanno rappresentato per la Ciociaria in particolare è una catastrofe e uno sfacelo, in ogni settore della vita pubblica: ma la sciagura più grande e il disastro maggiore sono stati la cementificazione arrembaggistica e più che selvaggia dell’ambiente e del paesaggio, togliendo e tagliando al futuro gran parte delle possibilità di evoluzione attrattiva e civile e produttiva. Chiediamoci: l’edilizia scolastica, le strade, il turismo, la cultura che più direttamente dipendono dalla provincia, si citi una sola scuola, una sola iniziativa culturale o turistica, una sola strada che non sia un immondezzaio o una pista africana, esiste un solo punto di richiamo e di gratificazione? Zero totale. Per non soffermarci sulla corruzione e sullo sperpero delle risorse pubbliche. I dis-amministratori delle province ciociare hanno tolto le spiagge, hanno tolto i pochi fiumi, hanno, e continuano, a togliere le poche campagne, hanno mandato in rovina o ignorato e negletto l‘ambiente e il territorio, le antiche architetture. Hanno avvelenato le campagne. E depravato gli animi; un disastro e un massacro criminali perpetrati nella indifferenza generale dei cittadini pur personalmente interessati e per iniziativa beneaugurante, salvo le immancabili eccezioni, di politici sciagurati e scellerati.

Se si ha coraggio e responsabilità, ora il potere decisionale è in mano ai sindaci, sono loro che ora hanno l’onere della gestione del territorio e della vita pubblica, il loro ruolo si è grandemente qualificato e allo stesso tempo, ancora più determinante e risolutivo è divenuto il suffragio motivato dell’elettorato. Che cosa è dunque la Ciociaria? E’ l’immenso territorio che si estende a Sud dei Castelli Romani e partendo dai Monti Ruffi e Simbruini è racchiuso tra gli Appennini e il Tirreno e a Sud delimitato dal fiume Garigliano. Ai tempi di Augusto Imperatore era tutto un territorio fino a Napoli e si chiamava Campania, nel corso dei secoli si divide in due: Campania vera e propria e Campagna di Roma. Quest’ultima si innestava, sostituendolo, sull’antico concetto di Lazio o Latium che fino alla fine del 1800 non andava oltre la linea Tevere-Aniene. Poi nel 1927 e anni successivi tutto questo territorio fu ripartito tra le neo-costituite province di Frosinone e di Latina e della provincia di Roma: venne frantumata e sbriciolata una regione che per secoli e secoli, salvo che per la Terra di Lavoro settentrionale, era stata una e unica sotto una medesima autorità. Destini comuni e radici comuni secolari. La decomposizione completa è avvenuta in queste ultime decadi. Eppure è incredibile quante e quali sono le prove e tracce, pur se non convissute, presenti sul territorio a testimoniare e a provare questi secolari legami e vicinanze.

Ora con la scomparsa delle province si apre lo scenario della ricompattazione e riunificazione. I tre Sindaci, di FR di LT e di Roma, se consapevoli e consci della incredibile e inimmaginabile occasione -nonché responsabilità- nelle loro mani, hanno la facoltà di rimettere assieme e di ricostituire una unità col nome di: Ciociaria che, si badi bene, non equivale a un tornare indietro come se S.Pietroburgo la si volesse richiamare Leningrado o l’Iran tornasse a essere Persia o la Thailandia il Siam: infatti ’Ciociaria’ è una proiezione del passato nel futuro: essa non è mai esistita come entità amministrativa o politica o geografica o di altra natura però è stata la regione ideale che dagli Appennini al Garigliano all’antica Via Appia ha tenuto assieme e contraddistinto folkloricamente e, pare incredibile, culturalmente tutto il territorio, anche grazie agli apporti di vario genere causati e arrecati dalla persistente e continua immigrazione stagionale o stanziale soprattutto dalle località della Valcomino e del Cassinate, unificante e omologante: ‘Ciociaria’ concetto ideale e spirituale, al di sopra delle parti, suscettibile di spegnere sul nascere tutte quelle discussioni e amenità e insensatezze e diatribe che si andrebbero inevitabilmente ad innestare e innescare a proposito della preminenza o del ruolo di prima donna -perché di ciò si tratta- di LT o di FR o anche di Roma: si immagini, inoltre, che cosa sarebbero capaci di ingarbugliare i politici nostrani dei quali per decenza non facciamo nemmeno i nomi.
Chiamare col nome di ‘Ciociaria’ l’antica compagine territoriale oggi smembrata in tre province non si farebbe che ripristinare quanto la Storia ha tenuto assieme per secoli e secoli in perfetta armonia e simbiosi. Si aggiunga altresì che probabilmente questo è il solo territorio in Italia ad essere sprovvisto di un connotato storico, una denominazione propria: le Langhe, la Capitanata, il Salento, la Lunigiana, il Cilento ecc. e qui da noi? Senza identità e senza storia: il nome Ciociaria, “questa nobile regione matrice di Roma”, darebbe finalmente un connotato uniforme e storico e conosciuto al territorio oggi anonimo e impersonale. Quindi un solo passato comune, un solo avvenire comune, un solo obbiettivo comune.

L’appartenenza amministrativa di oggi è un dettaglio che non è in grado di cancellare la realtà secolare sancita dalla storia e, non si dimentichi, documentata e continuamente ricordata, tra l’altro, da migliaia di opere d’arte pittoriche che confermano la omologazione di cui fin qui, senza menzionare Libero de Libero, Giuseppe De Santis, Alberto Moravia, Anton Giulio Bragaglia, e tanti altri, cantori della Ciociaria e senza menzionare altresì le centinaia e centinaia di libri di viaggio su questi territori scritti nel corso dei secoli e anche la presenza su tutto il territorio di nomi e maggiormente di cognomi che provano e attestano una simbiosi e comunanza inimmaginabili. E’ stata solo la insipienza e la improntitudine dei ciociari stessi e delle loro istituzioni a non saper appropriarsi dovutamente del significato e a onorarlo e a dargli dignità. Epperciò il termine Ciociaria è rimasto solamente un concetto folklorico, a sottolineare le affinità delle vestiture che accomunavano, dove più dove meno, tutta la popolazione dagli Appennini alla Via Appia. Ora è la grande occasione o la grande illusione».

Michele Santulli

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