12 marzo 2014 redazione@sora24.it
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Confessioni di Lorenzo, Sorano illuso e troppo irruento per la politica

In questa città non c’è mai un attimo di serenità. Ogni anno si rischia di perdere qualcosa: una volta le scuole, un’altra l’ospedale, un’altra ancora la squadra di calcio e così via. In un modo o nell’altro, però, quasi sempre riusciamo a salvarci per il rotto della cuffia. Ma, statisticamente parlando, dobbiamo capire che non può andarci sempre bene.

Nel caso dell’ospedale, ad esempio, scoprire i motivi delle sue perenni tribolazioni è semplice: come abbiamo scritto il 18 Febbraio, Sora vanta un gran numero di rappresentanti istituzionali che operano nella Sanità e che quindi dovrebbero essere i primi a sapere le cose, i primi ad agire in anticipo per impedire situazioni come quella che si sta concretizzando in Pediatria, i primi a difendere sempre e pubblicamente l’ospedale. Chissà, magari stanno operando nell’ombra perché non amano comparire sui giornali. Speriamo.

Nel 2011, come tutti sapete, ero candidato alle elezioni con Ernesto Tersigni. Ma dovete sapere anche che cinque giorni prima della chiusura delle liste dovevo candidarmi a sindaco di Sora con il mio partito. Sarebbe stata una battaglia tipo Davide vs Golia ma l’avrei combattuta da leone, potete esserne certi, come quella di un anno prima alle regionali quando un noto quotidiano locale oscurò il mio nome per tutta la campagna elettorale. Fu così palese la cosa che la presi a ridere.

Comunque, tornando alle Comunali, il partito non fu d’accordo e mi consigliò caldamente l’accordo politico con Tersigni, suppongo già ratificato a Frosinone ed a mia insaputa. Inizialmente decisi di non candidarmi più, perché cominciai a capire i meccanismi della politica. Poi accettai “il patibolo”, perché io e Luigi eravamo una cosa sola e dovevamo affondare insieme. Da quel giorno ho sempre pensato che in quella situazione avrei dovuto mostrare i muscoli e provarci comunque con una civica mandando a quel paese il partito. Avevo tanti amici pronti a darmi una mano, avrei fatto sicuramente un figurone, forse avrei cominciato a cambiare il destino di questa città. Purtroppo andò diversamente. Non me lo perdonerò mai. Lo confesso, come si usa dire in Chiesa, a Dio Onnipotente ed a voi fratelli… Sorani.

L’accordo venne ratificato in una casa di via Cellaro. A Tersigni chiesi, in cambio della mia adesione, oltre ad un impegno generico e costante per l’ospedale di Sora, tre incubatrici. Perché tre incubatrici? E’ presto detto. Come sapete dal 01 aprile 2011 al SS.Trinità possono partorire solo le madri che hanno completato la 36° settimana di gestazione. Fino al 31 marzo dello stesso anno, invece, venivano curati nel nococomio sorano anche i piccoli affetti da patologie normali come l’Ittero, presente nel 50% dei neonati a termine e nell’80% di quelli pretermine.

Aggiungendo che Tersigni è stato eletto un mese dopo ossia a Maggio 2011, si deduce che l’ingiustizia era fresca di giornata. Non solo: allora si intuiva chiaramente quello che sta accadendo oggi, perché “gli amici della politica” ti affossano un po’ alla volta, sono maestri in questo. La richiesta di tre incubatrici, a parte il fatto che ci servivano come il pane, era un invito alla lotta ad oltranza per impedire la chiusura di Pediatria, ovvero di Neonatologia, ossia del punto nascite e quindi dell’Ospedale di Sora. Ma soprattutto per recuperare il sacrosanto diritto a gestire anche i parti prematuri ed a pretendere un altrettanto giusto ampliamento della struttura, nata per diventare il primo ospedale della provincia e capace di ospitare almeno 700 malati.

L’attuale sindaco mi disse ovviamente di sì, ma chissà quanti pensieri aveva per la mente in quel momento. C’era chi lo teneva proprio lì, chiedendogli assessorati, incarichi ed altro per sostenerlo, del resto questo è il modus operandi dei tanti ominicchi che si compromettono per denaro e potere, consapevoli di perdere la libertà ed apparentemente felici di potersi comprare il macchinone. Poteva dunque il sindaco ascoltare un povero illuso che ci crede davvero? Ovviamente no.

A tre anni di distanza le incubatrici non sono ancora arrivate, una pediatra è andata in pensione ed un altro sta per lasciare il reparto. Due anni prima delle comunali, mi candidai alle provinciali e in occasione di un comizio a Sora, tra lo stupore generale delle poche persone all’ascolto dissi a Iannarilli: “Chi tocca Sora vola dalla finestra di Palazzo Gramsci”. Il futuro Presidente della Provincia cercò di buttarla sullo scherzo dicendo che sarebbe stato difficile far volare lui dalla finestra vista la stazza. Io ero tutto un fuoco mentre lo dicevo, non mi rendevo conto di niente, ci credevo con la purezza d’animo di un bambino. Fu un momento indimenticabile.

Sapete che mi hanno detto recentemente? “Caro Lorenzo, se non fossi stato così irruento avresti potuto fare strada in politica!”. Sarà, ma io mi sento fiero di me stesso, perché nella mia breve esperienza politica ho sempre messo Sora davanti a tutto, come fa una madre con il proprio figlio. E sono sicurissimo ancora oggi che, dipendesse da me, prima di scipparmi l’ospedale o fare un altro torto alla città dovrebbero passare sul mio cadavere. Sul mio cadavere.

Lorenzo Sorano Mascolo

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