19 ottobre 2012 redazione@sora24.it
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Daniela Santanchè, la “sfascista” che vuole rottamare Alfano e azzerare il Pdl ha più chance di Renzi (di Lorenzo Mascolo)

Daniela Santanchè: da potenziale “fascista”, l’appellativo più amato a sinistra per definire i militanti di An, a “sfascista“, singolare neologismo coniato da qualche suo collega de Il Popolo della Libertà; che la bella Daniela vorrebbe rottamare, o al limite, azzerare. Perché tale definizione? Diciamo subito che Santanché se l’è un po’ cercata, poiché ieri sulle colonne de Il Foglio, riferendosi al suo gruppo, ha dichiarato: “L’apparato è un cancro, il Pdl va azzerato, chi ha un incarico adesso si deve dimettere a cominciare dal segretario Alfano fino all’ultimo dei vicecoordinatori”.

Non è la prima volta che si leggono sulla stampa invettive della “sfascistaDaniela Santanché contro un contenitore politico – perché il Pdl non è mai stato un partito – che a suo parere sarebbe da rottamare; un po’ come vorrebbe fare il buon Matteo Renzi con il suo Pd. Tempo fa, difatti, Santanchè fece una sortita anche davanti alle telecamere di Sky, definendo il soggetto politico di centro-destra come un prodotto da offrire agli elettori e che attualmente non c’è (Leggi e Guarda). Concidenza o strategia? Chissà.

Ad ogni modo, qualora si trattasse di strategia, non sarebbe un’idea così sbagliata quella di iniziare a rottamare anche nel Pdl; anzi, sarebbe ottima. Perché, mentre per il rampante sindaco di Firenze l’impresa si presenta assai ardua, avendo costui a che fare con un organigramma di partito composto da una maggioranza di ex comunisti ed ex democristiani che mangiano pane e sezione fin dall’età adolescenziale, nel caso del Pdl l’obiettivo rottamazione della “sfascista” sarebbe assai più facile da perseguire; perché il prodotto dell’unione tra Forza Italia e Alleanza Nazionale, decisa senza quel naturale percorso chiamato dibattito, si è rivelato una banale macchina da voti composta soprattutto da tante, tantissime persone che non hanno mai attaccato un manifesto in vita loro. L’unico momento di vera politica vissuto nel Popolo della Libertà fu quel congresso di Aprile 2010, in occasione del quale venne sancito lo strappo con Fini, al cospetto di un Berlusconi annoiatissimo e poco abituato alle assemblee.

Non sappiamo se Daniela Santanchè abbia ragionato in questo senso, oppure abbia parlato per bocca di Berlusconi: in ogni caso il centro-destra, se esiste ancora un centro-destra, sta vivendo il periodo più buio e incerto della sua storia. E se nessuno è in grado di prendere decisioni coraggiose, anche a costo di separarsi dal Cavaliere, vuol dire che mancano la voglia e l’energia necessarie per dare un’alternativa valida ai cittadini, che attualmente stanno scegliendo solo tra Bersani e Grillo.

Lorenzo Mascolo – 24Network

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