1 aprile 2012 redazione@sora24.it
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E’ morto Giorgio Chinaglia, l’addio in Florida

E’ morto in Florida Giorgio Chinaglia. La bandiera della Lazio (98 reti e 209 presenze) aveva 65 anni, lo ha stroncato un infarto. Da guascone qual era Giorgione ha scelto il 1 aprile per salutare il mondo che l’ha conosciuto come il trascinatore di folle biancocelesti e idolo di generazioni di tifosi laziali. Ma stavolta è tutto vero. Long John ci ha lasciato per sempre. Il figlio d’un emigrante  cresciuto in Galles nella vita ha fatto di tutto: bomber nella Lazio dello scudetto del 73-74, quella dell’indimenticato Maestrelli, poi la Nazional e e il vaffa a Valcareggi ai mondiali tedeschi del 74, quindi la fuga dall’Italia e l’avventura sentimentale negli Usa per seguire sua moglie (Connie), giocando nei Cosmos accanto al mito Pelè. “Tu hai fatto segnare tutti, ora passami la palla”, diceva Giorgione a O Rey sui campi del soccer americano (213 partite 193 gol negli States).

Quindi negli Anni 80 ancora il richiamo del cuore e il ritorno a Roma, ovviamente sponda Lazio, per fare il presidente nella squadra di cui era stato il simbolo dal 69 al 76. Infine un altro tentativo di ritornare nella sua Lazio, i guai giudiziari in Italia e un altro ritorno negli States. Nella Lazio Chinaglia ha giocato con i più grandi miti biancocelesti: da Re Cecconi a Wilson, da Martini a Frustalupi. Prendendo a calci nel sedere il giovane D’Amico nell’anno dello scudetto perchè a San Siro non correva abbastanza. Rimanendo con i compagni di squadra a centrocampo in mezzo al prato dello stadio Olimpico tra il primo e secondo tempo una domenica di primavera in cui la Lazio stava perdendo 2-0 in casa contro il Verona. Rischiavano di perdere uno scudetto già sfumato l’anno prima a Napoli in un 3-3 nervoso che si concluse con il gesto delle corna di Chinaglia ai tifosi partenopei. Così Giorgione e i suoi compagni decisero di rimanere in campo ed aspettare gli avversari di ritorno dall’intervallo. La partita si chiuse 4-2 per la Lazio e Long John poco più in là avrebbe tirato il rigore dello scudetto contro il Foggia, l’ex squadra di Maestrelli e Re Cecconi. Una vita da favola quella di Giorgione tra vittorie, polemiche, risse e fughe.

Una di queste favole lo vede conoscere il sorano Claudio Di Pucchio. Lo storico allentore del Sora, all’epoca giovane talentuoso giunto alla corte di Lenzini e venuto dalla provincia. Di Pucchio e Long John divennero amici durante il servizio militare, prima a Orvieto poi a Roma. Fu l’allenatore del Sora a portare un giovanissimo e sconosciuto Chinaglia, che giocava in C nell’Internapoli, dal tecnico della Lazio Lorenzo. Il provino andò bene e iniziò la favola. “Ho perso un amico”, le parole di Claudio distrutto dal dolore. Un legame forte, che nel tempo non si è mai spezzato, e che da sempre unisce i protagonisti di quella Lazio indimenticabile. E che pochi anni fa ha portato Giuseppe Papadopulo, altro ex giocatore di quella Lazio e poi tecnico biancoceleste, a chiamare a telefono mister Di Pucchio per chiedergli se Giannichedda, altro bianconero, poteva giocare libero nella sua Lazio. “Certo a Sora Giuliano è nato così”, la conferma di Claudio. Personalmente Giorgio Chinaglia l’ho conosciuto negli studi di TeleMonteCarlo nel 1994. Avevo 20 anni e lui mi aveva voluto al suo fianco come vignettista negli studi di Roma per la trasmissione Galagoal. Ricordo che i giornalisti mi dicevano: “Ha un caratteraccio”. Giorgione invece aveva un cuore grosso come una casa. Era un sentimentale, portava sempre con sè il figlioletto negli studi romani dell’emittente tv. Prima della trasmissione si informava dei risultati delle formazioni minori romane dove allenavano tutti i suoi ex compagni. Una volta gli chiesi. “Giorgio…perchè sei tornato in Italia?”. “Perchè in America non succede mai niente”. Non faceva sconti a nessuno. Era un uomo vero. Addio Giorgio laziale vero, hai fatto grande la Lazio.

Il direttore responsabile di Sora24 – SACHA SIROLLI

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