17 gennaio 2013 redazione@sora24.it
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Fondazione Diocesana “Migrantes”: resoconto del convegno tenuto al centro “San Luca” [FOTOGALLERY]

La tavola rotonda organizzata dalla fondazione diocesana Migrantes ha “saputo” dire e testimoniare tante speranze. Un’esperienza esaltante e, a tratti, anche commovente l’incontro svoltosi presso il Centro “San Luca” a Sora. Nutrita la partecipazione di tanti operatori dalle varie zone pastorali della diocesi. In un clima di alto coinvolgimento si sono susseguiti gli interventi in un crescendo di domande, testimonianze, voci diverse per una comune ricerca di dialogo e di condivisione.

Volutamente si è scelto un taglio familiare per questo incontro, che ha visto volti conosciuti nel quotidiano, ma non per questo meno qualificati: mons. Antonio Lecce, Amministratore Diocesano, il moderatore Pasquale Mazzenga, direttore di Radio “Nuova Rete” e diversi operatori della “equipe” Migrantes diocesana: Maria Grazia Petricca, referente diocesana, Daniela Alonzi, volontaria, Maria Grazia Macciocchi, insegnante nella scuola di italiano per stranieri. Orietta Sarracini, responsabile della Ludoteca “La fortezza dei sogni” di Sora, ha condiviso la sua esperienza di animatrice e di integrazione tra i bambini italiani e stranieri, mentre la dott.ssa Paola D’Orazio, responsabile dei servizi sociali del Comune di Sora, ha ringraziato la fondazione Migrantes per il servizio prezioso che rende nella prima emergenza, superando barriere burocratiche ed economiche.

Apprezzatissimo l’intervento di due giovani immigrati, Asikur Rahamn e Ahsan Habib, che hanno testimoniato il loro percorso di speranza e di integrazione nel nostro territorio. “Tutto mi ha segnato e colpito in questo incontro, ci ha dichiarato suor Antonella Piccirilli, che ha aggiunto:”Due segni di speranza, in un contesto,quello attuale, di grande sofferenza, perché in effetti, come ricorda Benedetto XVI nel messaggio per la 99° giornata mondiale delle migrazioni, “prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra. Fede e speranza formano un binomio inscindibile: nel cuore di tantissimi migranti, vi è il desiderio di una vita migliore, unito molte volte alla ricerca di lasciarsi alle spalle la «disperazione» di un futuro impossibile da costruire”.

Asikur e Ashan sono la testimonianza che il senso di alienazione di fronte al futuro incerto non distrugge il sogno di ricostruire, con speranza e coraggio, l’esistenza in un Paese straniero. L’immigrato è viandante, pellegrino di fede e di speranza: sentirsi tale è una condizione difficile da interpretare, a causa di nostalgie e difficoltà impreviste; ecco perché è importante sentirsi sostenuti dalla speranza. E la speranza per i cristiani ha un nome: si chiama Gesù. Anche l’accorato ringraziamento di due studenti di italiano,piccolo segno che si offre da un anno circa per gli immigrati del territorio, ha testimoniato la volontà di attraversare “la vita come un viaggio sul mare della storia, spesso oscuro ed in burrasca”,così ancora il Papa, in cui gli astri, che ci indicano la rotta e ci infondono speranza per la nostra traversata, possono essere un piccolo gesto di attenzione, come un sorriso, un saluto, una chiacchierata, un invito a partecipare alle attività di tutti i giorni: sono luci vicine, di persone, che donano luce, attinta da Cristo, il sole sorto sopra tutte le tenebre della storia.

A concludere il dialogo, un breve test sull’immigrazione, presentato da Sara Lupi, volontaria della ludoteca: come accoglieresti un immigrato? Per scoprire poi il rovescio della medaglia: l’immigrato sei tu! Quello che hai proposto per gli altri, sentilo su di te. Don Akuino,direttore diocesano Migrantes, che ha sostenuto l’iniziativa, ha infine rivolto un commosso saluto a tutti i convenuti, presentando e ringraziando l’equipe di volontari Migrantes,tra i quali Lea Leone, Rosalba Macciocchi, Maria Gismondi. La Fondazione Migrantes ha ora una nuova sede presso il Centro San Luca, dove, tra gli intervenuti alla tavola rotonda, è seguito un piccolo e simpatico momento di condivisione e di gioia”.

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