venerdì 14 ottobre 2016 redazione@sora24.it

GAL chiama Europa: importante convegno sui gruppi d’azione locale a Rocca d’Arce

Sabato 22 Ottobre 2016 a Rocca d’Arce, avrà luogo il convegno dal titolo “GAL chiama Europa: network e governance come fattori di sviluppo sociale ed economico”. Alla presenza di importanti personalità, tra cui la Senatrice Maria Spilabotte, il Presidente di COPAGRI Franco Verrascina, i Consiglieri regionali Daniela Bianchi e Mario Abruzzese, si parlerà del ruolo chiave che i gruppi di azione locale, organismi multisettoriali (enti pubblici, privati, associazioni di categoria) che hanno il compito di sviluppare, attraverso i finanziamenti del PSR, strategie (condensate nei Piani di Sviluppo Locale) e progetti condivisi e tagliati sulle caratteristiche e le esigenze di areali costituiti su base volontaria dai comuni.

Lo spunto di riflessione intende stimolare un dibattito allargato sul seguente quesito: si può riconoscere al GAL il ruolo di “pivot territoriale”, nell’ambito di strategie di sviluppo locale innovative, inclusive e orientate a valorizzare meglio il contributo di tutti i cittadini alla formulazione di tali strategie?

Una siffatta riflessione si impone anche a seguito di dinamiche che derivano, in parte, dall’iter di riforma dell’ordinamento istituzionale – segnatamente dalla L. 56/2014, più nota come “legge Del Rio” – e, in parte, dal sempre più evidente profilo dualistico del sistema economico laziale, in cui operatori economici e cittadini che gravitano nell’economia romana – intesa come economia della città di Roma e della sua prima cintura – hanno ben altre dotazioni e possibilità che non quelli che risiedono nel resto della regione.

I divari di sviluppo fra economia romana ed aree interne e/o palesemente periferiche (quali quelle della dorsale appenninica), peraltro, rischiano di acuirsi ulteriormente sia a seguito dell’attuazione della “legge Del Rio”, in quanto l’istituzione della Città Metropolitana di Roma, inevitabilmente, rafforzerà ancora di più la centralità economica e politica di Roma Capitale, sia a seguito dell’impostazione generale delle politiche di sviluppo della Regione, politiche che sembrano ben poco attente ai problemi e ai fabbisogni di aree interne e aree periferiche.

Infine, sembra alquanto debole la riflessione su quale debba essere il giusto mix di interventi per le “aree urbane” e per le “aree rurali” in una prospettiva di equilibri politici e territoriali sistemica.

Questo breve contributo ha il solo obiettivo di presentare il percorso di ricerca avviato a seguito di riflessioni ed esperienze accumulate durante la fase di costruzione del Gal Terre di Argil, per cui si rinvia a un approfondimento potrà giovarsi anche delle considerazioni venute alla luce durante il convegno del 22.

Quanto sopra indica chiaramente che il percorso di ricerca si snoderà lungo una duplice traiettoria:

1. come “rileggere” in termini innovativi il ruolo dei GAL alla luce di dinamiche politiche-istituzionali che sembrano ormai solo in grado di indirizzare i processi di riforma istituzionale del Paese solo nella direzione di un “alleggerimento” delle istituzioni e dei livelli di governo, finalizzato alla riduzione della spesa pubblica. Il “leitmotiv” da svariati anni è “abolire le Province”, ma la pars costruens è assolutamente nebulosa. Nel momento in cui si abolisce un livello di governo intermedio fin qui cardine dell’ordinamento istituzionale, come si può dare adeguata rappresentanza ai territori intermedi (alle comunità locali ivi residenti) fra Regioni e Comuni? E’ sufficiente rafforzare ruolo e funzioni di Comuni e di altri Enti di secondo livello (Unioni di Comuni e Comunità Montane, tenendo anche conto del fatto che attualmente le Province stesse si possono profilare come Enti di secondo livello)? Nel momento in cui si va anche nella direzione di ridurre il numero delle Camere di Commercio, come dare adeguata rappresentanza alle forze economiche e produttive che operano al di fuori della Città Metropolitana di Roma?

2. come rafforzare progressivamente il profilo di potenziale “cabina di regia” dei processi di sviluppo locale dei GAL.

Il GAL ha già in nuce la missione di svolgere il ruolo di agenzia per lo sviluppo dell’area geografica interessata dal PSL, ma se assumiamo la difficoltà di progettazione “sistemica”, la mancanza di governance bidirezionale in un territorio esteso e attualmente disarticolato come quello delle ex Province, le difficoltà derivanti anche dalle modifiche istituzionali in fieri, possiamo immaginare l’importanza di una “stretta” collaborazione prima istituzionale e poi progettuale fra territori interni e periferici (attualmente senza giurisdizioni “intermedie) e Regione. In tal senso il GAL, che in parte è già un soggetto portatore di un nuovo modello di rappresentanza degli interessi delle varie categorie produttive e sindacali e della società civile, potrebbe rappresentare il soggetto territoriale in grado di recepire, interpretare, promuovere strategie territoriali innovative e più inclusive.

E’ chiaro che, per ipotizzare ciò, bisogna definire il “GAL oltre il GAL, in termini endogeni ed esogeni” (ragionare su eventuali allargamenti della base associativa, sulla costituzione di un organo in grado di “dirigere ed interpretare” attraverso la partecipazione della pluralità di “reti” – imprenditoriali, istituzionali – e, non ultimo, sulla selezione trasparente di figure professionali all’altezza della sfida) e definire, in seconda battuta, un più articolato sistema di “intese” e “protocolli operativi”, con le parti economiche e sociali, con gli enti locali (Comuni e non solo) e con gli enti di governo sovra-ordinati, in primo luogo la Regione.

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