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SORA – Gianni Fabrizio ricorda con affetto Maddalena Del Favero Valente: “Si sentiva Sorana”

domenica 22 aprile 2012     1.381 visite

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Si sentiva sorana, perché il marito Antonio Valente, era nato a Sora. Dal 1975, quando l’ideatore del  nuovo “Carro... (continua)

Si sentiva sorana, perché il marito Antonio Valente, era nato a Sora. Dal 1975, quando l’ideatore del  nuovo “Carro di Tespi”  morì, l’unico scopo di vita della signora Maddalena, fu quello di perpetuare la figura e l’opera del grande architetto, famoso in tutto il mondo. Diceva sempre che Antonio Valente  aveva avuto una personalità poliedrica: architetto, scenografo, regista, costumista, ingegnere, illuminotecnico, progettista, urbanista, pittore e tanto altro ancora. Insomma un talento artistico completo.

L’ho incontrata tante volte. Mi chiamava spesso al telefono dopo che fu favorevolmente colpita da  un mio servizio  apparso nell’edizione diocesana di Avvenire. Mi  riferiva che  seguiva con interesse ogni notizia da Sora. Me lo aveva proposto l’amico e collega  Gino Dell’Unto di far conoscere di più, nel nostro territorio, la figura di Antonio Valente. Da allora fu un continuo susseguirsi di collaborazioni e di una forte amicizia. Ho continuato a scrivere dell’architetto sorano grazie ai suoi originali suggerimenti, alle sue premure, alle sue scoperte ed alla sua convinta volontà che tutti dovessero ancora ammirare e rendere omaggio  al genio di “Valente”. Aveva ragione.

Mi telefonava e mi teneva al corrente delle tante tesi di laurea dei futuri architetti, che lei contribuiva a far scrivere e, in seguito, a stampare. Seguiva gli studenti passo, passo. Mi informava delle trasmissioni televisive dedicate al marito, dei numeri unici delle riviste specializzate.  Le telefonate duravano a lungo. Erano mille le notizie su Valente che voleva,  in ogni occasione, condividere. Mi sommergeva di fotocopie, di articoli e di rassegne stampa che si interessavano dell’alto valore culturale e professionale del marito.

Era felice quando a Sora i giornalisti della carta stampata e parlata, delle radio e delle tv private la intervistavano per scoprire  i meriti del marito. E così esplodeva di gioia per  le iniziative, che voleva sempre più numerose,  delle varie Amministrazioni Comunali, come l’intitolazione dell’Istituto d’Arte, del Parco “A. Valente”,  gli sforzi del preside Luigi Gulia, con il Centro di Studi Sorani “V. Patriarca”, del compianto Alberto Santucci, responsabile dell’Ufficio Cultura del Comune di Sora, del regista Antonio Mantova, delle belle  idee della  direttrice del I Circolo Didattico di Sora, dott.ssa Fiorella Marcantoni,  dell’Officina della Cultura di Carnello, dei sindaci Grazio Annarelli,  Loreto Corridore, Nicola Tersigni, Bruno Paniccia, Enzo Di Stefano, Francesco Ganino, Cesidio Casinelli, Ernesto Tersigni e dei vari assessori alla cultura delle  giunte comunali succedutesi negli anni.

Ricordo una visita, nella sua abitazione in Via della Mercede a Roma, con l’allora assessore Saverio Venditti, accompagnati dal preside Luigi Gulia. Dovevamo concordare una cerimonia a Sora. Al centro del centro di Roma, abitava in una casa bellissima: era un vero museo, un’autentica galleria d’arte.  Le portammo un fascio di rose. Le strinse a sé.  “Queste, ci disse emozionata, le conservo per depositarle sulla tomba dell’architetto  Valente, perché hanno il sapore della terra di Sora”. Noi, però,  le avevamo acquistate  lì vicino,  a due passi fra  Trinità dei Monti e Piazza di Spagna. Ma a lei non lo specificammo più. Per non deluderla, tenemmo per noi quel simpatico segreto e quella “bugia”.

Non c’era Natale o Pasqua che il primo biglietto di auguri a raggiungermi, fosse il suo. Lo riconoscevo per la sua calligrafia inconfondibile e precisa,  scritto con i caratteri  di una maestrina d’altri tempi. Quest’anno a Pasqua non è arrivato nessun biglietto d’auguri, con la firma di  “Maddalena Del Favero Valente”.  Un  segno che non riuscivo a comprendere. Poi, purtroppo,  ho capito. Ed improvvisa  è giunta la triste notizia: Maddalena ci aveva lasciato per sempre. La sua testimonianza, nel ricordo di Antonio Valente, rimarrà unica. Posso solo prometterle, che continuerò a scrivere ed a interessarmi  di suo marito. Ed ora, é doveroso,  anche di lei. No, questa volta, non sarà una bugia.

Gianni Fabrizio

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