15 luglio 2011 redazione@sora24.it
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La via d’uscita dell’Italia in questa crisi

In questi giorni l’Italia e’ sotto “scacco” speculativo. La realta’ e’ che tutto il sistema Europeo e’ sotto attacco, perche’ non piu’ sostenibile. Per l’Italia pero’ non e’ tutto cosi nero. Anche se l’Italia e’ un paese in via di sottosviluppo caratterizzato da un lento processo di deindustrializzazione ed impoverimento sociale questa e’ la via d’uscita dalla crisi, che e’ poi rappresentata dalle opportunita’ offerte dalla nostra ricchezza e dalla larga possibilita’ di intervento sui conti.

Infatti nonostante la decrescita abbiamo ancora:

  1. la terza riserva aurea al mondo (2400 tonnellate);
  2. il piu’ grande patrimonio privato al mondo, in immobili e beni mobiliari, stimato in 8 trilioni di euro (cioe 8 mila milardi di Euro!);
  3. la possibilita’ di manovre di intervento come la tassazione una-tantum forzata dei conti bancari;
  4. un mercato sommerso di 350 miliardi di euro l’anno, cioe l’equivalente di 5 manovre finanziarie e pari al 20% del PIL;
  5. la possibilita’ di generare risparmi riorganizzando seriamente la macchina amministrativa (es. eliminazione delle province che costano 14 miliardi l’anno o macchine blu per 4 miliardi l’anno);
  6. l’opportunita’ di una seria lotta alla criminalita’ organizzata che produrrebbe acquisizione di beni per migliaia di miliardi di Euro;
  7. e qui sono un po provocatorio – tassare la prostituzione cosa che produrrebbe un gettito di 20-25 miliardi l’anno; un punto controverso, ma che altri paesi trattano in modo diretto e senza falsi moralismi.

Questo fa capire che l’Italia e’ un paese ricchissimo ma, a causa della politica nazionale degli scorsi 30 anni, la maggioranza delle persone vive sotto le reali possibilita’ ed il paese non si sviluppa. Alcune delle risorse menzionate sopra non saranno mai rese disponibili per motivi politici, ovviamente. Occorre fare scelte impopolari e rinunciare alla rielezione perche’ molte di esse vedano la realizzazione…. scelta che i politici non faranno mai. Non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello.

Per pura curiosita’ l’immagine su riporta a sinistra l’aspetto di un miliardo di Euro (10 pallet, con banconote da 100 Euro), mentre a destra c’e’ un trilione di Euro (un capannone industriale pieno di banconote da 100 Euro).

In termini piu’ pratici cosa succedera’? La fine dell’Euro? Certo si parla di Euro 2 per i paesi piu’ deboli. Infatti la crisi dei PIIGS è in realtà la crisi dell’Euro, ovvero di una moneta imposta dall’alto a 17 economie. Nello specifico aver obbligato paesi come il nostro ad usare una divisa troppo forte per un economia troppo debole non e’ stato realistico.  La crisi dei PIIGS ha fatto emergere un’insostenibile architettura finanziaria tra i paesi virtuosi dell’Europa del Nord e quelli in quarantena finanziaria dell’Europa Periferica: in poche parole il debito dei paesi deboli è in mano per la maggior parte ai paesi sani e forti, e che sono oggi esposti al ricatto del debitore.

E quindi, nella pratica? Porre massima attenzione a quelli che in passato erano titoli privi di rischio, come un titolo di stato europeo, oggi potrebbero essere i primi investimenti a perdere valore. E si paventa infatti l’idea del default parziale. Cosa significa? Con questo termine si intende il rimborso non integrale dei titoli di stato alla loro naturale scadenza. Si e’ infatti ipotizzato, per il breve periodo, la possibilità di default parziale dal 5% al 25%, a seconda dello scenario, per i paesi PIIIGS (mettendoci dentro anche l’Inghilterra). Cioe’ si perde fino al 25% del valore nominale dei titoli. E questo interesserebbe societa’ di investimento, fondi pensione ed portafogli di investimento personali.

Quindi il suggerimento e’ di evitare la concentrazione di titoli di stato nell’area euro, specie se a tasso fisso e con scadenze molto lunghe. Se poi si volesse scegliere il titolo di stato più sicuro al mondo in questo momento allora si dovrebbe puntare su quelli norvegesi, paese che di entrare in Europa proprio non ne vuol sentire. Ovviamente il suggerimento e’ di farsi consigliare da un esperto del settore.

Opinione personale di Giuseppe Basile – lo scrivente ha conseguito un Master in Finanza al National College di Dublino ma non svolge attivita’ di consulente finanziario.

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