16 novembre 2012 redazione@sora24.it
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I cagnolini intorno al tavolo dei padroni (di Lorenzo Mascolo)

Che le Province vadano abolite tutte o nessuna, non ci piove; che l’accorpamento tra Frosinone e Latina sia un’operazione discutibile, idem; ciò che non capisco è la questione riguardante il titolo di “capoluogo”, alias uffici e centri di potere. In sostanza: potrei sapere su quale base si afferma che il Tribunale, la Prefettura, la Questura, e qualsiasi altro ufficio pubblico di un certo livello, che, badate bene, crea anzitutto economia per una città – tra shopping, pranzi, cene, caffè e pernottamenti in albergo – debba stare a Frosinone per definizione?

Nel 1927 anche noi avevamo la sottoprefettura di Terra di Lavoro: ce la tolsero. Anche noi avevamo la sede della Banca d’Italia: fu trasferita a Frosinone. Ebbene? Non mi pare che abbiamo fatto tante storie, anche perché fu un regime a decidere per noi. Oggi sta accadendo la stessa cosa al contrario, e mi fa specie che TUTTI politici sorani, sotttolineo TUTTI, non reagiscano facendo sponda con il Governo e difendendo l’abolizione di Frosinone capoluogo, una cosa grandiosa per Sora.

Perché Sora non può aspirare ad avere la Questura invece del Commissariato? E la Motorizzazione Civile? E il Tribunale? E il Dea di 2° livello per l’Ospedale SS.Trinità? Perché esistono le Province. Nel 1926 Frosinone aveva meno abitanti di Sora, ma fu ugualmente elevata a Provincia dai fascisti. Nel 1951, subito dopo la Guerra e a 25 anni dall’istituzione della Provincia di Frosinone, Sora resisteva ancora con i suoi 23707 abitanti, mentre Frosinone ne aveva appena 900 in più, 24688. Oggi Sora conta 26664 anime, mentre il Capoluogo ne ha ben 47814. I numeri appena menzionati spiegano chiaramente cosa significa essere capoluogo di provincia e cosa significa non esserlo.

Se i politici locali non si ribellano a questo status vuol dire che accettano di buon grado la subordinazione politica di questa città in cambio di qualche briciola che cade dal tavolo di chi comanda, un po’ come fanno i cagnolini quando scodinzolano intorno al padrone che mangia. E, cosa ancor peggiore, non intendono muovere un dito affinché tale umiliante schiavitù finisca e i Sorani possano giocarsi le proprie carte alla pari con chi è attualmente avvantaggiato da una posizione istituzionale più prestigiosa. In parole povere, essi non hanno il coraggio di lottare per riportare Sora ai fasti di un tempo, quando era la città più importante di tutto il Basso Lazio.

Se così è ci risparmino, nei prossimi mesi, le loro “omelie” di piazza sull’isolamento politico della nostra amata, perché i responsabili di questa situazione sono proprio loro. Che da decenni portano acqua ai mulini di tanti candidati forestieri; i quali, per carità, fanno benissimo a comparire due-tre volte ogni cinque anni a Sora, tornando poi a casa con migliaia di voti nel paniere: del resto, se c’è chi gli offre la città incantenata e a gambe spalancate, perché non approfittarne?

Lorenzo Mascolo – Sora24

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