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I sordi invisibili

Articolo letto 518 volte dal 27 maggio 2011
       
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    I sordi invisibili

    I sordi invisibiliScrivo due parole sulle manifestazioni a favore della LIS che hanno avuto luogo a Roma in questi giorni. Si fa presente che durante le audizioni svolte alla XII Commissione Affari sociali della Camera, il giorno 24 maggio scorso, il Comitato Nazionale Genitori Familiari Disabili Uditivi, l’Associazione Provolo e la FIADDA (famiglie italiane associate per la difesa dei diritti degli audiolesi) si sono pronunciate contro l’approvazione della legge, a favore erano invece l’ENS, le due associazioni di interpreti gestuali ANIMU e ANIOS nonché la scuola ISSIS (Istituto Statale di Istruzione Specializzata per Sordi).

    Vogliamo sottolineare che noi siamo contrari all’approvazione della LIS perché dietro l’approvazione medesima si celano solo interessi di carattere strettamente economici e non la cura della sordità. Ricordiamo inoltre che per tutti coloro che utilizzano o desiderano utilizzare la comunicazione gestuale, (la cosiddetta LIS) il diritto è già tutelato consolidato dalla Legge quadro n.104/92 (art,8 e 9) e per la frequenza all’Università dalla Legge n.17/99.

    Non è neppure possibile parlare di bilinguismo per i bambini audiolesi perché, come già affermato dalla Comunità Scientifica, durante l’audizione alla XXII Commissione della Camera del 18 maggio, essi tenderebbero a preferire il canale visivo integro, e quindi l’uso della LIS, a quello uditivo, deficitario, a danno dell’abilitazione orale e a scapito dell’apprendimento della lingua orale.

    Gli audiolesi, nati o diventati sordi profondi bilaterali entro il terzo anno di vita ed unici ad avere problemi nell’apprendimento della lingua, sono in Italia lo 0,04% della popolazione, cioè solo 23.000 su 60 milioni di abitanti, con in media 2 nati all’anno per provincia. Di questi 23.000, oltre il 90% ha genitori udenti.

    La dispersione geografica di questi in tutto il paese, insieme alla mancanza di una radice culturale comune fa cadere i presupposti per una comunità e quindi per una lingua naturale e identitaria dei sordi. La LINGUA NATURALE DEI SORDI E’ LA LINGUA ORALE, LA LINGUA ITALIANA infatti i bambini nati sordi hanno la lallazione e non iniziano a “naturalmente” a gestire!

    La sordità è una disabilità e non può costituire tratto aggregante di una comunità. Chi sostiene il riconoscimento della LIS deve essere conscio che questo significa un cambiamento di status per cui i sordi non sarebbero più disabili, ma appartenenti ad una minoranza linguistica. Ne consegue che essi dovrebbero rinunciare a tutte le tutele economiche, sanitarie, sociali e lavorative previste dalle norme sulla disabilità per usufruire altresì di quelle previste per le minoranze linguistiche. In sostanza si deve scegliere se essere disabili o minoranza linguistica, le due cose sono tra loro incompatibili.

    Come già sostenuto dalla Comunità Scientifica, se viene messo in atto un adeguato protocollo sanitario, educativo e scolastico TUTTE LE PERSONE AUDIOLESE POSSONO PARLARE. “È solo la lingua che ci fa uguali” (don L. Milani), come dimostrato da tutte le persone audiolese che parlano e sono quindi INVISIBILI, INTEGRATE nella società di tutti.

    Per raggiungere l’obiettivo della piena inclusione, come la Comunità Scientifica ha riaffermato, è necessaria la messa in atto di un adeguato protocollo sanitario, educativo e scolastico che sia unico a livello nazionale e non disomogeneo a seconda delle diverse politiche Regionali.

    Nello specifico, tale protocollo comprende screening neonatale, diagnosi, protesizzazione o impianto cocleare e abilitazione alla parola. È solo in questo modo che i nostri figli saranno liberi dall’handicap dato dal deficit uditivo e dall’assenza della lingua orale e la loro disabilità sarà minimizzata, con grande vantaggio sociale economico e culturale.

    Per il Comitato Nazionale Genitori Familiari Disabili Uditivi: Laura Brogelli e Cesarina Pibiri


    27 maggio 2011 | 11:56
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