19 luglio 2013 redazione@sora24.it
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“I Tasseteglie”: una volta albero della morte, oggi albero della vita (di Laura Urbano)

Pianeta Natura. La conoscenza porta alla consapevolezza, la consapevolezza porta al rispetto. È questo l’intento di questa rubrica, quello di far conoscere in maniera più approfondita la natura che ci circonda per sentirsene partecipe, amarla e tutelarla nelle sue meraviglie.

Il fatto di poter individuare con più facilità le specie di piante ma anche di animali che ci circondano ci rende meno indifferenti e più attenti nei comportamenti, al fine di poter trasmettere sensazioni ed emozioni e soprattutto abituare i nostri figli ad osservare ed ammirare non solo a guardare inconsapevoli.

1-    L’albero della morte: il tasso.

“Esternamente il tasso è un albero ruvido, duro e saldamente piantato, protettore del fuoco, la gioia della casa. Il tasso è l’albero più verde dell’universo, ma quando brucia dardeggia”(antico poema runico).

Per i romani il tasso era una pianta strettamente connessa con l’idea della morte, soprattutto violenta. Taxus veniva etimologicamente collegato a freccia e la pianta era dedicata alle Furie. Diversi autori, da Plinio a Seneca, lo collocavano nel “paesaggio” degli Inferi, ed essendo simbolo di morte veniva spesso  piantato nei cimiteri.

La fama di pianta letale ha accompagnato il tasso fino al Rinascimento. Da questo periodo  in poi ha cominciato a trovare impiego come sempreverde da far crescere appartato e mescolato a piante di altre specie sempreverdi.  L’uso rimane ancora saltuario considerato che il tasso si era caricato di significati oscuri e pericolosi. Il tasso rappresentava nei simbolismi medioevali e rinascimentali non solo l’idea di morte ma anche di peccato e di eresia. ( Levi D’Ancona 1977). Anche nel medioevo il Taxus Baccata L. aveva trovato impiego in Italia solo come pianta cimiteriale.

Nell’occidente transalpino essendo il tasso una pianta velenosa veniva collegata alla morte e conseguentemente dedicata alle divinità dell’aldilà. L’uso funerario del tasso comportava che in alcuni paesi del centro Italia il giorno della commemorazione dei defunti veniva portata in processione al cimitero una corona realizzata con foglie di tasso.

Il tasso cominciò ad essere rilanciato con l’utilizzo dello stesso nei giardini di ville, monasteri e parchi. Claude Monnet ( il giardiniere di Enrico IV) e suo figlio Andrè in occasione della creazione di giardini e terrazze esaltarono e consigliavano l’utilizzo del tasso. Gaetano Savi (1811) scriveva: “soffre benissimo la potatura, ed è eccellente per formar siepi, muri di verzura, obelischi, piramidi, e qualunque altra figura che piaccia dargli giacché accomoda a tutti. … si moltiplica per margotta e mazza”.

Il tasso è una specie dalla riproduzione complessa e articolata che si palesa con strategie differenti a seconda delle condizioni dell’ambiente. Quando sono meno favorevoli si affermano le piante maschili altrimenti quelle femminili. Nel caso in cui la situazione dovesse modificarsi si può assistere ad una inversione di tendenza sessuale quale risposta appropriata alla situazione contingente. In condizioni particolarmente critiche la fioritura interesserebbe entrambi i sessi per garantire le maggiori probabilità di riproduzione (per autogamia).

A tale capacità di adattamento riproduttivo va in qualche modo legata la sopravvivenza del tasso dal Terziario fino ad oggi o comunque la sua presenza in colonie sporadiche anche nel territorio dei monti Ernici. Il tasso è comunque presente in Europa in quasi tutto il territorio coperto da foreste di tipo temperato. La sua distribuzione è caratterizzata da una esasperata discontinuità dei popolamenti nonché da una ridotta consistenza numerica delle singole popolazioni. In Italia nello specifico è spesso legato alle faggete di quota intermedie. Il Taxus Baccata L. è caratterizzato da una notevole longevità. Individui plurisecolari  sono presenti anche nel Lazio (es. Trisulti).

La tossicità del tasso è dovuta dalla presenza di un alcaloide, la tassina, la quale si localizza principalmente nelle foglie, e la cui concentrazione aumenta durante i periodi invernali forse quale strategia difensiva contro il morso degli animali erbivori. Il frutto è costituito dal seme verde circondato da una bacca carnosa e vischiosa di colore rosso e sapore dolciastro. Plinio il Vecchio descriveva la mortalità causata dai frutti del tasso precisando che addirittura lo stesso legno può indurre la morte, tanto che si sono verificati avvelenamenti provocati dal vino contenuto in recipienti realizzati con legno di tasso.

Inoltre con i veleni ricavati dalla pianta, detti tassici, da cui l’aggettivo “tossico”, venivano intinte le frecce che così acquisivano un effetto letale. Secondo il Mattioli (medico e botanico, 1557) le foglie del tasso ingerite risultano mortali per il bestiame non ruminante e quindi nello specifico per gli equini.

Il legno era un tempo molto ricercato per la sua flessibilità nonché per i colore e la durezza. Virgilio nelle “Georgiche” ci descrive l’impiego del legno del tasso per costruire archi. In alcune zone il legno di tasso veniva utilizzato per costruire gli anelli di legno sui basti degli animali da soma o per le parti ricurve del giogo dei buoi o per la costruzione delle mangiatorie. Spesso il legno veniva anche utilizzato come architravi, nella realizzazione di porte e finestre o addirittura come traversine per le rotaie.

Considerato da sempre albero della morte il tasso si può forse ora definire “albero delle vita o della rinascita” grazie alla scoperta di un alcaloide, il taxolo il quale possiede importanti proprietà anticancerogene (Wani 1971, Kouros  Suffuse 1978, Rose 1992, Arbuck 1992). Estratto inizialmente dalla corteccia è stato rinvenuto anche nel fusto, negli aghi e nelle radici, la cui utilizzazione sta impoverendo e distruggendo molte specie.

“I Tasseteglie”

Prendendo la strada che porta al rifugio Trombetta nei pressi dei Tre Valloni si prende il sentiero di sinistra e lo si percorre per ca. 3 chilometri. Dove il sentiero piega a sinistra di novanta gradi, all’ingresso del vallone del Melangoro, ci si imbatte in una porzione di faggeta che ospita alcuni esemplari di  tasso.

Il percorso che porta al bosco di tasso presente sulle nostre montagne  è accidentato ma meraviglioso nella sua scoperta. Durante il tragitto le emozioni e le sensazioni sono ampie e variegate e donano un senso di tranquillità. Guardandosi intorno ed allontanando la mente dalle contraddizioni quotidiane si osservano: sassi che raccontano nelle loro forme stravaganti, passaggi di mille stagioni; radici che abbracciano il terreno e formano sembianze di personaggi fatati; insetti che volteggiano e coprono l’aria di voli colorati, ci si sente  inebriati da un forte odore di vita e di eterno benessere.

Buona passeggiata.

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