domenica 27 dicembre 2015 redazione@sora24.it

“Il malato immaginario” di Molière: «L’uomo, le sue contraddizioni e il pericolo che si annida in esso»

Domenica 27 Dicembre ore 17:30 presso Auditorium "C. Baronio" di Sora, andrà in scena "Il malato immaginario" di Molière, regia di Ivano Capocciama

È la prima volta, dopo molti anni, che mi accingo a rimettere in scena Il malato immaginario. Non vi nascondo l’ansia e la grande responsabilità che pesa sulla mia creatività.

Nel mio percorso, ho attraversato vari generi teatrali, semmai si potesse parlare di “generi”, per quanto riguarda l’arte teatrale. Ho percorso strade, spesso contraddittorie e tortuose, che mi hanno condotto verso regioni del processo creativo che mai avrei immaginato di scoprire.

L’uomo, le sue contraddizioni e il pericolo che si annida in esso: queste sono le tematiche che mi sono sempre state a cuore e che, in tutta la drammaturgia da me vissuta e sviscerata, ho tentato di portare alla luce. Sappiate che esiste una sola meraviglia, al mondo, ed una sola maledizione: l’essere umano. L’uomo, pertanto, mi ha sempre affascinato e spaventato. Coltivo una misantropia che dipinge l’umanità, davanti ad i miei occhi, come un caleidoscopio frammentario di ombre ed immagini complesse che si manifestano in quanto proiezioni di malattie, desideri, sogni infranti, frustrazioni, idee, ectoplasmi di ricordi. Nel corso del mio tempo teatrale, ho provato a raccontare l’uomo e a declinarlo attraverso molteplici aspetti. In questo periodo della mia vita, il testo di Molière diviene il pre-testo per un’indagine “monomaniaca” dell’individuo. Il malato immaginario è la storia di un male senza il male, il racconto di una fissazione mostruosa che genera mostri, il desiderio di una guarigione che non arriva mai se non amplificando il sentore e il timore del male, il percorso di un uomo che chiude se stesso in una claustrofobica Tomografia Assiale Completa che ha nome: palcoscenico. Molière, gentili spettatori, non vuole farci ridere, attraverso i suoi complessi giochi sintattici ma, piuttosto, rievoca – nell’intimo di un animo tormentato – il tracollo di un’intera umanità. Eccola, forse, la grande responsabilità: nella storia de Il malato immaginario ho percepito il germe di una Apocalisse, il virus di un male collettivo che, con estrema gentilezza, sarò costretto a contagiarvi.

Con stima e profondo rispetto
Ivano Capocciama

il malato immaginario

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