25 aprile 2012 redazione@sora24.it
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Il ricordo del poeta Riccardo Gulia per iniziativa del Centro di Studi Sorani “V. Patriarca” a 25 anni dalla morte

E i’ gode se ‘nna pàggena ‘e lla mia, po’ fa scurdà’ cà’ pena a chi patisce”. Sono questi alcuni degli indimenticabili versi in dialetto sorano, tra i più famosi e suggestivi di Riccardo Gulia che lunedì, 30 aprile, alle ore 18,30, a 25 anni dalla sua scomparsa, sarà ricordato presso la Sala Polifunzionale, in Piazza C. Mayer Ross, nell’ambito degli incontri organizzati dal Centro di Studi Sorani “V. Patriarca”. All’incontro, patrocinato dal Comune di Sora, Assessorato alle politiche culturali, il colonnello Vincenzo D’Alfonso leggerà alcuni testi del poeta sorano, con l’intervento musicale del maestro Domenico Rocco Merolle. Era doveroso fare memoria di Riccardo Gulia, dell’uomo, del poeta, dell’artista, ma soprattutto del “sorano”. Commerciante non certo per vocazione, dopo gli anni di studi tecnici presso il Regio Istituto “Cesare Baronio”, Riccardo Gulia, nella giovinezza, si è dedicato al teatro come autore di drammi e di commedie e come attore nella Filodrammatica sorana “Giosuè Borsi”, fondata e diretta da don Giuseppe Piccirilli – già condiscepolo di Angelo Roncalli, il futuro Giovanni XXIII  e nella Filodrammatica “Francesco Biancale”, fondata e diretta da Tullio Mezzasoma. Presidente interdiocesano degli Uomini di Azione Cattolica negli anni Cinquanta, collaborò attivamente con l’Opera Diocesana delle Vocazioni Sacerdotali. Cavaliere dell’Ordine Pontificio di S. Gregorio Magno; Medaglia d’oro dell’Ente Provinciale per il Turismo di Frosinone e dell’Accademia Tiberina di Roma. La sua vastissima produzione poetica, prevalentemente in vernacolo, è raccolta in alcuni volumi e disseminata in numerosi fogli, con disegni di Alfonso Capocci e Giovanni Leonetti, oltre che sul periodico “Vita Sorana” anche in varie antologie e riviste. È ritenuto il più fecondo degli autori in dialetto sorano. Una prima silloge della sua produzione in versi, in cui prevale il tono satirico, fu pubblicata nel 1935, con il titolo Cancéglie, e dedicata a Clemente Merlo, maestro dei glottologi, professore all’Università dei Pisa, autore nel 1919 della Fonologia del dialetto di Sora. Ricordiamo ancora: Cancéglie!…, prefazione poetica di Vincenzo Patriarca, disegni di Domenico Biancale, Sora 1935; II edizione, Roma 1960, con lettera di Clemente Merlo, prefazione di Vincenzo Patriarca, disegni di Domenico Biancale, Alfonso Capocci, A. Cassinis; III edizione, Casamari 1969, prefazione di Vincenzo Patriarca, disegni di Domenico Biancale e Alfonso Capocci; Le camète ‘e nonnò, prefazione e “commiato” di Vincenzo Patriarca, disegni di P. Conflitti, D. Biancale, V. Patriarca, Casamari 1964; I consiglie che nen se pàiene, Raccolta di modi di dire e proverbi in uso nel dialetto di Sora, prefazione di Nicola Solimena, disegni di Alfonso Capocci, Casamari 1973; Sora città mariana, con un disegno di Alfonso Capocci e 29 foto, Sora 1973;  Penna ‘e Sora, Antologia di versi dialettali sorani, a cura di Luigi Gulia e Franco Urbano, Sora 1979-80; Cancéglie!… e altre poesie. Antologia di versi dialettali, in Omaggio al dialetto, Atti del Convegno per gli ottant’anni del poeta Riccardo Gulia, Sora 30 marzo 1985, a cura di L. Gulia, Sora 1986; La partita ‘e je préte, poesia datata 21 giugno 1945, pubblicata postuma in resénte chist’addore. Omaggio a Riccardo Gulia, a cura di L. Gulia, Sora 30 aprile 2000. Riccardo Gulia, 1905-2005, Silloge di poesie 1935-1984, distribuita agli studenti degli istituti scolastici di Sora, nell’ambito delle iniziative promosse del Centro di Studi Sorani in occasione del centenario della nascita di R. Gulia, omaggio della tipografia Arti Grafiche Pasquarelli di Sora e dello Studio di Grafica Gabriele Pescosolido di Sora. Liriche e canzoni di Riccardo Gulia – alcune con successo discografico – sono state musicate da Francesco Marchesiello, O. Marsella, R. Di Cesare, Ovidio Sarra, Giovanni Di Giovanni, Don Vincenzo Carbone, Rodrigo Di Rocco, G. Sangermano, Antonio Cedrone, Walter Rizzati, Iacopo Napoli. Nel 2003 è uscito postumo, per iniziativa del Centro di Studi Sorani, con il patrocinio della Regione Lazio, Assessorato alla Cultura-Sport-Turismo: Cancéglie. Poesie in dialetto sorano lette dall’Autore, un triplo “C D” che raccoglie oltre 70 sue poesie, tratte da registrazioni effettuate da Italo Vittorio Pisani. Nel 1986 Riccardo Gulia fu tra i premiati dell’XI edizione del premio letterario “Val di Comino”. La sua, perciò, è stata una produzione unica, eccezionale, di altissimo valore poetico, umano, religioso e sociale. Il preside Luigi Gulia, ricordando lo zio, ha dichiarato: “La poesia di zio Riccardo canta il cuore più autentico della nostra soranità, che apre alla cordialità, all’ospitalità, ai valori della tradizione religiosa, alla contemplazione della bellezza, alla sana ironia, all’umorismo che restituisce il sorriso anche nei momenti più amari e difficili.  Tra i motivi affettivi e culturali è sempre pressante il  mio impegno, assunto con lo stesso zio Riccardo prima della sua morte,  a curare personalmente la sua opera omnia, grazie anche alla disponibilità dei miei cugini, che di fatto mi hanno affidato manoscritti e materiali vari. Questo affinché la lingua di Sora, nobilitata dalla musicalità poetica di zio Riccardo, continui ad essere riferimento di affetti e di tradizioni, ma anche fonte di studio oltre i confini del nostro territorio. Zio Riccardo amava confessare, ed io l’ho ripetuto e  scritto, “commerciante ce so’, ma sbagliate”, perché la sua vera vocazione era quella del maestro di scuola elementare. In fondo la sua poesia esprime questa attitudine a confidare insegnamenti di vita. Ricordo e ritengo che l’ intitolazione della Scuola Primaria  di San Rocco è stato quasi il conferimento, post mortem, del diploma di Abilitazione Magistrale ad honorem, un riconoscimento che lo  riporta sempre  in vita attraverso la intramontabilità dei suoi versi”.

In un recente scritto intitolato:“La poesia, ovvero ‘l’oro di Sora’ di Riccardo Gulia”, il poeta Gerardo Vacana ricorda che Riccardo con i suoi versi “riesce a darci un quadro molto vivo degli avvenimenti e dei mutamenti più importanti del Novecento, che quasi sempre lo hanno coinvolto personalmente”. La sua, aggiunge ancora Vacana, “è una poesia nutrita di umori, sentimenti, passioni, idee, ma tutte incarnate da personaggi veri e parlanti il dialetto sorano. Per tale aspetto Gulia può essere definito un poeta (neo)realista, mentre per l’ispirazione religiosa e le attitudini meditative è un poeta metafisico. Per gli stessi motivi, la sua opera è anche una storia poetica della Sora a lui contemporanea. L’inesauribile vena umoristica, unita all’affetto e alla fedeltà per il mondo della sua infanzia, rappresentato come un teatrino, mi incoraggiano ad associare il suo nome a quello di un grande scrittore napoletano, che mi fu e mi è ancora caro, Giuseppe Marotta”.

Gianni Fabrizio

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