22 dicembre 2014 redazione@sora24.it
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Il Sora Calcio è sentimento e non conosce sconfitta: teorema dimostrato ieri, per l’ennesima volta

Quel calcio di rigore lo avremmo sbagliato anche noi, perché in partite del genere s’immagina il boato dei tifosi e la festa sotto il settore ancor prima di calciare il pallone. Puntualmente, quindi, si sbaglia il tiro. Può accadere a tutti, anche nel torneo del quartiere: è una questione di emozioni. In qualsiasi altro stadio e contro qualsiasi altra squadra, quel pallone sarebbe finito dentro perché Wilson Cruz da Silveira è un campione, non un brocco. Il problema è che, oltre ad essere un campione, viene dal Brasile, paese dove il calcio è religione e dove il tifo è emozione. Cruz ha sbagliato il rigore solo perché sognava di abbracciare i tifosi del Sora dopo il goal, quindi è come se avesse segnato.

Il suo penalty è l’emblema di una giornata in cui le emozioni degli stupendi tifosi sorani sugli spalti, che dopo 24 anni tornavano ad occupare le gradinate del Nazareth e che per l’ennesima volta hanno dimostrato di essere un lusso per questa categoria, si sono fuse con quelle dei calciatori in campo, che mai quest’anno erano stati oggetto di un tifo così numeroso. La sintesi dei due stati d’animo ha determinato una sconfitta che, guardando la classifica, non prevedibile, ma, osservando la situazione oggettivamente dall’esterno lo era eccome. I derby del resto sono così: la grande Roma di Liedholm, Di Bartolomei e Falcao, ad esempio, nella stagione 83-84 non riuscì ad avere ragione della Lazio di Batista e Laudrup che lottava per la salvezza.

Paradossalmente sarebbe stato peggio vedere in mezzo al campo undici robot divorare l’avversario senza mostrare la minima reazione interiore al possente urlo della Nord Sorana, giunta ad Isola con circa 700 unità festanti. La nostra curva voleva caricare i giocatori, farli emozionare: i giocatori si sono emozionati, quindi l’obiettivo è stato raggiunto. Purtroppo sono stati anche meno lucidi del solito, ma questo significa che non sono dei mercenari e che si sono affezionati a noi. Uno di loro, tra l’altro, ieri sera ha scritto su Fb di essere orgoglioso di indossare la Maglia del Sora: leggere una frase così dolce fa dimenticare qualsiasi sconfitta. In definitiva ieri pomeriggio è stato dimostrato per l’ennesima volta il teorema secondo il quale il Sora Calcio è sentimento e non conosce sconfitta.

Lo spettacolo ammirato sugli spalti da chi c’era ed ascoltato via radio da chi è rimasto a casa deve essere un punto di “ripartenza”, per noi e per i ragazzi in campo, che meritano tutto il nostro sostegno in quanto hanno dimostrato di essersi legati a noi, soprattutto meritano una presenza massiccia allo stadio a cominciare dalla prossima partita in casa contro l’Aprilia, decisiva per capire se possiamo continuare a sognare o se dobbiamo ricominciare a guardarci le spalle. Sarà una gara difficilissima, perché i pontini sono a soli tre punti da noi e cercheranno di raggiungerci. Ma se in curva ci fossero i 700 di ieri non ci sarebbe storia: 3-0 secco per noi.

Prima di chiudere rivolgiamo i nostri auguri natalizi ai ragazzi della Curva Nord Sorana che ci hanno sempre creduto e continuano a crederci, per un 2015 ricco di trasferte di massa, tifo assordante in casa e… una grande festa a Maggio; ai giocatori del Sora affinché abbiano tutto quel che meritano per quanto ci hanno regalato finora e vivano… una grande festa a Maggio; all’intera dirigenza societaria, affinché venga letteralmente rapita e mai più rilasciata da un devastante amore per la Maglia del Sora e affinché viva… una grande festa a Maggio.

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