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Istituto Santa Giovanna Antida: il Carnevale e la favola di Cappuccetto Rosso

Pubblicato ilgiovedì 11 febbraio 2016   
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Hanno avuto inizio il giovedì grasso i festeggiamenti del Carnevale per i bambini della scuola dell’infanzia dell’Istituto Santa Giovanna Antida, con una festa in maschera allietata da animatrici, e sono terminati con la partecipazione alla parata dei carri allegorici svoltasi tra le vie di Sora, dove hanno rappresentato la favola di “Cappuccetto Rosso”.

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“Cappuccetto Rosso”, una delle favole europee più popolari al mondo, a cui i bambini della scuola dell’infanzia hanno preferito cambiare il finale. Alla fine, il lupo cattivo non mangia la nonna e la nipotina, nè il cacciatore è costretto a tagliargli la pancia, ma dopo essere caduto e aver battuto la testa diventa buono e se ne va a passeggio tranquillamente con le due protagoniste.

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Come i sogni, anche le favole hanno qualcosa da raccontare su noi stessi, su come siamo e potremmo essere, sono “le fiabe che curano”. Quella di “Cappuccetto Rosso” è una favola antica quanto attuale nel mondo moderno, proprio nel tema dei pericoli in cui ci si può imbattere nel corso della vita e di come imparare a riconoscerli e superarli. La mamma si raccomanda con la bambina perché si guardi dal lupo, sconosciuto ma seducente e pericoloso. Il lupo, una forza sempre presente in ognuno di noi, che non sempre riusciamo a riconoscere ed identificare, ma che va affrontata e superata.

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Il finale della favola, stavolta, incontra un lupo che diventa buono e amorevole. E’ la voglia di cercare e trovare in ognuno di noi, in ogni situazione negativa un’immagine positiva, il bisogno di esorcizzare, essere rassicurati dalla paura, dalla tristezza, dall’ingiustizia su cui le uniche forze che trionfano sono l’amore e la bontà. Ecco allora il simbolico lancio dei palloncini dei bambini al cielo, alla fine della parata carnevalesca. Ogni palloncino porta in sé una storia, di quelle storie che magari contengono sofferenza, sacrificio, paure. Lanciati, si innalzano verso il cielo, perdendosi nell’abbraccio dell’infinito, pregno di speranza e di raggi di sole che riscaldano i cuori nella certezza che l’amore e la bontà vinca tutto.

Maria Giuseppina Bianchi

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