lunedì 16 gennaio 2017 redazione@sora24.it

La bellissima storia di Edoardo, bambino sorano nato prematuro nell’unità di Neonatologia dell’Umberto I di Roma

In questo articolo pubblicato dal portale www.neonatologiaroma.it, che riportiamo fedelmente di seguito, la bellissima storia del piccolo Edoardo, bambino sorano nato dopo appena 30 settimane di gestazione. Nella foto di copertina, piccolo fotografato qualche giorno fa insieme alla madre Alessandra Di Cosmo.

«“Una settimana prima di partorire, mi è capitato di vedere al telegiornale un servizio sui nati pretermine girato nell’unità di Neonatologia dell’Umberto I. Mi ricordo di aver pensato che sicuramente a me non sarebbe capitato, d’altra parte fino a quel momento non avevo avuto nessun problema nel corso della gravidanza. E invece, appena una settimana dopo, mi sono ritrovata proprio in quella struttura, accanto a mio figlio, nato prematuro”.

Quando la signora Alessandra ripercorre la storia della nascita del suo primo figlio, Edoardo, la mente le ritorna a quella particolare coincidenza. A quel reparto che pensava di non dover vedere, se non in tv, e che invece è stato il teatro della battaglia che suo figlio ha combattuto nei primi mesi di vita. Nella notte del 27 settembre 2015 Alessandra si sveglia perché sente dei dolori, corre all’ospedale di Sora, dove abita insieme al marito. I medici capiscono che sta per partorire e la trasferiscono in ambulanza all’Umberto I di Roma. Durante il viaggio fanno di tutto per tentare di farle portare avanti la gravidanza il più possibile ma, alle 7:55 del 28 settembre, dopo appena 30 settimane di gestazione Edoardo nasce.

“Pesava appena 1200 grammi, mi ricordo che ho fatto appena in tempo ad arrivare nella sala parto dell’Umberto I – racconta Alessandra. All’inizio me lo hanno anche fatto tenere in braccio per qualche istante, perché riusciva a respirare da solo e poi lo hanno portato nell’Unità di Terapia intensiva neonatale. Io, appena ho potuto, sono scesa per vederlo. Prima di farmi entrare, la psicologa Sarah Gangi ha cercato di prepararmi all’impatto con la realtà della Terapia intensiva neonatale e mi ha anche spiegato che spesso con i nati pretermine i rischi erano sempre dietro l’angolo”.

Nonostante le spiegazioni della dottoressa, il primo impatto con il reparto si rivela traumatico per la signora Alessandra: “Vedere Edoardo per la prima volta in quel contesto, piccolissimo dentro all’incubatrice, con indosso solo una cuffietta e collegato al respiratore è stato terribile. Essere lì accanto a tuo figlio ricoverato ti fa sentire impotente, per fortuna la dottoressa Gangi mi ha aiutato ad accettare la situazione”. Nella Terapia intensiva il piccolo Edoardo resta per 11 giorni. Le sue condizioni, infatti, migliorano a poco a poco, fino a rendere possibile un trasferimento nell’area di Terapia subintensiva.

“Io partivo tutti i giorni da Sora per potergli stare accanto – racconta Alessandra –. Mi ricordo che alcune volte, quando arrivavo al reparto lo trovavo chiuso per emergenza. In quelle occasioni insieme agli altri genitori aspettavamo fuori, tutti preoccupatissimi perché non era possibile sapere qual era il bimbo che stava male fino a quando l’intervento dei medici fosse finito”.

La spola fra Sora e l’Unità di Neonatologia del Policlinico Umberto I di Roma, per la mamma e il papà di Edoardo, dura quasi 54 giorni. “Durante il ricovero, io e mio marito contavamo i giorni ad uno ad uno, nell’attesa di poter portare a casa con noi nostro figlio – sottolinea la mamma –. Mentre era nell’Unità di Neonatologia, Edoardo ha dovuto affrontare molte difficoltà. Ha avuto un’emorragia cerebrale poco dopo la nascita, ed ha avuto bisogno del gavage per essere alimentato. Inoltre, aveva una dilatazione delle anse intestinali e qualche piccolo problema al cuore e agli occhi. Insomma, ha combattuto tante battaglie durante la sua permanenza in ospedale, ma è stato molto forte e le ha vinte tutte”.

Al momento delle dimissioni, Edoardo pesava 2500 grammi, oggi pesa 8 chili e mezzo. Sta bene, e l’emorragia cerebrale non sembra aver causato lesioni. Ogni due mesi la mamma e il papà lo portano a Roma per farlo sottoporre a dei controlli. I tempi del ricovero sembrano ormai un ricordo lontano.

“Durante quel periodo ci ha aiutato tanto la presenza del professor De Curtis – sottolinea la signora Alessandra – Tutti i giorni controllava ogni bambino ricoverato, incubatrice per incubatrice, e parlava con noi genitori. Solamente vederlo in azione ci rassicurava. Anche le infermiere ci hanno dato un grande aiuto. Nonostante stessimo passando un’esperienza drammatica, riuscivano sempre a donare un po’ di serenità sia a me sia a mio marito. I primi giorni nel Reparto anche il cambio del pannolino di Edoardo ci sembrava un’esperienza drammatica. Loro erano sempre lì ad aiutarci e a rassicurarci”.

Nonostante sia trascorso oltre un anno dalla dimissione del piccolo Edoardo, dal racconto della signora Alessandra trapela ancora un grande sentimento di gratitudine nei confronti delle persone che sono state accanto a suo figlio nel corso della sua battaglia: “L’Unità di Neonatologia dell’Umberto I è una famiglia dove nessuno ti abbandona né ti fa sentire solo – conclude la signora Alessandra –. C’è tanta umanità, io ho dovuto girare molti ospedali e mi sono accorta che non è ovunque così. Loro svolgono il loro lavoro con amore. Per questo motivo mi sento di dire alle mamme che adesso stanno passando quello che ho passato io nella Terapia intensiva dell’Umberto I di affidarsi a queste persone in modo che possano fare al meglio il loro lavoro. E se un giorno per qualche problema non possono andare nel reparto per assistere il loro bambino, non devono preoccuparsi, perché non ci sono mani più sicure a cui affidare i loro figli”».

Fonte: Neonatologia Roma

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