13 maggio 2015 redazione@sora24.it
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La furia di Federico II su Sora: ecco l’enorme olio su tela realizzato in Comune dal Maestro Notari

Il Comune di Sora si arricchisce di una nuova e monumentale opera di alto valore artistico. Il Maestro Antonio Notari ha realizzato un enorme olio su tela che sarà collocato nella istituzionale cornice della Sala Consiliare. “Ringrazio l’Associazione “Osservatorio Europa” che ci ha consentito di beneficiare di questo bellissimo dipinto che occuperà l’intera parete della Presidenza del Consiglio – dichiara il Sindaco Ernesto Tersigni – Si tratta di un’opera di grandissimo valore, ben oltre la compartecipazione alle spese di acquisto dei materiali che ci è stata richiesta. Quando il Maestro Notari ha sottoposto alla Giunta Comunale il bozzetto del soggetto storico da rappresentare nel dipinto che intendeva donare al Comune siamo stati colpiti dalla sua accuratezza”.

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L’opera rappresenta la furia devastatrice con cui Federico II nel mese di ottobre del 1229 (secondo altri storici 1228, ma all’epoca Federico II era a Gerusalemme e quindi non poteva essere a Sora) rioccupò Sora mettendola a “ferro e fuoco” e additandola a monito per tutte le altre città ribelli al suo potere.

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Il Maestro Antonio Notari, celebre artista nativo della Città di Napoli, ha fatto di Sora la sua Città d’elezione. Di vasta cultura figurativa, allievo di Carlo Striccoli, Alberto Ziveri e del Maestro Guido Casciaro, le cui opere in tecniche tradizionali ed antiche appaiono in numerose collezioni private e pubbliche, lavora e vive a Sora da circa trent’anni, dando lustro alla Città attraverso successi internazionali conseguiti in rassegne e concorsi, ex multis, in Francia, Olanda, Nigeria, Stati Uniti, e Giappone.

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A spiegare il senso del dipinto donato al Comune di Sora è lo stesso Maestro Antonio Notari: “Il 28 ottobre del 1229, proveniente da Aquino, Federico II, tornato in gran fretta dalla Crociata, si presenta davanti le mura di Sora con le sue truppe, i cavalieri in assetto di guerra e la fedele guardia saracena. Ingiunge alla città, colpevole di essere passata dalla parte del papa durante la sua assenza, di arrendersi ed aprire le porte. Al rifiuto dei sorani, da’ l’assalto, conquistando Sora mettendola a sacco e fuoco. Ho voluto riproporre questo evento nella mia opera pittorica per compiere un recupero, nella memoria civica collettiva, di un episodio avente particolare rilevanza storica e quasi completamente dimenticato dai sorani. La mia pittura, quindi, si è orientata al recupero culturale di una identità storica smarrita. Avrei voluto realizzare l’opera ad affresco ma, per motivi logistici legati all’inamovibilità degli arredi e alle necessità di fruizione della sala, ho dovuto optare per una tecnica meno invasiva, un olio su tela di dimensioni ciclopiche che sole possono garantire la monumentalità dello stesso soggetto realizzato ad affresco”.

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