21 giugno 2013 redazione@sora24.it
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“La primavera intanto tarda ad arrivare…” (di Mike Di Ruscio)

Spesso nella nostra città tornano in auge nel dibattito politico antiche diatribe, retaggio di secoli di contrapposizioni fra favorevoli e contrari. In questi giorni è toccato di nuovo al castello di San Casto e Cassio, preso in considerazione dall’ex assessore alla cultura Bruno La Pietra, che ha scritto una lettera indirizzata al primo cittadino a seguito del sopralluogo avvenuto in settimana per visionare lo stato del maniero e studiare come intervenire per l’eventuale illuminazione notturna.

Diverse volte ho palesato il mio pensiero sul recupero della rocca, dichiarandomi favorevole al riassetto della strada costruita dal 1953 al 1958. Mai ho pensato a tutto ciò in un ottica prettamente cittadina, bensì territoriale, essenzialmente per due motivi:

  • Il castello di San Casto e Cassio non deve essere visto solo come le mura del suo perimetro, ma considerato nella sua totalità del contesto in cui si trova (ovvero l’intera montagna), una vera e propria macchina fortificatoria.
  • Il circuito di castelli che ci circonda sono un altro fattore di primaria importanza e da non trascurare.

Sono anni che fissiamo delle priorità perché abbiamo molti altri problemi da risolvere. Se dovessimo fare un conto rapido di tutti i finanziamenti ricevuti da 40/50 anni a questa parte credo che a quest’ora saremmo la città più sviluppata di tutti il centro Italia, in termini di infrastrutture e servizi di qualsiasi genere.

Basta visitare l’archivio storico per scorrere, telegramma per telegramma, delibera per delibera, tutti i finanziamenti erogati dall’allora ministro Giulio Andreotti per il castello e non, senza considerare tutte le offerte fatte dai sorani all’estero compreso l’imprenditore Rocco Conte. Oggi ovviamente di quei finanziamenti non vè traccia tangibile, mistero della fede!

Questo per dire che a seguito di queste priorità – che rispuntano in ogni argomento – rischiamo di far passare la normale amministrazione in straordinaria. Come se la sistemazione dei pali luce, o delle buche per strada, fossero in grado di risolvere il futuro di un giovane o delle famiglie che hanno difficoltà economiche.

Tornando al castello, pur restando favorevole all’illuminazione, aggiungo che la stessa sarebbe da realizzare solo dopo altri tipi di intervento: ripulitura dalle piante infestanti, indagine archeologica (molto ancora è da indagare), taglio dei pini (ormai malati e non autoctoni); interventi mirati per l’adeguamento dei sentieri e delle mura di cinta esistenti (poligonali e medievali).

Se solo pensassimo di mettere in rete tutto il circuito che il nostro territorio ha da offrire in termini di turismo a 360 gradi, cosa che in altri territori hanno già capito, forse potremmo iniziare a parlare anche di occupazione. Ovvio che se invece parliamo di restauro del castello, senza considerare una sua destinazione d’uso più ampio, la cosa non reggerebbe.

In sostanza manca la capacità di riuscire a guardare al futuro con programmazione, forse per paura o per ignoranza, ma tant’è. Molti potrebbero dire: che ci facciamo con un rudere? Basta girare un po di posti non molto distanti dalla nostra regione per vedere risultati eccellenti, dove i finanziamenti sono stati spesi così bene da permettere di legare i luoghi del passato anche agli antichi mestieri, cui la stessa Sora non è estranea, pensiamo ad esempio a quell’artigianato che l’ha resa celebre. Ma cosa volete farci, siamo abituati a visitare altri posti meravigliandoci dei risultati ottenuti. Se dovessimo pensare si realizzarli da noi, inizierebbero problemi di svariato genere.

Spesso penso che se abbiamo perso tutto quello che avevamo e che adesso non abbiamo più, ben ci sta! Perché se non sappiamo sfruttare le cose che ci sono state lasciate è meglio farle morire con dignità! Come dice Franco Battiato in “Povera Patria”, “La primavera intanto tarda ad arrivare”.

Mike Di Ruscio – Sora24

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