sabato 10 dicembre 2011 redazione@sora24.it

La torre degli “Asinelli” (di Mike Di Ruscio)

Recentemente si è appreso dai quotidiani locali (R. PUGLIESI, Lavori in corso alla Cattedrale, in La Provincia del 24/11/2011, pag. 39) della volontà progettuale di realizzare un ascensore all’interno del torrione aragonese situato in basso sul lato destro della facciata e a ridosso della scalinata di accesso della Cattedrale di S. Maria Assunta (elemento che era parte integrante della cinta urbana della città nel XV secolo). Questo ascensore farebbe parte della terza ed ultima fase dei lavori intrapresi, che mirano al restauro della scala di accesso e del muro di contenimento della Cattedrale, nonché ad abbattere le barriere architettoniche che impediscono l’accesso ad anziani e disabili all’interno dell’edificio.

L’argomento non è nuovo ed era già stato affrontato in passato dalla stampa: R. PUGLIESI “E nell’antico torrione ti metto l’ascensore”, in La Provincia del 13/06/2009, pag. 40 e “Un ascensore nel torrione”, in La Provincia del 09/11/2009, pag. 27. Quest’ultima notizia fa ritenere che la decisione sia stata effettivamente presa e che la possibiltà si stia concretizzando, procedendo verso la fase di attuazione.

Prima di entrare in argomento sarebbe forse opportuno fare alcune considerazioni, utili per poter meglio inquadrare il merito della questione. La nostra città, nel passato, ha dovuto pagare un pesante tributo in nome della sua modernizzazione. Nella seconda metà del XIX secolo, la realizzazione dei muraglioni dell’argine lungo le sponde del Liri costò a Sora la perdita dell’intero circuito di mura che lo costeggiavano, nonché la demolizione con la dinamite del ponte romano di San Lorenzo, imputato dall’Amministrazione del tempo di essere il responsabile delle disastrose esondazioni del fiume e sostituito da quello che poi è divenuto noto come il Ponte di Ferro. Agli inizi del XX secolo, a seguito del violento terremoto del 13 Gennaio 1915, il centro storico di Sora venne in gran parte distrutto e si approfittò dell’occasione per avviare un veloce restyling mettendo in atto il piano regolatore del 1926, il quale portò a scelte molto discutibili che hanno rivoluzionato l’intera urbanistica della città, in nome di un miglioramento della viabiltà e dei collegamenti tra i quartieri cittadini. Sparirono dunque, per poca sensibilità amministrativa, lo sperone roccioso che univa S. Antonio Abate con la Torrevecchia e le superstiti porte urbiche di Cancello (con il torrione Acciaccarelli), di S. Lorenzo (con il sopportico dei Deci) e degli Abruzzi, difesa appunto dal torrione della Cattedrale.

Oggi l’ultima testimonianza dell’intero sistema difensivo medioevale della città potrebbe subire modificazioni, che ne altererebbero la struttura originaria, in cambio di un più facile accesso dei fedeli più anziani o diversamente abili alle celebrazioni religiose. L’opera è stata addirittura accostata dalla stampa alle polemiche che, da oltre un secolo, accompagnano la realizzazione di un ascensore all’interno della Torre degli Asinelli a Bologna (R. PUGLIESI, art. cit. del 24/11/2011). Le differenze appaiono marcate quanto la differenza di altezza tra il famoso simbolo del capoluogo emiliano e la nostra. A Bologna l’ascensore dovrebbe servire a far superare ai turisti i 97 metri di altezza della torre e far loro godere del panorama urbano all’interno di un circuito guidato di visita della città e, anche tenuto conto degli indiscutibili vantaggi economici che tale soluzione apporterebbe, le obiezioni sull’opportunità di una simile scelta non sono mancate (I. VENTURI, In ascensore fin sul tetto della torre degli Asinelli, in La Repubblica online, 14/10/2006, pag. 1, sez. Bologna; L. CAVINA, Bologna – Due Torri “da salvare”, in Corriere di Bologna, 02/08/2011; T. LEPRI, “Salvare le due Torri”. A Bologna traffico e parcheggi compromettono i monumenti, in Il giornale dell’arte, edizione online, 03/08/2011).

Giova inoltre ricordare che l’interno del torrione della Cattedrale è stato, nel 2009, oggetto di un restauro finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con decreto ministeriale del 30/03/2006 (R. PUGLIESI, art. cit. del 13/06/2009), i cui risultati finali il nuovo intervento andrebbe a vanificare, supponendo che l’installazione di un ascensore comporterebbe la demolizione, parziale o totale, delle volte già restaurate con dispendio di denaro pubblico. Per di più, chi conosce bene l’edificio sacro (pur non frequentandolo quotidianamente quanto coloro che ne lamentano gli attuali disagi) è a conoscenza del fatto che vi è un altro ingresso, all’interno del cortile del Vescovado, il quale potrebbe, più facilmente e con minor spesa, essere reso accessibile anche da quanti non possono autonomamente superare i pochi scalini metallici di cui è dotato.

Tutto ciò esposto, rimane da sottolineare in modo vigoroso l’insolito e quasi assordante silenzio, in questo frangente, delle “vestali della cultura”, che tanto si sono spese, in altre occasioni, per la tutela dei beni culturali, archeologici e paesaggistici della città e che sono rimaste, in questo caso, mute come l’evangelico Zaccaria.

Non sarebbe quanto meno opportuno invitare ad un pubblico confronto i progettisti, il parroco della Cattedrale, il funzionario della Soprintendenza e rappresentanti della Pubblica Amministrazione, affinché si possa valutare più approfonditamente questo intervento ed il suo eventuale impatto sul patrimonio storico-archeologico?

Mike Di Ruscio – Sora24

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