10 gennaio 2017 redazione@sora24.it
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L’Assessore Gemmiti su Facebook: «In questo regime di odio distruttore chi paga le conseguenze è lo spirito collettivo di rilancio della Città»

«I nostri cittadini hanno ben compreso il meccanismo del dileggio comunicativo, della critica fine a se stessa, del voler distruggere la credibilità non solo di un individuo, della quale non mi preoccupo, ma della nostra città»

Queste le riflessioni dell’Assessore alla Cultura del Comune di Sora, Sandro Gemmiti, postate su Facebook.

«Voglio cogliere l’occasione che mi offre il redattore del webmagazine di proprietà di Valter Tersigni, per cinque anni ai vertici dell’amministrazione della nostra città, per puntualizzare quanto segue. Ho inteso affrontare l’impegno da assessore alla cultura con uno spirito diverso da quello della precedente amministrazione. Senza voler fare polemica, ma solo per fornire informazioni alla cittadinanza, vale appena la pena ricordare che l’amministrazione Tersigni ha avuto così poca attenzione per la cultura che, gli ultimi due anni di governo, non ha neanche ritenuto opportuno assegnare la delega di riferimento: una città di quasi trentamila abitanti, dunque, senza un responsabile ufficiale per un settore così importante. Forse quel ruolo è stato ritenuto scomodo. Forse quel settore non è stato ritenuto importante. Forse, anzi quasi sicuramente, criticare, che non appartiene al mio modus operandi, è più facile che fare. Ma, tornando alla premessa del mio intervento, sono convinto che la città di Sora ha bisogno oggi di interrompere la fase polemica e costruire.

I nostri cittadini hanno ben compreso il meccanismo del dileggio comunicativo, della critica fine a se stessa, del voler distruggere la credibilità non solo di un individuo, della quale non mi preoccupo, ma della nostra città. In questo regime di odio distruttore chi paga le conseguenze è lo spirito collettivo di rilancio della città che andrebbe invece alimentato, unica speranza per una città che soffre, è vero. Soffre di mancanza di concertazione, di una fase di dialogo programmatico, soffre nel vedere le sue risorse umane divise e divergenti non sulle soluzioni da proporre per affrontare una crisi che va al di là delle competenze amministrative locali, ma sull’idea stessa di anteporre l’interesse collettivo alle velleità protagonistiche di qualcuno.

Nel mio assessorato, al contrario, intendo coinvolgere anche individui e componenti non organici al progetto politico dell’attuale amministrazione. Persone che hanno dimostrato in città di non voler essere i primi della classe, ma che vogliono realizzare i loro progetti culturali a vantaggio dei cittadini e che riconoscono esaurita la fase elettorale e propagandistica. Una città come Sora merita questo clima.

La cultura è forse l’unica area tematica amministrativa che può e deve essere inclusiva e non escludente. Con tale ambizione e la sua urgente necessità vorrei organizzare il mio lavoro.
Con questo scopo incontro persone a me distanti dal punto di vista ideologico, ma ai quali riconosco un interesse genuino per la cultura. E, poi, giudicare le singole manifestazioni ha sempre il sapore scontato e velenoso della soggettività, mentre io vorrei essere giudicato non soltanto per l’attività di pratica organizzativa, che può e deve essere assoggettata a critiche migliorative, ma per una politica di conciliazione alla quale tutti dovrebbero aderire in nome dell’interesse comune. Questo il vero obiettivo di questa Amministrazione. Non una o cento persone in più o in meno ad una manifestazione, ma un territorio simbolico di confronto e di costruzione che l’assessorato alla cultura deve rappresentare. Per questo ho apprezzato chi mi ha elogiato per quello che finora ho inteso proporre alla città. Non per gli eventi in se, ma perché alcuni elogi provenivano da persone non coinvolte direttamente nella nostra amministrazione, che mi hanno fatto capire come si possa sperare in città in un clima diverso, in una voglia di fare insieme. Non giornalismo provocatorio, ma aggregazione culturale.

Ricordo, ma solo a titolo esemplificativo, che è bastato un semplice drone che ha ripreso la città dall’alto, mostrando il suggestivo ed esclusivo fascino creato dalle luminarie, per attrarre l’attenzione di visitatori e curiosi di ogni parte d’Italia e non soltanto della nostra Provincia. Le attività legate al museo e ai mercatini che hanno interessato il centro storico, sono state il centro propulsore dell’atmosfera del Natale, mai così avvertita nel deserto emozionale di questi ultimi anni. Siamo fieri ed orgogliosi di aver offerto alla città un periodo di incontri, di cultura, di serenità e di riconciliazione, soprattutto in un momento storico di grande sofferenza e disagio per ognuno di noi e che dovrebbe essere di monito a chi non si rende conto che oggi Sora e i suoi cittadini hanno bisogno di positività e di rilancio territoriale condiviso e sostenuto».

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