8 novembre 2012 redazione@sora24.it
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L’assuefazione alla poltrona (di Mike Di Ruscio)

Il Consiglio Comunale, si sa, costituisce la massima espressione di rappresentanza della Città: un luogo “sacro” (laicamente parlando). Un luogo, appunto, che merita rispetto e dignità, come si conviene in tutti gli ambiti di rappresentanza istituzionale. È ovvio che le persone che formano l’assise civica rappresentino la Città, perché eletti democraticamente dai cittadini. Essi, tramite il voto, sono chiamati ad amministrarci con senso di dovere e sopratutto con senso di umiltà, rispetto e dignità. Non fosse altro per il ruolo di esempio che assumono davanti al cittadino.

A volte può succedere che queste regole basilari non siano rispettate e si rischi di cadere nella tentazione “dell’arroganza della poltrona”. Ovvero, quel senso di superbia per il ruolo che si ricopre, come se la barriera che divide gli scranni dal pubblico possa autorizzare qualsiasi atteggiamento. Proprio questo è accaduto durante il Consiglio Comunale di ieri sera, dove, dopo una copiosa relazione del Sindaco sui lavori compiuti dall’Amministrazione e i lavori in programma, ad un certo punto si è perso il senso del rispetto di cui parlavo sopra, scambiando la sala consigliare per una sala da tè.

Alla richiesta, da parte di alcuni cittadini presenti in aula, di poter alzare il volume dei microfoni a causa della scarsa acustica, il Sindaco ha esclamato: “Volete anche del tè!”. Non me ne voglia il Sindaco, per carità, non sono qui a dare lezioni di stile, tuttavia ritengo doveroso, in quanto cronista, sottolineare la necessità del rispetto di tutti da parte di tutti. Infatti, egli rappresenta tutta la Città, anche quella parte che alle scorse elezioni non lo ha scelto come rappresentante. A questo servono le figure istituzionali.

Mike Di Ruscio – Sora24

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