21 maggio 2013 redazione@sora24.it
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“Le responsabilità di questa disfatta generazionale non sono nostre”. Lettera aperta di Mariangela, 28enne laureata e disoccupata

Ho deciso di esternare pubblicamente le brevi considerazioni che seguono, dopo aver assistito ad una delle conferenze a cui sono avvezzi i nostri politici o presunti tali. Non sto qui a raccontare il mio percorso di vita, ma, per l’episodio al quale vorrei far riferimento, basti sapere che sono laureata in Giurisprudenza, ho 28 anni, quindi al ridosso dei fatidici 30, e alla ricerca di un posto di lavoro che mi consenta di costruire un futuro.

In occasione del discorso a chiusura di una visita ufficiale nel mio piccolo Comune, Posta Fibreno, l’illustre ospite si è ben districato tra i formali ringraziamenti per l’accoglienza ricevuta e le ovvie considerazioni di matrice più politica (dal “siamo in un momento di massima crisi”, al “bisogna incentivare la creazione di lavoro”, ecc..), come si conviene ad un rappresentante delle Istituzioni. Tutto nella norma insomma, fin quando, in una sua breve digressione incentrata su giovani, futuro e lavoro, ha fatto una netta, ed a mio parere, inopportuna, distinzione.

Ha affermato che bisogna puntare tutte le risorse disponibili sulle nuove generazioni, facendo espresso riferimento ai giovani del futuro (i bambini) e ai ventenni, in quanto i trentenni sono ormai parte di una generazione, cito testualmente, “che purtroppo ci siamo giocati!” e, come se non bastasse, aggiungendo  che, pur se qualcosa dovesse sbloccarsi nel breve futuro in materia di lavoro e politiche giovanili, gli sfortunati trentenni (per non parlare, aggiungo io, dei quarantenni precari!) sarebbero comunque fuori da tutti i giochi, poiché verrebbero prese in considerazione soltanto le nuovissime leve.

Non so se son rimasta più sconcertata dalla disarmante leggerezza, unita ad una mancanza di delicatezza e ad una rassegnazione di circostanza con cui sono state espresse le suddette affermazioni, o dal contenuto stesso di queste, ma credo che il tutto sia stato una combinazione letale per l’accrescimento della mia rabbia nei confronti del sistema. Prendendo spunto da questo episodio, per me sconfortante, pongo allora delle semplici domande, rivolgendomi ai nostri politici, senza alcuna distinzione partitica o territoriale.

Come si può liquidare in questo modo un’intera generazione la cui unica colpa è affacciarsi al mondo del lavoro nel momento storico più sbagliato degli ultimi decenni? Siamo cresciuti tra tanti sogni legati al fatidico “pezzo di carta”, e, nel momento in cui dovremmo cercare di realizzarli, o quantomeno iniziare a creare una nostra indipendenza, ci viene detto che il nostro treno è passato a tutta velocità..come, dove, quando, noi non siamo stati avvisati. Vi pare concepibile una cosa simile? E allora, quali sono oggi le nostre prospettive di vita, soprattutto lavorative, in Italia, visto che siamo troppo adulti per essere considerati giovani, ma troppo giovani per essere considerati adulti?

Le responsabilità di questa disfatta generazionale, di certo, non sono le nostre, e allora perché dobbiamo essere noi a pagare? Questo atteggiamento di totale passività e menefreghismo da parte della politica è intollerabile.  Si sta parlando di ‘giovani adulti’ (non so in che altro modo definirci!) che potrebbero essere una risorsa per il nostro Paese, che chiedono di vivere dignitosamente, di avere un lavoro, una casa, di costruirsi una famiglia, certo non senza sacrifici come è giusto che sia, ma che quantomeno, durante il loro percorso, intravedano la speranza di cambiamento della loro condizione attuale. Ecco..la Speranza..finché non sarete in grado di fare meglio, per favore almeno non toglieteci la Speranza. Grazie.

Mariangela

Foto tratta da aslacobas.it

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