9 ottobre 2012 redazione@sora24.it
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“L’OCCHIO DI BUE” (di Lorenzo Mascolo)

La paura fa novanta, nonostante la notte di Ognissanti sia ancora lontana: paura di perdere potere, s’intende. Se davvero i progetti di Linda Lanzillotta e, più generalmente del Governo, ossia la ridiscussione dei confini regionali e soprattutto l’accorpamento delle province, diventassero realtà, Sora vedrebbe uno spiraglio di “libertà” dopo ben 85 anni di “occupazione”. Non solo: con una eventuale macroregione Lazio-Abruzzo-Molise, la nostra città tornerebbe a ricoprire il ruolo di baricentro che aveva un tempo, quando le vie Marsicana e Vandra, nonché la Napoli-Sora, erano strade di principale importanza.

In virtù di quanto si legge in questi giorni, relativamente alla nuova geografia politica d’Italia, per onesta intellettuale e per l’ennesima volta dobbiamo rendere onore al Senatore Bruno Magliocchetti, che anticipò quanto sta accadendo ora ben tre anni fa (!) con le seguenti parole: “L’Italia verrà divisa in 4-5 macroaree interregionali, mentre le province spariranno. In una di queste aree, quella composta da Lazio, Abruzzo e Molise, escludendo Roma Capitale, Lirinia si troverà esattamente al centro, godendo di nuovi ed enormi vantaggi in ambito viario, politico, sociale e industriale”.

Per capire ancora meglio come potrebbe mutare la situazione, sarà sufficiente un esempio teatrale. Immaginiamo un “occhio di bue”, per intenderci uno di quei fari mobili che si usano a teatro, ed un palco con due persone: una che rappresenta Frosinone e l’altra Sora. Quella che rappresenta la prima è costantemente illuminata da 85 anni; quella che impersona la parte di Sora, invece, è al buio da altrettanto tempo. La luce dell’occhio di bue rappresenta il baricentro del potere politico ed istituzionale: in buona sostanza Frosinone è illuminata in quanto capoluogo di provincia e Sora è al buio perché succursale di ogni ente (alias potere). Inutile ricordare che prima del 1927 era tutto il contrario, perché crediamo che oramai siate tutti al corrente dei fatti del Distretto di Sora in Provincia di Terra di Lavoro, della Sottoprefettura, della Banca d’Italia, ecc. Del resto, per comprendere bene il corso della Storia, sarebbe sufficiente sottolineare che nel 1927 Sora era già sede vescovile da 1500 anni, mentre Frosinone era in Diocesi di Veroli.

Tornando all’occhio di bue, se venisse (finalmente) (ri)spostato su Sora cosa accadrebbe? Che qualcuno assisterebbe alla demolizione del sistema di potere politico pazientemente costruito nel suddetto arco di tempo (85 anni): un sistema che puntualmente non assegna al Sorano rappresentanti in Regione, al Parlamento ed al Senato. Qualcun altro, invece, potrebbe rivedere la luce dopo quasi un secolo, il che sarebbe giusto e sacrosanto. D’altra parte la storia italiana è caratterizzata da innumerevoli cambiamenti geopolitici: basta osservare le tantissime mutazioni della nostra cartina nazionale nei secoli.

In conclusione, è doveroso fare una precisazione: il presente testo non deve essere interpretato come una banale forma di razzismo nei confronti degli amici di Frosinone, tutt’altro. Siamo fratelli d’Italia, non v’è alcun dubbio: ma ognuno deve essere padrone al 100% dentro casa sua. E noi, con l’attuale sistema politico che suddivide lo Stivale in 110 province, non lo siamo (vedi, ad esempio, l’auditorium ITCG Cesare Baronio, la Sora-Ferentino completata dopo 30 anni, ecc.).

Lorenzo Mascolo – Sora24

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