7 aprile 2015 redazione@sora24.it
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Marco, Armando e tutti gli altri: noi possiamo solo ricordare, ma quando avranno giustizia?

Per la sesta volta, dal tragico 6 aprile 2009, si è svolta una lunga e commovente fiaccolata in strada a L’Aquila, anticipata o seguita da momenti di raccoglimento all’interno dei vari cimiteri, tra cui quello di Sora, dove riposano le 309 vittime del terremoto. Quella notte, difatti, vennero cancellate anche le vite e le speranze di due studenti ventenni sorani: Marco Alviani e Armando Cristiani. Per loro, come per gli altri morti di quel nefasto 6 aprile, oggi, a sei anni di distanza, non c’è ancora giustizia.

Lo striscione portato da alcuni familiari delle vittime durante la fiaccolata, parla chiaro in tal senso: “Il fatto non sussiste, ma uccide”, «in riferimento – come spiega Ansa.it – alla sentenza della Corte d’Appello che ha assolto sei dei sette componenti della Commissione Grandi Rischi».

Il momento più toccante della fiaccolata, come sempre, è stato quello delle 3:32, quando le campane della chiesa “delle Anime Sante” hanno suonato ancora una volta 309 rintocchi, uno per ogni vittima. Tutto questo, bisogna ricordarlo, senza considerare una L’Aquila ancora completamente sfregiata dal sisma. In diecimila sono rimasti svegli per ricordare chi non c’è più, per urlare in silenzio l’amarezza della città abbandonata tra gru ed impalcature, per chiedere ancora una volta verità e giustizia.

Lorenzo Mascolo – Sora24

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