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“Matiss e suoi modelli della Valcomino” (di Michele Santulli)

Pubblicato ilvenerdì 25 novembre 2016   
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Riceviamo e pubblichiamo il seguente testo a firma del prof. Michele Santulli.

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«Eppure non si immagina quanti e quali capolavori presenti nei musei del pianeta sono dirette e immediate ispirazioni di quegli uomini e di quelle donne in posa, faticosissima, davanti ad un artista. Donne e uomini che si chiamano modelle e modelli. Oggi sono tutte modelle e top-model e a pochi è noto che la professione, il mestiere, la parola medesima di ‘modella’ sono una invenzione e scoperta autentiche e vere delle ragazze e ragazzi in posa davanti agli artisti stranieri che affollavano Roma agli inizi del 1800, abbagliati da quegli stracci variopinti e sgargianti che erano i loro abiti e da quei corpi mai visti in giro: erano i ciociari della Valcomino, regione sconosciuta di Alta Terra di Lavoro: la terra della miseria e dell’arretratezza ma anche, quale contrappasso, della bellezza dei corpi, incredibile che possa sembrare: un tema avvincente e inimmaginabile ma reale che auspico che uno studioso possa sentire la curiosità di approfondire e vieppiù far conoscere. Provenivano quasi intieramente da certi paesetti e frazioni sperduti sui monti e nei boschi delle Mainarde e delle pendici del Monte Meta.

Tutto nacque a Roma, a cavallo tra 1700 e 1800, all’epoca agglutinante non solo cattolico ma anche artistico del mondo occidentale. Le scoperte archeologiche che avvenivano quasi giorno dopo giorno non fecero che accentuare vieppiù il ruolo di richiamo della Città Eterna ed ecco quindi il celebrato Grand Tour. Ma lo sviluppo e il successo planetario delle creature ciociare è a Parigi che si ebbero, a partire, per fissare una data, dal venti settembre 1870, la fine della Roma secolare.

Parigi in quegli anni divenne il crogiuolo del mondo intiero, tutto e tutti confluivano a Parigi: non era pensabile che si potesse vivere senza andare a Parigi: divenne infatti il centro mondiale della cultura e dell’arte ma anche del bel e del buon vivere: artisti di ogni disciplina, diplomatici, imprenditori, aristocratici e ereditieri, politici vivevano la esigenza irrinunciabile di Parigi! Effettivamente ogni aspetto della esistenza umana vi era al superlativo! E la pittura ne fu per così dire lo stendardo, il corifeo: la immagine artistica classica e tradizionale venne letteralmente sconvolta e rivoluzionata, una rivoluzione copernicana dell’arte, si chiamavano: gli impressionisti, poi Cézanne, Van Gogh, poi Matisse, poi Picasso: tutto è nato da questi pionieri. E’ a Parigi, dunque, nel mondo scintillante e sfavillante degli artisti -pittori, scultori, poeti, scrittori, attrici ed attori, cantanti…- che verrà scritto il capitolo glorioso del modello di artista. E le cronache del tempo ci informano che tra questi i più ricercati e più considerati erano quelli italiani, ciociari. I lettori desiderosi e curiosi del mondo affascinante dei modelli possono consultare il testo: MODELLE E MODELLI CIOCIARI a Roma, Parigi e Londra, nel 1800-1900” e attingervi molto altro, anche sui modelli di Matisse.

In passati contributi ci siamo affacciati nell’atelier di Rodin, poi in quello di Van Gogh, ora entriamo in quello di Henri Matisse. Molti artisti producono da fantasia e immaginazione, altri solo da modelli davanti a loro o da oggetti. Matisse lavorava solo da modelli. Si sa che l’artista gli ultimi anni dell’Ottocento e i primi del Nove frequentava assiduamente lo studio di Rodin che a quell’epoca era ormai divenuto una vera industria della scultura e quanto lo colpiva maggiormente era la presenza dei modelli e soprattutto delle modelle in posa sulle pedane o che si muovevano liberamente nello studio. A quell’epoca sappiamo bene chi fossero: Libero e Cesidio entrambi dal fisico apollineo stando a quanto ci illustrano le opere che li ritraggono e poi le ragazze che secondo le parole stesse di Rodin erano una gioia degli occhi grazie alle loro movenze e alle loro forme: Adele, Anna, Carmela, senza contare le altre, perdute nell’anonimato. Carmela Caira, di Gallinaro, detta la venere di Montparnasse, procace e giunonica, era modella amatissima del vecchio Whistler, di Emile Bernard, di Alice Pike Barney, di Pascin. E in questo momento, inizi 1901, Matisse imbevuto e impregnato della rivoluzione cromatica delle opere di Van Gogh esposte la prima volta a Parigi, ingaggiò Carmela Caira e dalla donna sfolgorante di forme davanti a lui in posa sulla pedana realizzò un’opera sconvolgente nella sua ricchezza dei colori e nella sua atmosfera, che lui, quasi in uno scherzo di parole, intitolò ‘Carmelina’ oggi gloria del Museo di Boston: il corpo nudo della modella è offerto quasi in faccia al visitatore, in uno scintillio e riverberi di colori puri, che anticipano il periodo che lo qualificherà nei pochi anni a venire, il periodo cosiddetto ‘fauve’. E nello stesso periodo, preda della medesima atmosfera, ingaggia un altro modello conosciuto nello studio di Rodin, Cesidio Pignatelli pure di Gallinaro da oltre venti anni presso Rodin. E questo rapporto con Cesidio che si espresse attraverso numerose opere pittoriche, fu particolarmente impegnativo e lungo poiché Matisse iniziò con lui a cimentarsi con l’arte della scultura appresa appunto presso Rodin: e, dicono i ricercatori, dopo centinaia di sedute venne alla luce una opera plastica intitolata ‘Il servo’ -circa un metro di altezza- enormemente sofferta, sintesi del mondo di Rodin, di Van Gogh, di Cézanne, del cubismo incipiente. E poi conosce Rosa Arpino, anche da Gallinaro e ne fece la protagonista di un’opera importante oggi a Philadelphia, intitolata la ‘Gioia di vivere’ una inebriante fantasia e capriccio di colori. Con Rosa, diciottenne, mantenne i rapporti per qualche anno: la ritrasse anche in numerosi disegni e in qualche piccola scultura. Ed esattamente dieci anni più tardi, nel 1916, Matisse entra in contatto, grazie a Rosa, con Loreta, la sorella.

Questo incontro segna in verità un momento decisivo e determinante nella vita dell’artista in quanto la presenza davanti a lui di Lorette, così la chiamava, marcò il graduale trapasso dal mondo pittorico che abbiamo descritto a quello più dolce, più delicato, più ricco di colori, soprattutto alla prevalenza degli interni, della natura morta e ancora di più, della figura umana e della decorazione: vale a dire quel mondo tipico di Matisse che lo accompagnerà per i successivi quarantanni. E Loreta fu la sua musa ispiratrice veritiera. Matisse in sette-otto mesi di quasi clausura con la sua modella in un appartamento al quarto piano lungo la Senna, un rapporto professionale ritenuto il più ricco di risultanze e di conseguenze nella vita artistica del pittore, la fece protagonista di almeno cinquanta dipinti: non esiste un caso analogo in tutta la storia dell’arte.
Ai lettori desiderosi di approfondimenti su questa pagina affascinante della Storia dell’Arte consiglio caldamente il manuale sulle Modelle e Modelli più sopra indicato».
Michele Santulli

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