giovedì 19 novembre 2015 redazione@sora24.it

Nelle parole di questo giovane sorano la speranza che, forse, sta finalmente prendendo forma…

«La mania dei quiz e delle inchieste, che non chiariscono nulla a causa di risposte già definite e senza articolazione, sembra investire anche la politica. Qualche maligno dice perché i cittadini si abituino a dare risposte immediate e monosillabiche e non argomentate da un ragionamento a monte. Lasciando i tecnici comportamentali a disquisire, credo poco politico porre la domanda secca “chi sceglieresti per Sindaco?”, sembra quasi il concorso del dopolavoro per scegliere il collega più simpatico o la collega più giunonica.

Per noi la domanda è carica di empatia, che non guasta, ma non da spazio a cosa un sindaco va a fare, quali problemi individua, come vuole risolverli, la squadra che vuole mettere in campo, quali cittadini lo propongono e, se ha ricoperto in passato incarichi politici, quale è il suo vissuto. Sora è attanagliata da una crisi che scontiamo ormai da venti anni, le amministrazioni che si sono succedute non sono state in grado di proporre alla città scelte strategiche, vivacchiando con un colpo al cerchio e uno alla botte e molto turismo partitico, in omaggio all’ideale della politica del vecchio zio “Levati tu che mi ci metto io”.

Emblematico di ciò è che Sora è stata progressivamente spogliata: CAR, che era altro dalla caserma attuale, facoltà di medicina, tribunale, la lenta agonia dell’ospedale, la stazione ferroviaria, la Sip-Telecom e chi più ne ha ne metta.

Questo è il fallimento dei demiurghi, degli uomini della Provvidenza. E’ ora di dire: “BASTA!”. C’è bisogno di una idea forte che nasca dal basso. E’ un segnale importante e la strada giusta da percorrere, il dialogo in corso tra persone che hanno a cuore la città per dar vita ad una nuova unità di intenti collettiva, che operi un superamento deciso dai riti politici di una destra che sembra aver perso la sua dote precipua, il senso dello stato, e dalle alchimie di una sinistra senza idee, votata al piccolo cabotaggio, dimentica dei suoi ideali e da un centro affollato e pletorico dove le idee sono poche e sicuramente confuse.

Occorre indagare a fondo per capire e ripartire con proposte serie e decise per riscattare dal vuoto di rappresentanza che, soprattutto il Partito Democratico e Forza Italia hanno creato intorno a Sora. Le millantate più grandi forze politiche, francamente, di fatto nel territorio non esistono, o non riescono a tradurre l’azione in immagini concrete. Sedi chiuse per mesi, organismi spesso solo virtuali, solo comitati elettorali rispolverati in tutta fretta a ridosso dei congressi. Non può esserci spirito di appartenenza senza la possibilità di militanza. Non ci si sente del Pd, come invece in molti, ci si sente ancora genericamente di sinistra, non ci si sente di destra se non dimenticando le contraddizioni interne e facendo finta di ignorare un passato dai molti punti da chiarire per alcuni.

Raccogliere questi segnali è il primo compito dei nuovi amministratori. La disaffezione per i partiti e le loro beghe non è la disaffezione per la politica, lo ha dimostrato la crisi dell’ospedale, che ha rivelato leader coraggiosi, capaci di fare proselitismo e soprattutto una capacità di mobilitazione dal basso che ha spiazzato i partiti, distratti dai giuochi provinciali e gli stessi sindacati, che hanno percepito tardi lo spirito degli operatori della sanità. I cittadini hanno giudicato ed apprezzato il sacrificio personale a vantaggio del bene comune e il modo rinnovato e diretto di affrontare le emergenze pagando di persona.

Certo dobbiamo tutelarci da suggestioni catalizzate da personaggi che cavalcano la protesta senza sapere come soddisfarla o peggio sono solo sommatorie di proteste con soluzioni spesso conflittuali fra loro. La voglia di partecipazione va intercettata, favorita e rappresentata diversamente, andando in mezzo alla gente individuando insieme i problemi e insieme ricercare le soluzioni. Nell’era della caduta delle ideologie, ci si deve ancorare a valori di base che creino una comunità di intenti tra rappresentante e rappresentato. Infine, non una politica per i giovani o per le donne, ma giovani e donne in politica, portatori e protagonisti del nuovo.

Alla fine di questa premessa ovvia, i cui temi meriterebbero un più concreto approfondimento, quali sono le caratteristiche di una dirigenza diversa nei metodi e nei contenuti:

  • un gruppo in cui i giovani e le donne ci SIANO
  • un gruppo che sappia creare una discontinuità con il passato
  • un gruppo che sappia affrancarsi dai carismi del passato
  • un gruppo che insieme ai cittadini scelga come vogliamo sia la Sora di domani. Questa diventa una priorità senza variazioni, patteggiamenti e compromessi per non scontentare nessuno
  • trasparenza assoluta negli atti e nei fatti
  • il Comune è la casa di tutti
  • il Sindaco deve essere disponibile a guidare in modo democratico il cambiamento e deve essere garante di tutti

Sora con coraggio e impegno deve ritornare ad essere come nel dopoguerra un laboratorio dove tutti avevano l’orgoglio di sperimentare, di fare, di riuscire in spirito di solidarietà».

ALFREDO DAMIANI

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