9 agosto 2013 redazione@sora24.it
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“OPPURE AMLETO”: questa sera ore 21 al “De Sica”, in Piazza Mayer Ross, serata dedicata a Shakespeare e Sofocle

L’Associazione Teatro Struttura, con il Patrocinio del Comune di Sora, Assessorato alle Politiche Culturali, presenta il saggio-spettacolo di fine corso di recitazione dal titolo “OPPURE AMLETO”, frammenti liberamente tratti da “Amleto” di W. Shakespeare e “Edipo Re” di Sofocle. Il saggio andrà in scena il 9 agosto, alle ore 21.00 presso la Sala espositiva polivalente “Vittorio De Sica”, Piazza Mayer Ross, Sora. Regia e adattamento: Gabriella Giordano, Scenografia: Carlo Delli Colli. In scena: Federica Bellucci, Anna De Martino, Carlo Delli Colli, Gabriella Giordano, Elisa Palmigiani.

Lo spettacolo integrale, invece, verrà successivamente presentato in inverno, a Sora e in altre città. Gli allievi hanno intrapreso un percorso di formazione attoriale “corpo-voce” che è iniziato a settembre dello scorso anno e che li ha visti affrontare il monologo drammatico, l’espressività corporea, l’impostazione vocale e la dizione. L’Associazione Struttura, presente sul territorio da più di dieci anni, ha ripreso dopo una fase di ricerca, meno visibile al pubblico ma molto intensa, anche nel Teatro terapeutico in collaborazione con Enti Pubblici, a proporre iniziative e attività teatrali come la formazione attoriale e di arti sceniche rivolte a tutti. Nello spettacolo, una grande spirale, si sviluppa dalla Regina come un cordone ombelicale.

Tutti i personaggi ne sono succubi e vi si muovono come in un meccanismo vertiginoso di cui la Regina, fredda e assente, ne è il fulcro e rimuove il delitto del Re. Amleto è sdoppiato tra ragione e follia, assume l’identità dello Spettro come immagine del suo delirio e paralizzato tra amore-odio-vendetta sviscera il suo conflitto edipico. Ofelia si perde ora in un delirio d’amore, ora nella disperazione di fronte alla follia di Amleto e al suo amore-disamore e in questo vagare vacilla, annulla la propria fisicità, perde equilibrio fino alla totale pazzia. Laerte, combattuto tra l’amore per il padre, quello per Ofelia e l’impossibilità di odiare Amleto, urla la sua disperata rabbia e piange il suo dolore. Orazio è una strana creatura del sotterraneo, immagine della perdita dell’emozione dell’individuo, inizia e chiude lo spettacolo come un serpente che si morde la coda.

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