sabato 3 maggio 2014 redazione@sora24.it

Ortopedia Sora, Enzo Di Stefano preoccupato: «Se non ci svegliamo ci ritroveremo con un pronto soccorso»

«La situazione del reparto di Ortopedia dell’ospedale ‘SS. Trinità’ di Sora continua a precipitare. E, ciò che è peggio, lo fa nell’indifferenza generale di chi, ormai da tempo, avrebbe già dovuto farsi sentire con vigore presso gli organismi dirigenziali. Il silenzio delle istituzioni su questo argomento di vitale importanza è qualcosa che ritengo scioccante. Di fronte ad un progetto superiore non chiaro, che sta praticamente paralizzando un reparto che da sempre contraddistingue il nostro ospedale, si sta scegliendo la via della passiva accettazione.

La cronica mancanza di personale sta causando una sensibile diminuzione delle prestazioni, con un conseguente abbassamento dell’offerta di servizi. E attenzione, perchè il caso Ortopedia non è certo un esempio isolato: il futuro, nostro malgrado, potrebbe riservarci delle sorprese molto amare anche in altri reparti (è appena il caso di ricordare la situazione in cui versa il reparto di Pediatria). Vorrei che fosse chiara una cosa: dimostrare indifferenza in merito a tutto quanto sta accadendo al ‘SS. Trinità’ significa, a mio giudizio, fare il gioco di chi tenta di demolirci e di ‘spacchettare’ indisturbato il nostro presidio sanitario.

Affermo ciò anche nella consapevolezza che altri territori di questa provincia, per loro fortuna, possono contare, a differenza di Sora, su rappresentanti politici nelle istituzioni superiori, i quali senza dubbio fanno sentire il loro peso quando si tratta di tutelare la loro zona di appartenza. Mi sembra lampante, allora, che noi dovremo contare solo sulle nostre forze. Ma come è possibile farlo, se nessun rappresentate amministrativo di questa zona ha la forza di battere i pugni sul tavolo? La campagna elettorale, evidentemente, sta suggerendo a qualcuno di muoversi con cautela ed evitare di toccare argomenti scomodi come questo. Non si può più fare finta di niente dinanzi a queste prove così chiare: stiamo rischiando di svegliarci, un giorno, e di trovare al posto dell’ospedale solo un punto di pronto soccorso. Se non alziamo il livello di guardia e se le istituzioni territoriali continueranno a stagnare nella palude, allora il nostro destino sarà segnato.»

Enzo Di Stefano

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