5 gennaio 2013 redazione@sora24.it
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Ospedale, Enzo Di Stefano lancia l’allarme: “La battaglia in difesa del SS.Trinità non è finita. Abbassare la guardia sarebbe imperdonabile”

Riceviamo e pubblichiamo la seguente nota stampa a firma di Enzo Di Stefano

“Quando, negli ultimi giorni del 2012 ed in seguito alla grande manifestazione di piazza del 15 dicembre, ho voluto porre l’attenzione sulla sconvenienza di alcuni toni trionfalistici in merito alla salvezza dell’ospedale SS. Trinità di Sora, non era certo mia intenzione gettare ombre o creare inutili allarmismi sulla questione. L’obiettivo, invece, era quello di evitare ogni possibile strumentalizzazione ed invitare la classe amministratrice ad abbandonare quanto prima questi canti di vittoria e a mantenere altissima la soglia di attenzione, dal momento che non erano ancora intervenuti (come, purtroppo, non lo sono tutt’ora) concreti elementi di valutazione.

Solo gli sprovveduti, infatti, potrebbero definire scongiurato ogni rischio di depotenziamento del nostro ospedale, che invece continua ad essere sotto la lente di ingrandimento di chi in questo senso ha molto potere. Rilassarsi sarebbe letteralmente delittuoso.

Se, come appare nelle ultime ore, alcune nubi sembrano tornare ad addensarsi sul futuro del SS. Trinità, è evidentemente segno che qualcuno ha abbassato o sta abbassando la guardia. Lo ripeterò fino alla noia: i mesi di incertezza che viviamo non ci consentono di sederci sugli allori. L’errore, oltre che da principianti, sarebbe gravissimo e per questo imperdonabile. E’ bene specificare che non si tratta più, o meglio, non si tratta solo di preservare alcuni reparti come quello di pediatria o neonatologia, ma di sventare un piano di generale indebolimento che riguarderebbe ogni aspetto e ogni singola funzione del nosocomio.

Lo scopo degli attori della vita amministrativa, inoltre, non dovrebbe limitarsi semplicemente ad arginare i rischi, ma a proporre continuamente occasioni di rafforzamento e crescita strutturale e professionale. La battaglia in difesa dell’ospedale non è finita, tutt’altro: è divenuto fondamentale, oggi più di ieri, tornare a far sentire la nostra voce presso le sedi competenti”.

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