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Ospedale: sentite cosa ha detto un cittadino a Rodolfo Damiani ieri in piazza [VIDEO]

Pubblicato illunedì 13 luglio 2015   
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Nel pomeriggio di ieri, durante il presidio dell’ADO in Piazza S. Restituta, allestito per la salvaguardia dell’ospedale SS. Trinità, un “cittadino” si è fermato ed ha chiesto ai manifestanti di smetterla con queste iniziative, perché «ogni volta che scendiamo in piazza ci tolgono qualcosa». Quindi, se abbiamo capito bene, la colpa del progressivo smantellamento del nosocomio sorano è di chi manifesta invece di stare zitto. L’episodio appena descritto è raccontato nel video di seguito dall’inossidabile Rodolfo Damiani, classe 1939, una salute non proprio eccellente ma ciononostante tanta, tantissima voglia di lottare come un leone. A seguire, sempre a cura dell’onnipresente Damiani, il resoconto della manifestazione indetta dall’Ado, che culminerà martedì sera con una conferenza stampa – dibattito in piazza S. Restituta.

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«Con oggi, alle ore 18.00, anche il personale dell’Ospedale di Sora ha dato vita ad una manifestazione per richiamare l’attenzione sul modo fallimentare di gestire la sanità nella provincia di Frosinone. La manifestazione organizzata dall’ADO, l’Associazione dei dipendenti ospedalieri che pagano la crisi prima come cittadini, poi come personale sanitario chiamato a reggere una situazione ai limiti dello sfascio, continuerà lunedì e si concluderà martedi alle 18,00 in p.zza Santa Restituta con una conferenza stampa a cui sono stati invitati tutti i Sindaci, gli amministratori e gli operatori della comunicazione.

Gli slogan della manifestazione “Proposte NON proteste”, “Voglio nascere a Sora”. Martedì Veglia d’Amore… per l’Ospedale di Sora “Vota bene per essere curato bene”. Parlando a margine del comportamento del Presidente Zingaretti con alcuni Operatori del Settore Sanità, si ricordavano gli anni ’80 e i tredici Ospedali esistenti nel territorio e mano mano svuotati di significato e ridotti a fare l’unica scelta possibile chiudere. Veniva anche stigmatizzato il modo bipartisan di chiuderli, sei dal centrosinistra e tre dal centrodestra, ad esemplificare una continuità politica che inizia con Storace e passando per Marrazzo e il disastro Polverini, lascia in eredità quello che abbiamo sotto gli occhi.

Oggi prendendo per buon peso i day hospital, alcuni solo sulla carta, la recettività ospedaliera ciociara si attesta intorno alla percentuale di 1,9 0/00 di posti letto il che pone la Provincia di Frosinone ben al di sotto del 3,7 0/00, media Lazio e 3,9 media nazionale

  • Prima considerazione , tutto ciò significa tempi di attesa postergati;
  • Seconda considerazione Pronto Soccorso intasato per mancanza di recettività nei reparti;
  • Terza considerazione perdita di Dea di II livello a Frosinone e di I° a Cassino e Sora.

Sempre meno credibile appaiono le esternazioni della Mastrobuono quando ci scontriamo con realtà quale il brutto affare dell’accentramento al Centro Trasfusionale di Frosinone e altre pie intenzioni con cui si vogliono sostituire i reparti. Discutendo dei dati più recenti sui tempi di attesa per le prestazioni strumentali, in assoluto tra i più lunghi d’Italia, si osservava che parlare di appropriatezza dei livelli delle prestazioni è solo un grottesco espediente per dimostrare l’indimostrabile e far concludere amaramente che probabilmente qualcuno pensa alla sanità come ad un ministero con i suoi riti degli orari che prevedono attività per poche ore al giorno e cadenze temporali uguali per ogni prestazione. Questo sistema è funzionale solo ai privati ed ai convenzionati, che operano con ben altri ritmi. La Ciociaria è ormai un deserto sanitario, restano poche oasi dove ancora, eccezioni al cesaropapista disegno romanocentrico, viene data acqua e riescono a sopravvivere.

È sotto gli occhi di tutti il metodo usato per far giungere i nosocomi alla chiusura: si rende nel tempo la struttura marginale depauperandola dei medici, legittimamente in uscita, non sostituendoli e così con il personale paramedico, di fatto, i pazienti si disaffezionano, non avendo più l’erogazione delle prestazioni in termini temporali congrui,e accettando quindi una dolorosa chiusura, che sappiamo costruita. Con ulteriore perdita per la provincia in quanto non sono previste sostituzioni… e i giovani aspettano!

Altro aspetto controverso è il ricorso al precariato, pur trovandoci di fronte a carenze di organico spaventose, che portano alla chiusura dei reparti e avendo possibilità di assumere giovani laureati, immediatamente operativi fra i migliaia di giovani disoccupati con titoli sanitari specifici. Peggio ancora l’acquisto di ore a regime privatistico, è la grande festa, dove paga sempre Pantalone Sul fronte degli investimenti in conto capitale, è vero la mano destra non sa cosa fa la sinistra, contratti di manutenzione che tengono conto solo del costo apparente, ignorando tempi e modi di manutenzione; apparecchiature acquistate e abbandonate al loro destino, con una giustificazione che condanna non scusa manca il personale o non abbiamo personale addestrato.

Osservano con amarezza alcuni cittadini, che hanno presenziato a lungo la postazione, ci troviamo davanti al monumento al pressapochismo e all’improvvisazione, pensando poi di risolvere il tutto con i tickets, le addizionali e le limitazioni di accesso. Questa sanità è da bocciare senza appello, l’unica ricetta è rimodulare tutta la MACCHINA, disboscare le nicchie di rendite parassitarie, individuare le priorità e ricordare che , forse come pensa qualcuno è una bottega, ma la merce che si vende è la nostra pelle, che chi di dovere già ha venduto più volte.

Ad un importante appuntamento quale quello odierno sono mancati i politici, che ad eccezione di Fausto Baratta e i rappresentanti di 5 stelle e Fratelli d’Italia, che hanno partecipato al presidio in spirito di servizio e senza contrassegni politici, alcuni esponenti dei pensionati della FNP-CISL, hanno fatto un paio di apparizioni, tipo la visita al defunto, quando non interessa. Ci conforta e premia l’ADO il numero notevole dei cittadini che hanno incoraggiato l’iniziativa e stigmatizzato la pochezza di coloro che abbiamo eletto».

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