8 luglio 2013 redazione@sora24.it
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ECOREPORT (di Laura Urbano) – Politica Ambientale Domestica e Politica Ambientale Sociale

La globalizzazione, l’industrializzazione ed il progresso hanno sicuramente elevato e moltiplicato le possibilità di lavoro, viaggi, comunicazione arrivando purtroppo ad un punto in cui si è creata una sorta di frattura tra l’uomo, con le sue esigenze, e l’ambiente, che non riesce più a soddisfare i bisogni così eterogenei, costosi e complicati da gestire.

L’obiettivo che bisogna assolutamente raggiungere, al fine di tutelare l’ambiente, è quello di meglio gestire la natura e le risorse che offre accanto ad una consapevolezza morale e comportamentale che adegui il comportamento dell’uomo ad uno stile di vita rispettoso del mondo circostante.

Si deve partire da una sorta di Politica Ambientale Domestica (P.A.D.), ossia l’educazione all’ambiente e per l’ambiente che nasce da comportamenti eco-responsabili già all’interno delle mura domestiche e passare poi ad una Politica Ambientale Sociale (P.A.S.) nel momento in cui si viene in contatto con gli altri sistemi sociali con cui si lavora ed interagisce.

Il tutto passa anche attraverso un programmato sistema di comunicazione ed informazione riguardo alle problematiche ambientali e le soluzioni da mettere in atto creando o almeno cercando di creare una cittadinanza competente e responsabile che diventi consapevole dell’appartenenza ad un unico sistema di relazioni ed interrelazioni e generando stili di vita e di sviluppi sostenibili ed ecocompatibili, al fine di arrestare questo lento ma “inesorabile viaggio verso il degrado”.

I compiti dell’istituzione famiglia e di tutte le conformazioni sociali è quello di forgiare, promuovere e sostenere l’educazione al valore ambiente.

Già al congresso di Stoccolma, promosso dall’UNESCO nel 1972, l’educazione ambientale fu definita come “un processo che serve a formare una popolazione cosciente e preoccupata per l’ambiente e per i problemi che lo concernono, una popolazione che ha la coscienza, le competenze, l’attitudine mentale, le motivazioni, il senso di partecipazione ed il coinvolgimento che permette di lavorare collettivamente e individualmente per risolvere i problemi attuali e prevenire la ripetizione degli stessi”.

Nel 1980 l’IUCN (Unione Internazionale per la conservazione della natura e le risorse naturali) ha dettato le strategie internazionali basate su tre requisiti quali: il mantenimento dei sistemi di vita; la preservazione della diversità genetica; l’uso sostenibile delle risorse.

Sempre nel 1980 l’International Conservation Strathegy redige un documento che trattava la conservazione e l’educazione ambientale in un’ottica globale rilevando l’importanza della conservazione delle risorse attraverso uno sviluppo sostenibile e il concetto per la conservazione e lo sviluppo sono tra loro interdipendenti.

Nel giugno del 1983 la Dichiarazione di Vienna considerò il tema dell’ambiente e dell’educazione per l’ambiente secondo la seguente definizione: “Conformemente con numerose raccomandazioni internazionali, è stato possibile realizzare dell’educazione in materia di ambiente considerandola un principio pedagogico applicabile a molteplici discipline che vengono insegnate nelle scuole, e con riflessi assolutamente pratici”. In diversi paesi europei si nota una tendenza a limitare l’educazione in ambito ambientale a quelle discipline che hanno a che fare con la biologia, dove, però il rischio di restringerla a problemi che riguardano la sola sicurezza ambientale è maggiore. L’educazione scolastica, in materia ambientale, dovrebbe anche abbracciare discipline come l’arte, la letteratura, la filosofia, la religione, l’economia, la sociologia e la geografia” (OCDE, 1991).

Nel 1992 a Rio de Janeiro, con la partecipazione di più di 100 stati e governi, furono ratificati numerosi documenti che rappresentavano un processo d’interpretazione, risposta e implementazione degli accordi e delle raccomandazioni delineate nell’intento di cambiare il futuro del pianeta.

L’accordo principale di Rio è conosciuto come Agenda 21 che stabilisce cosa le nazioni debbano fare per raggiungere uno sviluppo sostenibile nel XX secolo, coprendo anche questioni ambientali di notevole importanza come la povertà, i rifiuti tossici, i cambiamenti climatici e la desertificazione ed affrontando anche problematiche riguardanti la comunicazione e l’educazione ambientale.

Naturalmente sia la comunicazione sia l’educazione ambientale devono essere tradotte in atteggiamenti eco sostenibili adottati dai singoli cittadini e dalle istituzioni che li rappresentano, tutelano e garantiscono.

Sta sicuramente aumentando la sensibilità rispetto ai problemi ambientali, ma non sempre agli stessi corrispondono comportamenti e stili di vita compatibili, perché spesso è difficile mettere in discussione i propri stili di vita, nascondendosi dietro la considerazione che il contributo individuale è molto limitato, quindi si decide di non agire nel pensiero che “tanto non serve a niente, è inutile”.

L’ambiente sta comunque assumendo sempre più un ruolo fondamentale in tutti i processi di governo del territorio tanto che si è arrivati ormai da qualche tempo a parlare di sviluppo sostenibile (“è sostenibile quello sviluppo che soddisfa i bisogni delle generazioni presenti, senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i loro” (Our Common Future, 1987)).

La necessità è di “passare da una comunicazione incentrata sull’ambiente in pericolo (a volte amplificato, altre minimizzato) ad una comunicazione per la sostenibilità, pensata e praticata come elemento c-essenziale della soluzione del problema” (Sancassiani e Tamburrini – AG21 Locali Italiane.)

Tale tipo di comunicazione può essere attuata attraverso le seguenti pratiche:

–        Analisi periodica dei bisogni informativi emergenti e verifica dell’efficacia delle azioni intraprese;

–        Comunicazione continua e preventiva e pianificazione integrata della comunicazione;

–        Proposizione di modelli di “buone pratiche” realizzate ed in corso, evidenziando ricadute economiche, ambientali e sociali;

–        Adozione di una pluralità di linguaggi: tecnico-statistico, divulgativo – informativo, emozionale, estetico – artistico;

–        Implementazione di strumenti interattivi, multimediali e partecipativi.

Tali azioni per essere efficaci hanno bisogno di diversi strumenti al fine di renderle conosciute e conoscibili all’intera cittadinanza:

–        Sportelli informativi;

–        Incontri diretti con i cittadini o loro rappresentanti;

–        Manifesti e locandine;

–        Depliant e brochure;

–        sito ufficiale istituzionale;

–        Comunicati e conferenza stampa;

–        Corsi di formazione

In questo senso un modo per sfruttare e rendere fruibile un luogo che altrimenti sta cadendo in un triste e lento abbandono, il parco fluviale (sito in località S. Domenico a Sora),  è quello di creare al suo interno un percorso verde didattico – ambientale.

Tale percorso dovrebbe snodarsi all’interno del parco, accompagnato da diversi tabelloni (costruiti con materiale riciclato), con l’intento di raccontare le caratteristiche delle piante del parco e di far conoscere a gruppi e scolaresche l’ecosistema esistente.

Potrebbero essere messi a punto una serie d’interventi che abbiano l’intento di favorire la conoscenza e la fruizione dell’ambiente del parco da parte di bambini, ragazzi ed adulti che in questa occasione si sentiranno parte di un territorio che, a dispetto di alcune considerazioni negative, è ricco di risorse ecologiche, storiche ed anche archeologiche.

Sempre all’interno del parco fluviale, nei pressi del laghetto, potrebbe essere installata una Casa dell’Educazione e Comunicazione Ambientale (struttura di legno o altro materiale) che sarebbe messa a disposizione delle associazioni locali, che operano in campo ambientale e dell’amministrazione comunale per avere a disposizione un luogo dove potersi confrontare sulle tematiche ambientali e la loro diffusione.

I servizi all’interno del parco sarebbero affidati a volontari ed a rappresentanti dell’amministrazione comunale che abbiano conoscenze professionali in campo educativo ed ambientale o a chiunque esperto si offra di dare il proprio contributo anche attraverso la costituzione di un elenco di esperti ambientali volontari.

Nello specifico le attività consisterebbero in raccolta e divulgazione d’informazioni, organizzazione di corsi e seminari per l’aggiornamento delle insegnanti, alfabetizzazione ecologica dei ragazzi, organizzazione di eventi che rappresentino l’occasione di socializzazione e d’incontro con i cittadini e le associazioni in cui c’è la possibilità di presentare progetti ed iniziative, far conoscere prodotti locali, presentare spettacoli di teatro e musicali, organizzare le “giornate della coscienza ambientale” in cui l’intera cittadinanza si vedrà coinvolta con eventi, giochi e dimostrazioni.

Inoltre  all’interno del parco si potrebbe installare una piccola stazione meteo, una compostiera, delle mini serre e naturalmente contenitori per la raccolta differenziata con relativi pannelli esplicativi e divulgativi.

L’intento è di sensibilizzare gli animi ad un nuovo modo di vivere la quotidianità, forse all’inizio sicuramente più impegnativo ma a lungo andare efficace e risolutivo di molte problematiche che altrimenti prenderebbero il sopravvento creando situazioni irreversibili e coprendo di un colore cupo il futuro dei nostri figli.

Laura Urbano

 

ECO AGENDA

Festambiente: a Grosseto il festival dell’ecologia dal 10 al 19 agosto, giornate dedicate a come migliorare la qualità della vita.

Festambiente è il festival nazionale a impatto zero di Legambiente, uno dei maggiori appuntamenti europei dedicati all’ecologia  e alla solidarietà. È organizzato a Rispecia, nel Centro nazionale per lo sviluppo sostenibile di Legambiente “Il Girasole”, alle porte del Parco regionale della Maremma e a pochi chilometri da Grosseto. L’evento concilia svago e tematiche ambientali grazie a concerti, conferenze, teatro, cinema all’aperto, Città dei bambini e sana alimentazione

RICICLO CREATIVO:  Piccole idee per grandi lavori.

Idea semplice e facile da realizzare è quella di utilizzare delle scatole delle scarpe, da trasformare in simpatiche, divertenti e colorate macchinine. Per fare le ruote è possibile usare dei tappi da collegare con stecconi di legno.

Per le bambine il cartone può essere utilizzato come supporto per creare la sagoma di una bambola da colorare e decorare con stoffa, bottoni, perline, lana ecc.. i vestiti possono anche essere fatti ritagliando le pagine pubblicitarie dei giornali di recupero, sfruttando la parte colorata per ottenere maglie, gonne, capelli e abiti.

Se invece siete sommersi dalle bottiglie di plastica potrete sagomarne la base per creare la corazza di mini tartarughe. Il corpo lo potete disegnare sul cartoncino, quindi ritagliarlo e fissarlo alla plastica sagomata con la colla universale. Possono essere  utilizzare per esempio come segnaposto per la vostra festa di compleanno.

Sempre con la base della bottiglia di plastica è possibile creare tanti fiori e foglie, oppure dei portapenne colorati, un binocolo artigianale con il bordo protetto con il nastro di carta adesiva, fino addirittura alla base per una zattera da far galleggiare nella vasca di casa.

ECO REGIONE

Lazio: dalla Regione si al biologico.

Le potenzialità dell’agricoltura biologica nel Lazio e le possibilità di sviluppo del settore sono stati i temi al centro dell’incontro tra i rappresentanti della giunta regionale e rappresentanti dell’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (Aiab) Lazio. “Il biologico deve poter diventare da tematica di nicchia a segmento vero e importante, nel quadro della nuova politica agroalimentare  – rappresentando uno dei comparti più attivi e innovativi dell’agricoltura regionale. Un settore questo che riesce a dare una viva testimonianza dei principali temi su cui si stanno sviluppando le politiche europee: tutela dell’ambiente, innovazione e rapporto diretto con i consumatori”. Soddisfazione per la disponibilità riscontrata dai rappresentanti dell’Aiab. “Un incontro proficuo che ci fa ben sperare per il futuro della nostra agricoltura biologica. Abbiamo avuto modo di affrontare le principali criticità del comparto e dal confronto sono emerse proposte innovative per quanto riguarda le forme di promozione e distribuzione del prodotto biologico, l’accesso alla terra per i giovani, le potenzialità dei “biodistretti”, la ristorazione collettiva e le mense pubbliche, l’agricoltura sociale e l’importanza della ricerca e innovazione. Tutti temi che ci auguriamo trovino spazio nelle future politiche regionali”.

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