5 luglio 2012 redazione@sora24.it
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Poveri noi… (di Lorenzo Mascolo)

Prendiamo una qualunque amministrazione comunale della storia Sora, anche l’ultima se volete, e pensiamo un attimo ai “piani di battaglia” che vengono escogitati ogni volta che bisogna rinnovare i consigli di amministrazione delle società municipalizzate. Poi consideriamo lo scontro di ieri tra il presidente del Senato Renato Schifani e quello della Camera Gianfranco Fini sulla questione delle nomine Rai. Non riscontreremo alcuna differenza, fatta eccezione per il peso politico degli oggetti della contesa.

Spesso e volentieri abbiamo ritenuto superfiale ed esagerato associare la maggior parte dei problemi della nostra Nazione alla classe politica che la rappresenta, ma purtroppo, leggendo, osservando e ascoltando quel che accade quotidianamente, dobbiamo ammettere a malincuore che è così. Qui non facciamo politica per far crescere il Paese, alias migliorare la qualità della vita dei cittadini, bensì per conquistare poltrone, pensioni e privilegi vari che ci permettano di fare la bella vita in barba a tutti gli altri connazionali che invece buttano quotidianamente il sangue per poche centinaia di euro al mese.

Nelle più importanti assemblee nazionali, dove le lotte intestine tra diverse fazioni prendono il sopravvento sui bisogni della gente, nasce un pessimo esempio che poi viene inevitabilmente imitato nei consigli regionali, provinciali e comunali. Ogni atteggiamento della nostra politica non è disinteressato bensì subdolo. Eppure non siamo un Paese di gente perfida, perché nei momenti di difficoltà sappiamo reagire ed aiutarci come nessun altro. Tuttavia, quando ci cimentiamo nell’arte della politica diventiamo dannatamente sospettosi, avidi e cinici.

Il Premier Mario Monti, ad esempio, sta cercando di fare in pochi mesi quello che tanti governi non sono riusciti a fare in trent’anni proprio per i motivi di cui sopra. Per carità, il giudizio su ogni singolo provvedimento adottato dai “tecnici” è liberissimo, soprattutto perché ognuno di noi ha in mente una Nazione perfettamente calzante con le nostre esigenze: per intenderci, l’importante è avere il palo dell’illuminazione pubblica davanti all’uscio di casa nostra, e chissenefrega se il resto della strada resta al buio. Quel che ci preme sottolineare, indipendentemente dalla bontà o meno dell’operato del Presidente del Consiglio, è l’enorme numero di difficoltà che gli ha creato la classe politica, palesemente indispettita dal non avere più tra le mani il “giocattolo Italia”.

Del resto, è innegabile che gli unici dubbi dell’Europa sulla capacità dell’Italia di “diventare grande”, ossia uno Stato virtuoso e maturo, vengano sollevati guarda caso con riferimento al prossimo ritorno in sella dei nostri politici, previsto per la Primavera 2013. Francamente speriamo che Olanda, Finlandia, Germania ecc. sbaglino la loro valutazione, perché in caso contrario poveri noi…

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