27 settembre 2013 redazione@sora24.it
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Racconteremo di te finché camperemo. Buon viaggio Rodolfo, anzi, buona pedalata…

Ieri sera i commenti su Facebook erano tutti dedicati a te. Nessuna sorpresa Rodò, eri la persona più conosciuta di Sora, lo sapevamo tutti. Aneddoti, fotografie ed anche video che ti vedevano protagonista hanno inondato le pagine del social network frequentate da noi sorani. Tanti ricordi che oggi guardiamo con tristezza e che fino a ieri conservavamo nella memoria del telefono, o raccontavamo agli amici per scherzare un po’, forse per deriderti, oppure perché ci incuriosivi, od anche perché in fondo ti volevamo bene.

Tra i tanti post pubblicati in rete, due o tre, dal contenuto molto schietto, mi hanno colpito in particolare: “Lo avete preso in giro, lo avete evitato e adesso ne piangete la scomparsa”. Questo, più o meno, il senso dei messaggi.

La prima accusa fortunatamente non mi riguarda Rodò, perché ti ammiravo soprattutto per la tua costante partecipazione alla vita della città, specialmente quella culturale e sportiva. Eri dappertutto, da solo ma c’eri: volley, basket, calcio, calcetto, ecc. Non ti perdevi una partita e soprattutto un allenamento! Ovunque io andassi per scattare delle foto, trovavo te. E poi, chi non ti ricorda seduto sul vecchio muraglione dello Sferracavallo, in linea con la bandierina del calcio d’angolo lato Curva Nord a guardare il grande Sora?

La seconda accusa, invece, mi riguarda eccome. Spesso ti ho evitato, perché sapevo che se tu mi avessi fermato per strada sarebbe passato almeno un quarto d’ora. Ed io, Rodò, ero convinto di non avere un quarto d’ora per ascoltarti. E sono sicuro che se tu fossi ancora con noi, continuerei a non averlo. Permettimi solo di dirti una cosa per giustificare almeno in parte il mio comportamento infame: non ti evitavo perché mi eri antipatico o mi facevi pena, bensì perché era oggettivamente difficile seguirti nei discorsi, parlavi solo tu!

Qualche volta ci ho provato e lo sai. Ti ricordi quel pomeriggio nel chiostro del Vescovado? Erano circa le 15 del giorno di Ferragosto e non si vedeva anima viva per Sora: il momento ideale per scattare qualche foto della città in santa pace. Mi mancava un’immagine di quella lastra con sopra inciso il nome del Duca di Sora. Arrivato sul posto, stavo per scattare convinto di essere solo ma, all’improvviso, ecco la tua voce e la tua faccia! No, non potevi essere tu! pensavo. In quel momento mi sentivo perduto, ma anche mortificato nei tuoi confronti. Ti avevo di fronte a me ed ero consapevole di non aver alcuna possibilità di fuga. La cosa mi tormentava, perché fondamentalmente non mi definivo (e non mi mi definisco tuttora) una persona cattiva. Mentre parlavi cercavo di starti dietro, ma era complicato. Alla fine, dopo un’ora abbondante, ho rinunciato piantandoti in asso con la prima scusa disponibile e sono andato via. Spesso ripenso a quello e ad altri episodi, con la consapevolezza di non esser mai riuscito, mio malgrado, a comunicare con un uomo buono.

Anche l’ultima accusa, che più che altro è una constatazione, mi riguarda. Sono molto dispiaciuto per la tua scomparsa Rodò, ma non mi viene da piangere, perché i ricordi che ci lasci sono così tanti che racconteremo di te finché camperemo. E lo faremo nelle serate più allegre, puoi starne certo. Il vero problema è che tu te ne vai con un patrimonio di esperienze, di informazioni, di cultura del territorio e del mondo in genere, che noi non conosceremo mai! Un vero peccato.

Prima di salutarti voglio dirti una cosa che forse ti farà piacere: fino a ieri per me eri Rodolfo e nelle due righe che ho scritto in prima serata ti ho dato una cinquantina d’anni. Stamane ho scoperto che ti chiamavi Rodolfo Orlandi e che di anni ne avevi 68. Te li portavi molto bene. Buon viaggio, anzi, buona pedalata…

Lorenzo Mascolo – Sora24

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