lunedì 29 agosto 2016

Referendum costituzionale: considerazioni a cura di Rodolfo Damiani

Riceviamo e pubblichiamo le seguenti considerazioni a firma di Rodolfo Damiani.

«Prima di entrare nel tema referendum vorrei ricordare a tutti due verità che ridimensionano alcune dichiarazioni, rese come verità rivelate. Se non passa il referendum , non siamo nel caos, infatti continua ad operare la Costituzione del 1948 , che è ancora imitata e studiata per la sua straordinaria modernità. Non è solo sconvolgendo l’assetto democratico che dovrebbero diminuire i conti dell’apparato statale, ce ne sono altri efficaci e sicuri quale fermare gli incrementi ingiustificati della spesa per la casta.

Non è vero che se non passa il SI non diminuiscono i tempi di approvazioni delle leggi, basterebbe che le presenze dei parlamentari non fossero così ridotte come oggi. Infine è assolutamente falso che se vince il SÌ , riparte l’economia e ci saranno nuovi posti di lavoro, tali obiettivi si ottengono solo immettendo risorse nel processo produttivo. Entro l’autunno del 2016, i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per votare al referendum “confermativo” sulla revisione della Costituzione approvata nell’aprile 2016 da una maggioranza inferiore ai due terzi del Parlamento. Potranno cioè approvare (con il “sì”) o respingere (con il “no”) gli effetti di un disegno di legge costituzionale che non solo modifica la natura e l’operato del Senato della Repubblica, ma stravolge la Carta Costituzionale (cambiando 47 articoli su 139).

Il decreto Boschi, a mio avviso, non persegue i risultati che vengono millantati, ma crea spinose questioni, tra cui: la nascita di un Senato di non eletti che non rappresenta né i cittadini né le Regioni, la complessità dei nuovi procedimenti legislativi, gli ostacoli posti alla partecipazione popolare, i tanti “pasticci” giuridici e soprattutto il “combinato disposto” con la legge elettorale Italicum, che permetterebbe a un partito (e a un “capo della forza politica”) di governare a proprio piacimento, pur rappresentando solo una piccola minoranza degli elettori.

Vanno inoltre sfatati i miti che la “narrazione” del Governo ha costruito: il cosiddetto superamento del bicameralismo paritario, la riduzione (scarsa) dei “costi” della politica, la retorica del nuovo, che non sempre è meglio del vecchio e va interpretato l’atteggiamento dei poteri forti che stanno costruendo il “plebiscito” sul Governo di Matteo Renzi.

Dopo che ho sentito le dichiarazioni di Marchionne , che se non erro ha scelto di spostare i suoi affari altrove , di pagare le tasse altrove , dopo che si è arrogato il diritto di sconvolgere l’assetto contrattuale dei metalmeccanici , dare il voto al SI mi sembra sempre più sospetto e contrario agli interessi dei lavoratori , se non altro perché limita le loro scelte elettorali. Come nubi minacciose mi sembra che sulla libertà degli Italiani si addensino esperienze passate quali la legge truffa del 1953 e la legge Acerbo di memoria fascista».

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