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Referendum: “Un Senato piccolo piccolo” (di Rodolfo Damiani)

Pubblicato ilgiovedì 8 settembre 2016   
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Riceviamo e pubblichiamo le seguenti considerazioni di carattere politico a firma di Rodolfo Damiani.

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«Il Senato ha sempre costituito la parte dei rappresentanti del popolo con maggiore saggezza,con maggiore esperienza,praticamente tutela e garanzia da salti nel buio e da derive dirigistiche. Tale concezione è anche conseguenza che sia gli elettori che gli eleggibili al senato hanno un limite di età diverso. Alcuni dei miei quattro lettori pur condividendo i miei ragionamenti hanno chiesto di meglio argomentare la mia contrarietà al mini-senato proposto dalla controriforma costituzionale della Boschi.

Premesso che se l’obiettivo era la riduzione del numero di un organo pletorico e costoso quale il nostro apparato costituzionale , bastava ridurre proporzionalmente i numeri e diminuire i privilegi della casta. Ma i privilegi la casta non ha alcuna intenzione di ridurli, in Italia tutti abbiamo famiglia e teniamo al suo benessere anche facendo torto ad altri, e l’obiettivo non è la riduzione dei delegati del popolo, è chiaramente di ottenere un altro
risultato cioè diminuire gli spazi di democrazia e i controlli incrociati.

Una prima riflessione , oggi il senato concorre a formare tutte le leggi legittimamente in quanto votati dal popolo, con la riforma le leggi di competenza del mini-senato riformato verrebbero approvate in nome del popolo senza essere votate da eletti dal popolo. Tale Senato viene definito come “rappresentante delle autonomie territoriali”, pur essendo solo organo dello Stato centrale, in quanto non gli verrebbe concesso, nonostante quell’ enunciato, di legiferare in esclusiva su materie di interesse regionale, con la conseguenza che le Regioni sono di fatto escluse dal legiferare di politica regionale e mantenere competenze prevalenti a livello “ amministrativo”.

La composizione del Senato, i cui componenti dovrebbero nel contempo svolgere la funzione di consigliere regionale o di sindaco, cosa che non consentirebbe loro di adempiere puntualmente le funzioni connesse ad entrambe le cariche, con la conseguenza di rendere oltre tutto difficile il rispetto dei brevi termini previsti per il Senato nei procedimenti legislativi, divenendo la prima causa ostativa di un corretto lavoro.

C’ è poi la “vessata quaestio” di riconoscere ai senatori, ancorché part-time, l’ immunità penale per tutti i reati comuni da loro commessi. Non possiamo non guardare con preoccupazione ai privilegi che per eguaglianza verrebbero in breve trasferiti a questa nuova casta. Paventiamo poi i conflitti per le attribuzioni border line delle varie materie e la costruzione di nuove procedure che ad un primo esame appaiono complesse e farraginose

Infine l’inesistenza di seri contropoteri politici nei confronti di un governo sostenuto dal gruppo più votato, che grazie all’ Italicum otterrebbe, col solo 25 per cento dei voti, ben 340 seggi alla Camera dei deputati e il cui leader godrebbe di un’ investitura di democrazia attenuata. Di contro ad un potere ampliato e difficilmente contrastabile. Con l’ultima considerazione siamo arrivati al nocciolo del problema, qualcuno con un quarto dei voti, vuole farli valere più del doppio, con buona pace dell’uguaglianza dei cittadini. Ad una richiesta di avallo di una costruzione che di fatto porta ad una democrazia attenuata e limita democrazia e libertà non si può che rispondere NO».

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