Ruby s’inchina a Spread. (di Lorenzo Mascolo)

Dopo anni sprecati a parlare di case, escort e altre stupidaggini, finalmente gli Italiani hanno riscoperto il gusto di partecipare alla vita politica nazionale, informandosi attivamente e quotidianamente sullo stato di salute del Paese. Tra le parole più pronunciate e cliccate, ad esempio, “Ruby” ha dovuto inchinarsi cedendo lo scettro a “Spread”: stupendo.
Al mattino non si va più in edicola convinti di aprire il giornale e trovare il racconto dell’ennesima lite tra Berlusconi e Fini, oppure dei capricci interni al Pd, bensì speranzosi di leggere titoli che annuncino riforme. Difatti, ci si è abituati così velocemente all’azione a tutto campo di Monti che oramai si attendono nuove misure ogni giorno. E se da un lato ogni sacrificio economico viene accolto con fastidio perché riguarda sempre e comunque i soliti noti, dall’altro si spera timidamente che il Premier, passo dopo passo, riesca a presentare il conto anche a quei politici che non hanno avuto neanche il buon gusto di togliersi cento euro dalla tasca per aiutare la baracca.
Per carità, con ciò non si intende divinizzare un uomo il cui operato è stato caratterizzato da scelte impopolari soprattutto per la gente normale. Tuttavia, non si può negare che Mario Monti rappresenti una speranza per voltare pagina e dare spazio alla politica dei fatti, strombazzata ad arte durante le campagne elettorali ed immediatamente ripudiata all’indomani del voto per dar spazio alla guerra delle poltrone. In buona sostanza, le riforme avviate dal Premier in soli due mesi di governo, senza considerare il suo grande lavoro in ambito diplomatico, dimostrano palesemente che anche in Italia si può governare. Qualcuno incomincia a chiedersi se sia più giusto affidare le chiavi della Nazione a 630 deputati e 315 senatori che sprecano gran parte del loro mandato per ricattarsi a vicenda, constringendo l’esecutivo ad un continuo valzer dei ministri, piuttosto che consegnarle ad una squadra di dieci-venti persone competenti. Effettivamente, ripensando ai sessanta giorni impiegati dal Governo per confezionare “Salva-Italia”, Liberalizzazioni e Semplificazione tributaria (con eliminazione di 430mila norme), nutrire tale dubbio è più che lecito.
Lorenzo Mascolo – Sora24
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