3 febbraio 2015 redazione@sora24.it
LETTO 2.201 VOLTE

Sanità: Sora e Isola del Liri in una guerra tra poveri e Roma la fa da padrona

Questa freddissima sera di inizio febbraio, ci siamo incontrati in un locale da vecchi pensionati che meno spendono e più sono soddisfatti, come facciamo di tanto in tanto. L’argomento ovviamente la Sanità, vista la precisione cronologica da tecnico svizzero con cui, ancora una volta, la mannaia della ASL ha scelto Sora per operare una decurtazione.

Tutti avevano letto la replica scherzosa dell’Amico Lucio Marziale e molti come me lo immaginavano con il sorriso sarcastico di quando il Sora non vinceva con l’Isola.

Vedi Lucio, tu lo sai benissimo, non è una questione di campanile, anzi sarebbe ridicolo vedere la cosa in questa ottica, la verità è che la Manager è riuscita ancora una volta a farci fare la guerra tra poveri, ha spogliato Sora per iniziare a vestire Isola, ma le risorse che avrebbero permesso di aprire l’Hospice sono rimaste ben salde a Roma, come tutto il resto: posti letto, personale e così via. Anche perché sappiamo benissimo che gli ambulatori trasferiti non vanno ad arricchire l’offerta terapeutica di Isola, ma servono a fornire il personale minimo per poter dire dopo anni che si è aperto l’Hospice. Quindi una inaugurazione stile ventennio, quando si rifacevano le facciate posticce degli edifici e si mettevano bene in vista, ma dietro e dentro non si guardava mai.

Speriamo che l’Hospice funzioni meglio della Casa della Salute di Pontecorvo, su cui, per confondere i semplici, una prestazione ad un diabetico è divenuto un percorso terapeutico, diagnostico, dove i malati non sono presi in carico, ma arruolati e si comportano in modo disciplinato. Per non parlare degli altri acronimi “inganna occhio”, l’italiano è bello, semplice e comprensibile: parlate italiano, sarete più apprezzati.

La chiusura degli ambulatori del Distretto erano stati oggetto di un progetto su cui si era convenuto il primo incontro, che si ebbe con la Manager all’inizio della fronda popolare, in quanto ravvisammo la razionalizzazione delle prestazioni accentrandole all’Ospedale di Sora, su cui gravitano la maggior parte dei Comuni del Distretto. Sapete Sora è una città accomodante, alcuni dei presenti arrivavano a dire, se servivano queste poche persone perché impedire ad Isola di migliorare, siamo ormai alla confluenza, vista la vicinanza delle due città. L’argomentazione è giusta e coglie un altro aspetto di un’integrazione che è nei fatti, ma ricordavano altri che non avevano visto la stessa disponibilità nei confronti di Sora, quando insieme ad altri comuni si battevano e continuano a battersi non solo per l’ospedale, ma per restituire dignità alla prestazione sanitaria.

Vorrei argomentare l’ultima questione avanzata: sembra che i pannoloni per gli incontinenti e coloro costretti a letto da patologie invalidanti siano stati ridotti da tre a due al giorno. Piove sul bagnato. E stiamo a discutere di poche unità trasferite.

Vorrei che insieme a me denunciasse queste cose anche chi crede di aver raggiunto un obiettivo eccezionale con lo spostamento di pochi posti di lavoro nell’ambito della stessa unità produttiva. Il problema è prima di rispetto delle persone come tali, poi del rispetto dei diritti che in Italia dovrebbero ancora essere uguali per tutti, poi nel rispetto di se stessi.

La battaglia per una sanità a misura d’uomo è una battaglia di civiltà e di democrazia con connotazioni sociali. Questo l’Amico Lucio lo sa da sempre, per le battaglie affrontate insieme. Non diamo spazio a chi cerca una effimera celebrità con azioni di piccolo cabotaggio. Non tutti lo sanno: Sora ed Isola hanno una antica tradizione sanitaria, che ha in tempi moderni una matrice comune nelle due “SALA FLAVIA” donate rispettivamente alle due città dai Lefevbre e accomunate nello stesso destino dal terremoto del 15.

Da sorano acquisito vedo che sono più gli interessi che uniscono le due perle del Liri che quelle che li dividono. Ricordiamo “INSIEME SI PUO’…”.

Rodolfo Damiani

Commenti

wpDiscuz
Menu