mercoledì 29 giugno 2016 redazione@sora24.it

SOCIALPOLITIK – Bruno La Pietra: “Un’analisi elettorale.”

L’ex candidato Sindaco, Bruno La Pietra, su Facebook: «Sora ha circa 24.000 aventi diritto al voto. Di questi, circa 6.000 non vanno a votare. Quasi mai. Normalmente, quindi, si recano alle urne circa 18.000 elettori. La metà di questo numero è 9.000.

Roberto De Donatis è Sindaco di Sora con 7.900 voti. 7.900 persone dicono che vogliono lui come Sindaco, ma 10.000 sorani dicono di no oppure preferiscono tacere. Invece 7.900 dicono di si a Roberto, ma al secondo turno. Dopo, cioè, che non hanno più un candidato di loro gradimento, quello, cioè, del primo turno. In effetti i voti “veri” di De Donatis sono quelli del primo turno. Cioè 4.720 votanti.

Quindi 24.000 cittadini hanno diritto al voto. 18.000 votano. 4.720 scelgono veramente De Donatis. Cioè meno di un quarto degli aventi diritto al voto, cioè, per fare una similitudine, ogni dieci cittadini sorani circa 2 vogliono De Donatis e gli altri no. Meno di un terzo di quelli che sono andati a votare al primo turno. 3.200 sorani dicono poi, nel confronto a due, che è meglio lui che Tersigni. (oppure che è meno peggio ).

Tutto questo per dire cosa? Che De Donatis non merita di fare il Sindaco? Ci mancherebbe. È un moderato con capacità amministrative, sicuramente superiori a tutta la sua “squadra” (absit iniura verbis).

Lui raccoglie i vantaggi di una legge elettorale che semplifica la democrazia a danno della rappresentatività. È un abile stratega, anche se a me non piacciono le sue strategie come a lui non piacciono le mie. È uno che sa come si vince, con chiunque, principio che io rifiuto per motivi etici e pratici.

Lui dice di voler cambiare la città insieme a chi la città l’ha distrutta. Io sono convinto che questo sarà impossibile. Ma la politica appassiona perché ci sono posizioni diverse.

Non ho condiviso il progetto di De Donatis, e non cambio idea in corso d’opera perché credo che questo tipo di aggregazioni evidenzieranno due problematiche, e si vedrà molto presto quello che affermo, cioè:

  1. L’ingovernabilità della città
  2. La legittimazione del trasformismo.

Ingovernabilità della città non significa che l’amministrazione possa “cadere”, cioè non trovare i numeri di sostegno nel consiglio comunale. Gli interessi sono troppo forti e si trova sempre la maniera di aggiustarsi.
Con ingovernabilità intendo, invece, la impossibilità di poter esercitare un’azione di governo reale che vada oltre la normale amministrazione che la macchina comunale gestirebbe in maniera autonoma.

Vediamo infatti come è composto il consiglio comunale nella sua parte di maggioranza:

  • Antonio Lecce: ex assessore dell’amministrazione Tersigni, abbandonata dopo tre anni di amministrazione.
  • Lino Caschera: ex consigliere dell’amministrazione Tersigni, abbandonata dopo tre anni di amministrazione.
  • Alessandro Mosticone, ex consigliere dell’amministrazione Tersigni, abbandonata dopo tre anni di amministrazione.
  • Antonio Farina, assessore indicato dai Socialisti nell’amministrazione Casinelli, passa poi con Tersigni e diventa consigliere di quella amministrazione, abbandonata dopo tre anni.
  • Francesco De Gasperis, ex consigliere comunale nelle liste di Enzo Di Stefano.
  • Fausto Baratta, amministratore nella giunta Ganino, amministratore nella giunta Casinelli, amministratore con le liste di Di Stefano nell’amministrazione Tersigni, adesso vice sindaco nella giunta De Donatis.

E così via… Per spiegare la legittimazione del trasformismo non credo serva un discorso a parte.

Ora bisogne valutare come il cambiamento promesso in città potrà essere garantito nei metodi e nei contenuti dalle persone che compongono un’amministrazione, che vale appena la pena di ricordare non coincide con il sindaco e le sue volontà, ammesso che queste siano difformi da quelle dei suoi consiglieri.

Quello che accadrà sarà invece facilmente ipotizzabile. Dopo un periodo di entusiasmo e di vendette perpetrate da parte di chi si è candidato per torti subiti e non per spinte ideali, l’oligarchia di comando verrà isolata e circondata da interessi malcelati che inizieranno presto a mordere un piatto lasciato raffreddare da pochi giorni. La città non avrà una visione di futuro condivisa e nessun sogno da inseguire. Si farà ordinaria amministrazione con l’occhio attento ai “fruitori” di determinati servizi con l’interesse di consolidare un consenso elettorale che abbiamo visto essere non rappresentativo e frammentario.

A quelli che già in maniera frettolosa e superficiale si apprestano a rispondere: “e l’alternativa quale era? Altri cinque anni di Tersigni?”, rispondo con tranquillità e consapevolezza che lo stato di fatto è conseguenza di scelte, di strategie, di valutazioni, e che solo un grande amministratore riesce a fare quelle migliori. Non sono le armate Brancaleone che fanno cambiare le cose, quelle servono per sostituire potere con potere, ma scelte coraggiose e difficili all’apparenza.

Ne riparleremo durante l’epidemia prossima ventura. Come? Non sapete qual è? Il mal di pancia, cari miei concittadini, di cui presto saranno afflitti in molti. Buon lavoro».

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