lunedì 25 luglio 2016 redazione@sora24.it

SOCIALPOLITIK – Tiziano Rea: “Sora e la movida… che non c’è”

Ho letto con interesse un articolo comparso su un locale quotidiano online e con maggiore interesse ho letto anche i commenti della gente. Quel che si deve capire della questione “movida” è che ormai è un fatto culturale e quindi radicato. Non si può pensare di invertire la tendenza nel giro di qualche settimana, per cambiare serve un percorso culturale e di qualità che copra non qualche settimana d’estate ma TUTTO L’ANNO e questo i nostri amministratori sono sicuro lo sanno bene.

Bisogna capire che il problema “movida” va affrontato prendendo di petto non una ma molteplici cause, persino il fatto che, quando si parla di movida, tutti hanno qualcosa da dire, ognuno ha la propria idea che, casualmente, differisce dalla tua, per cui tutti hanno un’opinione vincente da proporre e, che lo crediate o no, gestire ciò è veramente complicato.

Chiariamo anche che la gente a Sora è “assente” non solo di sera ma anche di giorno. Quindi l’assenza di gente è chiaramente un’assenza di turismo. Pertanto riempire il corso in occasione di sporadici eventi non serve a nulla. Inoltre, le 10mila persone circa che affollano il corso in occasione di eventi particolari e sporadici essendo al 99% persone del luogo (cioè di Sora e zone limitrofe) sono quindi persone che ABITUALMENTE possono venire e vengono a Sora e che quindi difficilmente verrebbero sfiorati dall’idea di entrare in un negozio per acquistare alle 00:45 un vestito o una collana. Quindi le attività commerciali sono quasi sempre chiuse in queste occasioni. I Bar e le altre attività che fanno somministrazione non hanno la vita molto più facilitata poiché riempire il corso serve a loro relativamente.

Supponiamo che 5000 persone garantiscono ad un bar un introito di 3000 euro (sono cifre di fantasia non mi si prenda alla lettera), ciò non vuol dire che 10000 persone garantirebbero un guadagno di 6000 euro; c’è, insomma, una sorta di punto di pareggio raggiunto il quale all’aumentare del flusso di gente l’incasso non va oltre e per contro il rischio è che aumentino solo i disagi (quante risse si sono generate negli anni nella tanto invidiata movida isolana?). Visto poi sul piano dell’ordine pubblico la questione diventa anche pericolosa perché concentrare migliaia di persone in uno spazio relativamente ristretto espone la cittadinanza a rischi enormi.

Ma torniamo ai motivi che hanno portato Sora a diventare un deserto. Non cito i problemi economici perché chiaramente è una delle motivazioni più ovvie, dirò solamente che quando per la prima volta, nel 1995, ho organizzato un concerto con l’amministrazione comunale la prima cosa che mi dissero era che “i soldi non ci sono”, non c’erano all’epoca, figuriamoci oggi. Ovviamente le amministrazioni hanno le loro responsabilità, dirette o indirette che siano. Puntare su un dato percorso culturale porta inevitabilmente a dei risultati che possono essere positivi o negativi. Persino NON FARE NULLA è un modo comunque per fare cultura, la cultura del nulla, appunto, con tutto ciò che ne consegue.

Negli anni ’90 spesso a Sora si ricorreva all’aiuto di persone esterne, ricordo il via vai di agenzie di spettacolo che venivano e appaltavano praticamente tutta l’estate sorana con i loro artisti ed in maniera trasversale (cioè fornivano spettacoli che coprivano diversi settori, musica, cinema, teatro, cabaret etc).
Sempre in quel periodo si ricorreva spesso anche all’aiuto di eventi di paesi a noi vicini, un nome su tutti, il Liri Blues. Quello che si cela dietro una scelta come questa o come quella di affidare ad un esperto esterno la gestione di eventi come “Donne in Celluloide” è essenzialmente l’incapacità di individuare e affidarsi invece a professionalità interne, cioè a persone di Sora. C’è poi una componente che riguarda anche noi cittadini e il nostro essere intolleranti nei confronti di tutto ciò che può in qualsiasi modo disturbare il nostro sonno. Quante volte è capitato che eventi, serate, concerti e quant’altro sono stati bloccati oppure gli organizzatori hanno preferito non dare seguito a nuove edizioni di manifestazioni anche di successo poiché stanchi di essere bersaglio di denunce?

Poi c’è la questione Isola del Liri. Cari amici, io ve lo dico sinceramente, a me una città fatta solo di Bar e Pizzerie NON MI PIACE. La gente che va giù ad Isola del Liri ci va per mille motivi, ne convengo, ma tra i mille motivi c’è anche quello che ormai ci va PER ABITUDINE. Un’abitudine consolidatasi negli anni grazie alle loro scelte che non sta a me giudicare e che possono anche essere lette in chiave positiva, per carità, ma sono risultati ottenuti anche grazie alle conseguenze delle azioni delle altre città. Ora, ci sono scuole di pensiero che auspicano un coordinamento intercomunale per cui se oggi c’è un evento a Sora negli altri centri non devono far nulla e viceversa. Scusatemi ma io sono francamente in totale disaccordo con questa visione delle cose. Il coordinamento deve esserci ma deve innanzitutto essere interno e teso a che non si verifichino accavallamenti ingestibili (chessò, la serata da discoteca al bar x a meno di 100 metri dal concerto di musica classica), scongiurati i quali ben venga la molteplicità di eventi, voglio sperare che il bacino di utenti cui rivolgerci sia ben superiore a 500 o 1000 persone! Inoltre avere una serata attiva ogni tanto, come detto, non serve a niente.

Quello che farei io quindi è, in primis eviterei il replicare gli eventi degli altri (se un comune inventa la Notte Bianca e funziona poi non puoi pretendere che pure Borgo Fratta della Cerqua organizzi la sua Notte Bianca, perdi in valore e interesse, è il famoso paradosso dell’avaro di Molière: se dai un soldo a tutti i poveri che te lo chiedono tu diventi povero e loro non diventeranno mai ricchi). Comincerei a seminare per il futuro, che vi piaccia o no, in quanto oggi se riempissimo di eventi il mese di Agosto, non appena la situazione si normalizza, la gente tornerebbe comunque a evadere da Sora. Quindi il lavoro va fatto in senso futuro, culturale e, soprattutto, di qualità, perché solo la qualità può garantire un flusso turistico che non si ferma ai comuni limitrofi (e non dimentichiamoci che noi dobbiamo combattere con una pressocché totale assenza di infrastrutture che di certo non incentivano il turismo).

Naturalmente i soldi non ci sono, ne convengo, ma non sempre i soldi sono un ostacolo, si può fare veramente tanto anche con poco, specie se, come detto, si lavora da oggi non per il prossimo anno, ma per il prossimo autunno e via via fino alla prossima estate. Bisogna assolutamente riprendere contatto con i giovani ripartendo dalle scuole, anche quelle elementari, perché non possiamo correre il rischio che i ragazzi crescano (come già stanno facendo) con l’idea che quella che hanno davanti è la normalità e che quindi le cose è così che si fanno. Vero è anche che, visti i tempi in cui viviamo, francamente non mi dispiacerebbe se i giovani cominciassero a sforzarsi di restare a Sora la sera, hai visto mai che si accorgessero che andando a Isola perché pensano che c’è gente, il più delle volte, proprio in questo modo, la popolano?

Tiziano Rea

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