6 gennaio 2017 redazione@sora24.it
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SORA – Antonella Paniccia scrive alla Befana chiedendo un… custode per il cimitero cittadino

Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera a firma di Antonella Paniccia.

«Cara Befana, dopo tanti anni voglio tornare a scriverti una lettera perché ho una richiesta piuttosto singolare da farti…quest’anno, quando volerai sui tetti della nostra città di Sora, ti prego di lasciarci un dono in un posto speciale: il cimitero. Sì, perché noi cittadini sorani abbiamo tanto bisogno di un custode al cimitero. Da cinque lunghi mesi, ormai, il cimitero cittadino è diventato luogo di estremo abbandono tanto che pare completamente dimenticato dalle autorità locali. Basta fare un rapido giretto per rendersene conto: cassonetti quasi sempre carichi di straripanti immondizie, scope fantasma (che trovi solo dopo un lungo giro del cimitero: se puoi, magari lasciaci la tua!), luci accese in alcune zone sì ed altre no, angoli-orinatoi con vergognose pozze maleodoranti negli antri più bui del cimitero, specialmente quando si sale la scalinata dell’entrata laterale del nuovo cimitero.

Un regalo, dunque: un custode…ma anche due e tre, come ai bei tempi dei custodi di via Cocorbito: ecco, forse, sarebbe la giusta befana anche per questi “ragazzi” con famiglia che, per un decennio si sono prodigati generosamente e, gentilmente, hanno prestato sempre il loro servizio a favore dei cittadini. Poi…cosa è accaduto? Quale logica, o forse illogica, decisione ha permesso di lasciare incustodito il cimitero, luogo sacro, rendendolo anche teatro di razzie di fiori e di addobbi vari, mèta per escursioni di gatti e cagnolini randagi (uno dei quali mi accompagna, di tanto in tanto, in quel deserto che ormai è divenuto il camposanto)?

Che tristezza vedere questo luogo prima frequentatissimo, ora praticamente deserto tanto che, all’imbrunire, diventa pericoloso anche fare una breve visita. Bisogna anche aggiungere che ci sono lapidi abbandonate da mesi, divelte dai loculi, e nessuno si cura di rimetterle nella legittima sede nonostante le segnalazioni fatte ai responsabili del Comune (ho in serbo nome, cognome, data). Eppure mi pare di aver letto che “l’ordine e la vigilanza dei Cimiteri spettano al Sindaco. Il Comune cura che all’interno dei cimiteri siano evitate situazioni di pericolo alle persone ed alle cose…”.

Il comma 1 dell’articolo 52 del d.P.R. 10 settembre 90, n. 285 alla voce “Approvazione del regolamento di polizia mortuaria” prevede che: “tutti i cimiteri, sia comunali che consorziali, devono assicurare un servizio di custodia”. Mi si consenta allora una domanda: perché il nostro cimitero versa in stato di palese abbandono? E perché l’autorità che doveva provvedere è rimasta inerte dinanzi alle numerose proteste dei cittadini? Vorrei ricordare che, da sempre, nella storia, le tombe e la pietà per i defunti sono stati i segni caratterizzanti una civiltà, queste usanze hanno contrassegnato il passaggio dell’uomo dall’età primitiva all’età civile.

La tomba è un messaggio che oltrepassa il tempo e il ricordo dura nei secoli. Attraverso i cimiteri si rivelano i valori di un popolo: non a caso, nelle ricorrenze civili, le massime autorità dello Stato, si recano ad omaggiare con corone di fiori e d’alloro le tombe dei Caduti. E’ dunque troppo chiedere un gesto di somma civiltà per consentire ai cittadini di esercitare quella “corrispondenza d’amorosi sensi” con le persone che in vita furono loro assai care? Voglio concludere con alcuni versi di un carme, I Sepolcri, splendida sinfonia della vita e della morte che Ugo Foscolo compose nel 1806: “Eppure, non vive ei forse anche sotterra, quando gli sarà muta l’armonia del giorno, se può destarla con soavi cure nella mente de’ suoi? Celeste è questa corrispondenza d’amorosi sensi, celeste dote è negli umani; e spesso per lei si vive con l’amico estinto e l’estinto con noi, se pia la terra che lo raccolse infante e lo nutriva, nel suo grembo materno ultimo asilo porgendo, sacre le reliquie renda dall’insultar de’ nembi e dal profano piede del vulgo, e serbi un sasso il nome, e di fiori odorata arbore amica le ceneri di molli ombre consoli. Sol chi non lascia eredità d’affetti poca gioia ha dell’urna”. Con i migliori auguri di Buona Epifania!».

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